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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Non va bene se la gente muore per incuria o per negligenza.

A Livorno ci son stati dei morti. Anche se fosse stato solo uno sarebbe già troppo. Pretendono di darci le previsioni del tempo per una settimana o più, e non sono capaci di prevedere con qualche ora di anticipo?

Ma lo sanno che ogni tanto piove… sanno anche che di questi tempi quando piove viene giù tanta acqua… e sanno anche che i tombini vanno ripuliti… e sanno anche che i torrenti (non i fiumi) anche se spesso e volentieri sono asciutti, quando piove devono poter convogliare l’acqua… e lo possono fare se nel frattempo hanno pulito l’alveo.

Se nell’alveo ci fossero delle lavatrici in disuso o una qualche famiglia di cinghiali come succede a Genova nel Bisagno non lo so, so solo che ci sono stati dei morti… che non avrebbero dovuto esserci… perché non è fatalità.

Questo scrissi:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2013/11/25/dissesto-idrogeologico/

Era nel 2013, ma il francobollo è molto più antico. Quindi si sapeva già da molto tempo dell’esistenza dei dissesti.

Ma a Roma pensano al PIL. Ma se il PIL va su o giù e la gente muore per incuria, qualcuno sarà colpevole?

Mi dispiace perché una mia “amica” di web ha parenti proprio a Livorno, ma mi dispiacerebbe lo stesso anche se non ci fosse questa amica.

CERTI MORTI SONO SOFFERENZE GRATUITE VOLUTE DA MENTI INCAPACI DI LAVORARE NEL MODO GIUSTO!

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GIÀ, già…

Ho letto questo articolo… che porta ancora una volta a galla un problema terribile:

Stupro, abuso e società civile…

A modo mio ho tentato di dire la mia in un capitolo del mio libro. Lo riporto qui dato che sui commenti dell’articolo di Dora Buonfino non è stato accettato.

 

ROMINA

 

 Leandro, nel suo lavoro ha notato più volte come un semplice “disturbo”, non necessariamente una violenza, a livello sessuale in tenera età, può arrivare a condizionare tutta la vita di una persona. Quando poi ha cominciato a conoscere le violenze “ufficiali” sulle bimbe semplicemente a causa di una “specie di credo”, ha cominciato ad amare ancora di più le donne e a rendersi conto che, malgrado tutto, la donna ha una marcia in più.

Romina è una gran bella ragazza. Nel fiore dei suoi 24 anni si trova ad approdare nello studio di Leandro. Sembrava, di primo acchito, un “caso” facile. Una giovane fanciulla studentessa di filosofia che, come se si trattasse di una moda, desidera sentirsi maggiormente fiduciosa in se stessa. Desidera avere di più autostima; oggi la chiamano così!

Romina sembra una normalissima ragazza degli anni 2000. Non ha problemi economici per cui può studiare all’Università, ha molti amici che incontra perlopiù di notte in discoteca, fuma piuttosto molto e ha un bellissimo corpicino con un seno assolutamente non prorompente. E il viso? Il viso è il massimo della bellezza!

Non ha apparentemente problemi fisici e, anche se ha fiducia in Leandro, non riesce ad essere completamente fiduciosa in quello che fa Leandro. Ha sentito parlare di ipnosi, è affascinata dall’ipnosi stessa ma, sotto sotto, non sa neanche lei. Non crede di poter arrivare al benessere con queste metodiche. Infatti Leandro è un assertore del proverbio che L’UNIONE FA LA FORZA; tanto nel bene quanto nel male sono, il più delle volte, due o più i fattori che agiscono in noi.

Aveva sentito parlare di Leandro dai Genitori ed era arrivata con regolare appuntamento.

Romina era innamorata! Amava moltissimo un coetaneo e credeva fosse obbligatorio “concedersi” alla persona amata. Perché questo? Per essere amata. Non sapeva che certi uomini, pur di potersi portare a letto la donna che si è invaghita di loro, riescono a fingere a tal punto per cui l’amore sembra condiviso.

Quando arriva da Leandro è nelle identiche condizioni della donna stuprata, ma non lo dice. Probabilmente non è proprio innamorata; ha però bisogno di amore.

All’età di 17 anni amò per la prima volta anche col corpo. L’amore era corrisposto e altamente positivo. Finì quando lui partì alla volta di lidi diversi proiettato verso lo studio della lingua inglese. Lui preferì, onestamente secondo Romina, dichiararsi libero e lasciarla “libera”.

La funzione di Leandro non è quella di un giudice. Questo fatto però sembrerebbe un poco strano: L’Amore cessa quando comincia lo studio oltre Manica?

Romina ebbe un paio di amori, ma nessuno veramente corrisposto.

L’ultimo è forse quello che l’ha spinta a cercare aiuto. Voleva credere nell’amore. Quando quel “lui” le telefonava e la “convocava” lei correva, si spogliava, scivolava nel suo letto e si lasciava stuprare col gusto e il piacere di stare con lui e la “folle” speranza che lui s’innamorasse di lei. Che l’amplesso durasse molto o poco tempo, non importa. Dopo l’eiaculazione lui si sentiva appagato, l’apparente amore svaniva e Romina poteva tornarsene sui propri passi consapevole che quello non era vero amore.

Si sentiva abbandonata! Purtroppo, un anno prima che Leandro la conoscesse, fu abbandonata, dopo una malattia fonte di sofferenze, dal padre.

Come dicevo, Romina, che continuava a sperare nell’amore di quel mezzo uomo, continuava a rispondere alle telefonate e, ogni volta correva a permettere le eiaculazioni di quell’individuo.

Leandro riuscì a inculcarle fiducia.

Un giorno arrivo a una trance profonda e:

“Cosa vede?” le chiese Leandro.

“Vedo una bimba” risponde. E dopo una lunga pausa “ma non è come noi. Ha gli occhi a mandorla.”

“Lei è in Giappone?” Leandro aveva l’abitudine di dare del lei ai suoi pazienti. Dava del tu solo quando il paziente, nel rivivere una situazione aveva meno di 18 anni.

“Non lo so” risponde Romina.

“Dove ti trovi? Sei all’aperto o al chiuso?” e poi “Sei sola?”

“No. Non sono sola. Siamo per la strada. Intorno ci sono delle case”.

“Mi hanno portato qui i miei genitori” risponde triste.

Continua: “Mi consegnano ad altri genitori; non capisco se mi hanno venduta. Sono triste; avrei voglia di piangere ma non lo faccio perché sono troppo arrabbiata. I miei genitori sono poveri. Credo che non li vedrò mai più. Sono stata abbandonata!” Sul viso di Romina scende una lacrima. Romina si trattiene.

Leandro chiede di più. Vorrebbe sapere qualcosa di più ma, a questo punto il sipario si chiude. Quello che Romina doveva “vedere” l’ha fatto

Al risveglio, naturalmente, Romina ricordava giustamente tutto ma non ricordava di essere negli anni 2000. È triste ma sorride. Ora capisce perché vuole amore; perché l’amore è così importante nella sua vita.

Fu venduta in giovanissima età!

Leandro non può e non deve commuoversi. Chiede però:

“Quando lei era bambina e la mamma, o il papà, la

portavano a passeggio, i conoscenti chiedevano, per caso, se lei era giapponese o cinese?”

“Sì” mi risponde sorridente Romina “Quando mi portavano a spasso dicevano ai miei genitori che sembravo una giapponesina”.

Questo dimostra a Leandro che effettivamente nei primissimi anni di vita possono rimanere caratteristiche e ricordi di vite precedenti.

Dopo questa apertura Leandro è ottimista. Spera tanto che Romina, dopo aver messo a fuoco quel terribile abbandono, non si faccia più trascinare da quel mezzo uomo che desidera solo sesso e crede di se stesso chissacosa.

Romina tornerà da Leandro e porterà faticosamente avanti se stessa. Sembrava una situazione banale! Leandro la aiuterà anche con altre metodiche.

Ricordate: L’UNIONE FA LA FORZA.

 

Leandro non apprezza particolarmente l’ipocrisia di certi uomini che sanno fingere e ledono la buona fede e l’amore di una donna. Sono, fra l’altro, dei violenti… al maschile.

Cos’è la violenza al maschile? La necessità che un uomo crede di avere quando scarica il proprio istinto animalesco sulla prima donna che incontra o gli mettono a disposizione.

La violenza al maschile non è un argomento assolutamente nuovo. Il titolo apparso su un periodico svizzero parla terribilmente chiaro:

 

In guerra sembra tutto lecito. Ammazzare, violentare, bruciare, rubare, espropriare, requisire… va tutto bene, o apparentemente sembra che vada tutto bene.

A Leandro dà molto fastidio leggere di violenze sulle donne, ma quando si trova a dover aiutare chi ha subito violenza, lo fa con maggiore accanimento.

Una delle funzioni dell’ipnosi è quella di rendere più forti. Anche il sistema immunitario ne subisce dei vantaggi: si rinforza.

Romina continua a seguire i consigli di Leandro.

Anche i colori possono aiutare e Leandro, che è riuscito a farsi produrre l’energia dei colori e dei cristalli in semplici gocce (capitolo 24), riesce a far sì che Romina non molli.

Quante donne semplicemente piacenti riescono a mettere un uomo “in ginocchio”? Romina è molto bella ma non vuole crederci. Vorrebbe essere ancora più bella perché convinta di poter “comperare” l’amore di cui ha visceralmente bisogno.

Quando vi parlai per la prima volta di Romina, vi dissi che aveva un seno assolutamente non prorompente. Non fu scritto per caso. Ci ritorneremo.

Ora dobbiamo seguire una seduta nella quale Romina accetta di ritornare in Giappone. Lo fa spontaneamente. Sia chiaro che l’ipnosi medica non è assolutamente violenza. Non è obbligare qualcuno contro la propria morale. L’ipnosi medica è fondamentalmente libertà. Una persona in sonno ipnotico profondo riceve dei consigli; solo dei consigli; mai ordini.

“Ora ho capito” dice Romina “sono sicura. Sono stata venduta. Un uomo mi considera di sua proprietà”.

“Dove ti trovi?” chiede Leandro.

“Sono in casa di quest’uomo malvagio che mi ha comprato. Sono la sua serva in tutto e per tutto” continua Romina. “Per quest’uomo sono una bestia da utilizzare. Mi picchia e, dato che sono femmina, quando ne ha voglia e si sente eccitato mi butta su un letto, mi spoglia e mi violenta.”

“Non puoi scappare?”

“Non saprei dove andare”

“Hai rivisto i tuoi genitori?”

“Non più” risponde Romina “e neppure il mio amore.”

A questo punto Leandro sente da Romina qualcosa che non avrebbe immaginato.

“Cosa intendi col mio amore?” chiede Leandro.

“Intendo” dice Romina “ un ragazzo della mia età di quando ero giovane.”

“Spiegati meglio.”

“Quando ero ancora coi miei genitori, prima che mi vendessero, vicino a casa mia abitava un ragazzo della mia età. Qualche volta lo vedevo. Qualche volta riuscivo a parlare con lui.”

“Quanti anni avevi?”

“Meno di 14.”

“Gli volevi bene?”

“Tantissimo.”

“E non l’hai più visto?”

“No. Dopo che sono stata venduta al mio marito padrone, non l’ho più visto; ma ho pensato tanto a lui. Sono stata definitivamente allontanata da tutto quello che era la mia vita”

Mentre Romina spiega questo momento affettivo terribile, due calde lacrime scivolano lungo le guance.

Ha rivissuto un momento terribile; uno di quei momenti nei quali sembra impossibile poter continuare a vivere.

Però; c’è un bellissimo però. Questa “messa a fuoco” ha permesso a Romina di dire finalmente NO a quel mezzo uomo. Ha fatto fatica, ma è riuscita a sentirsi più forte. Sembra strano, ma mettere il dito nella piaga fa bene. Romina ha messo il dito in una piaga molto vecchia. Ha capito perché. Grazie a questo “perché” ha saputo dire NO. Quante volte nella vita riuscire a dire no ci fa sentire forti, vivi e determinati.

 

Prima di continuare è necessario spiegare perché Leandro ha definito quell’individuo mezzo uomo. Semplicissimo; perché un uomo (con la U maiuscola) è dotato di corpo e di spirito (o anima, o attività cerebrale, o intelletto, o…). Il corpo, dovrebbe essere sempre collegato alle circonvoluzioni cerebrali dove potrebbe aver sede anche l’anima, in ogni caso l’intelletto. Quell’individuo, che Leandro non vuole definire perché sa di non essere giudice, ha saputo ragionare solo col corpo o, addirittura, col proprio organo sessuale dimenticando di avere davanti a se una persona con tutti i requisiti in ordine e una particolare sensibilità. Bisognerebbe sperare che, in futuro, quel mezzo uomo riceva dalla vita qualche straordinaria difficoltà. Nel caso, forse andrà alla ricerca del proprio cervello e allora si accorgerà di avere un intelletto da usare e collegare all’anima.

Questo è un mezzo uomo deprecabile!

 

La funzione di Leandro non è solo quella di usare tecniche di rilassamento, ipnosi e altri positivi approcci terapeutici. Si trova frequentemente anche a parlare coi propri pazienti del più e del meno; possono quindi col tempo diventare anche amici.

Durante queste semplicissime chiacchierate Romina confessa a Leandro che vorrebbe farsi operare al seno. Non è soddisfatta del proprio seno; dice che è troppo piccolo; lo vorrebbe più grande. Leandro glielo sconsiglia caldamente. Sa che non sarà una protesi quella che potrà aiutare positivamente la sua personalità.

Questo discorso rimane interrotto dato che Leandro deve ricorrere al chirurgo per una recidiva del cancro addominale operato due anni prima.

Questo intervento obbliga Leandro a una relativamente lunga degenza in ospedale. La recidiva del cancro all’intestino si sviluppò proprio nello stesso punto della volta precedente, per cui l’intervento sarà abbastanza indaginoso.

Qualche giorno dopo l’intervento, mentre Leandro se ne sta tranquillo ma sofferente nel proprio letto d’ospedale, sente bussare alla porta.

“Avanti.”

“Buongiorno dottore.” Romina viene avanti sorridente e preoccupata. “Come sta dottore?”

“Venga avanti. Che piacere vederla. Lei è l’unica dei miei pazienti che è venuta a trovarmi.”

“Mi sembrava giusto. Spero tanto che lei possa riprendersi molto presto. Vero? L’intervento è andato bene?”

“Sì, almeno così mi ha detto il chirurgo.”

La visita di Romina non era dettata dalla curiosità, ma dall’apprensione. Suo padre era mancato dopo una brutta malattia, pochi anni prima e lei aveva trovato in Leandro una persona non più giovane per potersi confidare… ma non per tutto.

Perché non per tutto?

Perché quando Leandro, dopo la convalescenza, riprese la propria attività e rivide Romina, si accorse del seno di Romina. Era cresciuto!

“Cos’ha fatto?”

“Mi sono fatta operare. Sono molto contenta.”

Leandro avrebbe voluto sgridarla. Non poteva farlo; si trovò però a capire che Romina, anche se aveva ancora bisogno di essere aiutata, era determinata. La si doveva aiutare, non la si poteva assolutamente costringere a fare o a non fare.

“Lo sa che non sono d’accordo. Se però questo intervento la aiuta, sono contento anch’io.”

 

Passano i giorni, i mesi e qualche anno. Leandro rimane in contatto con Romina grazie a internet.

Romina gli confessa di aver conosciuto un simpatico giovane; le piace e accetta un invito a cena. Leandro le raccomanda di essere un po’ preziosa, di aspettare di conoscere la serietà di quell’uomo; in poche parole le dice: “Stia bene attenta. Non ci vada a letto finché non sarà sicura che c’è veramente dell’amore”.

“Certo” gli risponde Romina “seguirò i suoi consigli.”

Non bisogna dimenticare che Romina è ora laureata, non aderisce più come prima alla vita notturna, ha iniziato a lavorare presso la redazione di un giornale locale e continua a sperare nell’amore.

Esce un paio di volte, crede nelle parole false che le vengono sussurrate e, nello spazio di pochi giorni, finisce nuovamente nelle lenzuola del falso amore.

Certamente falso. Infatti, anche quest’individuo si dimostrò un mezzo uomo. Ottenuto quello che voleva… sparì dalla circolazione.

Romina sta imparando. Purtroppo è necessario incappare in qualche errore.

Romina è ora certa. Leandro è un buon amico.

Ha anche un’altra certezza: “Conoscevo Leandro prima ancora di conoscerlo.”

 

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NON È UNA BARZELLETTA 2

Per chi fosse interessato a conoscerla, questa è la continuazione della NON barzelletta:

https://genovaquotidiana.com/2017/09/03/aggressione-ai-carabinieri-il-pusher-resta-in-carcere-i-militari-stanno-valutando-la-denuncia-per-favoreggiamento-di-chi-li-ha-ostacolati/

Non voglio aggiungere altro se non che farebbe piacere (UTOPIA?) arrivare a vedere un po’ di tranquillità e sicurezza.

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Se avete tempo e voglia, leggete quello che sembra sia accaduto a Genova.

https://genovaquotidiana.com/2017/09/01/via-pre-pusher-reagisce-allarresto-e-ferisce-tre-carabinieri-in-centocinquanta-stanno-a-guardare-senza-muovere-un-dito/

Possibile che tre carabinieri non possano avere una di quelle bombolette che disturbano ma non uccidono? E poi, perché devono solo difendersi e non possono sparare? Possono o devono farsi uccidere?… così al funerale qualcuno batte le mani?

 

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L’Italia è un pilastro dell’UNESCO.
FRANCESCHINI e ALFANO sono goduti al massimo.

Anch’io sono contento… anzi sono così contento che mi rattristo.

Perché?

Perché quei signori così contenti, da una parte godono perché l’UNESCO dice loro bravi… ma il merito di PALMANOVA non è mica loro.

Loro… e non solo Loro, Loro insieme ad altri, ma sempre LORO hanno il merito di aver distrutto una buona parte dell’Italia; di fare a pezzi tutto quello che gli antenati hanno fatto di bello e di distruggere chi potrebbe fare.

PERCHÉ SONO COSÌ POCO… ???

è una questione di QI o di spregiudicatezza?

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 1° luglio 2017

Personaggi:
Passante Alessandro, Panchina Ingenua, L’Albero, Panchina Petulante.

 

Passante Alessandro: “Cara Ingenua, posso sedermi su di te?”

Panchina Ingenua: “E me lo chiedi? Ti ho sognato tutta la notte… non vedevo l’ora che tu arrivassi qui. Però non sei mica venuto qui per me… sicuramente volevi sfogarti per qualcosa col nostro amico.”

Alessandro: “Mi hai quasi letto nel pensiero.”

L’Albero: “Ciao Alessandro… cosa mi racconti?”

Alessandro: “Non so se t’interessi a quel che accade nel mondo, e, in particolare a quanto è accaduto a Genova.”

L’Albero: “So che, in modo quasi spettacolare, gli umani del Centro destra hanno strappato la città alle sinistre, poi, non ho saputo molto… o qualcosa di interessante. Avrei sentito che ieri, sì, proprio ieri sono andati in corteo per dire che sono contro il fascismo.”

Panchina Petulante: “Cos’è che hanno fatto gli Umani di Genova?”

L’Albero: “Sono andati in corteo nelle vie del centro cittadino per manifestare contro il fascismo.”

Ingenua: “Perché in Italia è ritornato Mussolini?”

Petulante: “Non dire sciocchezze. Mussolini è morto da molto tempo… anzi l’hanno ammazzato proprio da queste parti un po’ più in là del confine… vicino a Como. Albero, per favore, finisci il discorso.”

Da “GenovaQuotidiana”

 

L’Albero: “Questa è una foto del corteo. Si legge chiaramente “GENOVA ANTIFASCISTA”.

Petulante: “Quanti erano i partecipanti?”

L’Albero: “Meno di mille.”

Petulante: “Così pochi? Ma Genova quanti umani ha come abitanti?”

L’Albero: “Con precisione non lo so; in ogni caso, gli umani abitanti a Genova sono sicuramente più di mezzo milione.”

Petulante: “Come possono meno di mille Umani rappresentarne, in un corteo, mezzo milione? Non capisco proprio. Ma a Genova c’è il rischio che ritorni il fascismo?”

L’Albero: “Non credo assolutamente. Il problema è, che nelle ultime elezioni, i cittadini della Superba hanno eletto un sindaco di centro-destra, e le sinistre ci son rimaste male e han tirato fuori il fascismo come se ci fosse un pericolo imminente.”

Petulante: “Mi sembra di aver sentito dire che a Genova hanno votato meno del 50% degli aventi diritto. Pensi che nel 50% di quelli che non sono andati a votare c’erano in molti di sinistra?”

L’Albero: “È probabile. Vedi cara Petulante, quello che non riesco a capire, è, a cosa serve un corteo del genere. Sicuramente non significa che Genova sia antifascista dato che meno di mille non sono sufficientemente dimostrativi, e poi, anche se fossero stati molto, ma molto di più, pensi che se a Genova ci fosse un Umano con lo spirito nostalgico del fascismo cambierebbe idea?”

Petulante: “Quanto sei saggio. Stavo pensando al gusto sadico di interrompere la circolazione automobilistica e disturbare tanti poliziotti… quelli che dovrebbero controllare che non accada nulla di spiacevole oltre al “corteare”. Ti piace la parola corteare?”

L’Albero: “Certo che è una bella parola… lasciamo perdere. Ma tu Alessandro, non dici nulla? Cosa pensi al riguardo?”

GENOVA 30 GIUGNO 1960 – UNA CAMIONETTA DELLA POLIZIA

Alessandro: “Non posso dire troppo dato che questo corteo voleva “commemorare” il 30 giugno 1960 quando nel Centro di Genova ci furono molti tafferugli perché una parte dei genovesi non voleva a Genova il Congresso del MSI… essendo i missini considerati fascisti. Io c’ero, e ricordo, se non vado errando, che, non solo ci furono più di 150 feriti fra le forze dell’ordine, ma furono date alle fiamme alcune camionette della Polizia… che potemmo vedere da casa come fumate nere. Non ricordo quali considerazioni ci trovammo a fare in quel lontano 1960. Oggi penso che se un partito, per legge esistente, quindi non fuorilegge vuole fare un congresso, penso che dovrebbe poterlo fare in qualunque località del Paese. A quei tempi, non solo il Congresso fu annullato, ma il Governo Tambroni si dovette dimettere.

Questo corteo, in fondo in fondo, ha voluto commemorare la vittoria di una violenza… sì, perché le forze dell’ordine, che semplicemente facevano il loro dovere, ebbero dei feriti… e questo non mi sembra bello.

L’Albero: “Quindi tu non condividi questo corteo?”

Alessandro: “Non ci riesco, tanto più che, in quel lontano 1960, fra i feriti avrebbe potuto esserci anche un mio carissimo amico che, essendo nella squadra di atletica della POLIZIA, era a riposo a causa di uno stiramento muscolare. Ringraziò quello stiramento altrimenti avrebbe potuto essere fra i feriti.”

Ingenua: “Fortunato quel tuo amico.”

Alessandro: “Veramente. Purtroppo l’ho perso di vista. Ora devo andare e vi saluto.”

L’Albero e Petulante: “Ciao Alessandro.”

Ingenua: “Con affetto… ciao Alessandro… torna presto a trovarmi.”

 

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Il blog ha delle componenti molto interessanti e permette anche di capire l'”Universo” che ci circonda… l’Universo semplice, quello di tutti i giorni.

Purtroppo, nello stesso modo come i medici si dimenticano troppo spesso di chiedersi “perché“, analogamente, interlocutori di blog si dimenticano di chiedersi se, di fronte a certe asserzioni “apparentemente scomode” non ci possa essere un perché. E sentenziano con quella quasi violenza del “so tutto io” o “la scienza dice così” che potrebbe offendere un poco la quasi saggezza raggiunta coi miei 80 e passa anni.

Il Blog mi ha permesso di conoscere personaggi squisiti… che ringrazio di cuore.

Questo è il mio indirizzo:

quarchedundepegi@gmail.com

ABBRACCIO

 

 

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