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Archive for the ‘volare’ Category

Da un po’ di tempo… ora abbastanza tanto, si parla di riscaldamento globale e di cataclismi più o meno metereologici causati appunto da eccesso di CO2 e appunto riscaldamento globale. Si consigliano i mezzi pubblici e si considera più utile andare in treno piuttosto che in aereo… quand’è possibile.

Ed ecco la notizia :

Da GenovaQuotidiana

Il Presidente della Regione che scalpita perché in questo modo l’economia della Regione andrebbe a rotoli.

Ma per andare da Genova a Roma, non sarebbe meglio andare in treno ?… e se il treno veloce ancora non c’è, non sarebbe il caso di scalpitare alla grande perché si decidano a fare qualcosa di buono dal punto di vista ferroviario anche per Genova e la Liguria ?

Il terzo valico ?

Quando potremo andare un po’ alla svelta da Milano a Genova… e viceversa ?… e da Genova a Ventimiglia ?

Il Coronavirus ha dimostrato che l’inquinamento può diminuire. Si guardi queste cartine :

Da La Stampa : Inquinamento prima e dopo.

E allora… vogliamo deciderci a far funzionare i treni come si deve ?… anziché andare in aereo da qui a lì ?

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Domani?

Sì domani mattina.

 

Prima in aereo… e poi con una nave.

Non così… e neppure così:

 

A PRESTO… STATE BENE… e godetevi il bello della vita.

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DILEMMI

Qualche volta mi son messo a ragionare come su questo simpatico articolo:

https://personalefemminile.wordpress.com/2018/04/23/ho-sempre/

Si viaggia sempre di più… si va vicino e lontano… e lontanissimo.

Sembra che oggi debbano andare tutti in aereo… però, per distanze relativamente vicine è proprio necessario?

Personalmente, salvo situazioni particolari vado volentieri in treno; il problema è che, almeno fra l’Italia e l’Europa i treni sono sempre “meno sicuri”… intendo le coincidenze. Sì, perché un tempo c’erano i vagoni diretti e, in un modo o nell’altro s’arrivava. Oggi bisogna cambiare… se s’arriva in orario; in caso contrario… va tutto all’aria. In Svizzera e nel nord Europa va meglio… quando tanto il TGV francese quanto gli ICE tedeschi entrano in territorio elvetico.

Se posso non vado in aereo anche se, esattamente nel 1999 quando fui in Canada e negli USA, tornando a casa da Boston, mi resi conto che aver paura di andare in aereo è sbagliato.

Accadde durante il volo di ritorno che fu possibile a me e a mia moglie stare nella cabina di pilotaggio durante le ultime due ore di volo. Passammo dal buio più buio possibile al sorgere del sole. Compresi che andare in aereo significa sicurezza e tranquillità.

Vi ripropongo la foto che fece per me il capitano dell’aereo.

Dalla cabina di pilotaggio.

Che colori… di lassù a 12000 metri!

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 30 luglio 2017

Personaggi:
Albero Tasso, Panchina Rotonda, I Fratelli di Tasso, Albero Piangente, Alessandro.

 

Albero Tasso : « Cara Rotonda, hai più visto il nostro amico Alessandro? »

Panchina Rotonda : « Giusto due giorni fa s’è seduto un momento su di me. Aspettava l’autobus ; s’è divertito a fotografarlo e… se n’è andato coll’autobus. Quasi non mi ha salutato. »

Tasso : « Sicuramente aveva fretta di tornare a casa dalla sua moglie. So che si vogliono bene. Sono sposati già da tanti anni. »

Rotonda : « Quanti anni ? »

Tasso : « Più di 50 »

Rotonda : « Allora sono delle « mosche bianche » ; la prossima volta che lo vedo glielo chiedo… se è vero ; mi sembra così strano, di questi tempi dopo pochi anni si lasciano… per incompatibilità di carattere. Alessandro è molto simpatico. »

I fratelli di Tasso : È simpatico anche a noi. Speriamo che venga e si fermi un po’. Sì, perché dobbiamo raccontare e raccontargli ancora di quello che successe a Trieste e da quelle parti. »

Rotonda : « È vero. Ce ne parlò vostro fratello il 25 aprile, poi, quando sembrava che ce ne volesse parlare ancora, ci raccontaste delle scellerattezze del Regno d’Italia al tempo del fascismo, in Slovenia, e dei campi di concentramento di quegli umani. Ora sarebbe interessante sapere cos’altro accadde… perché è giusto sapere. Sì perché anche noi vogliamo sapere.»

I fratelli di Tasso : « Hai ragione cara amica. Noi sappiamo che Alessandro va spesso e volentieri a trovare il nostro collega « L’Albero » e va a sedersi sulla panchina Ingenua che lo coccola. Possiamo controllare la situazione. »

Rotonda : « Lascio fare a voi. »

I fratelli di Tasso : « Non è con le sue amiche Petulante e Ingenua. Vogliamo continuare le ricerche.»

Rotonda : « E dove sarà finito ? »

Tasso : « Ho cercato dai miei amici sul Lungolago. »

I fratelli di Tasso : « L’abbiamo trovato… abbiamo ricevuto una comunicazione dal nostro collega Piangente. »

Rotonda : « Dov’è ?  Viene qui da noi ?»

L’Albero PIANGENTE… sul Lago di Costanza

I fratelli di Tasso : « Per ora te lo puoi sognare… è nella Svizzera tedesca, sul Lago di Costanza… che si chiama anche Bodanico. L’Albero piangente parla tedesco, ma noi riusciamo ugualmente a comunicare. Vedi cara Rotonda, Piangente è in Svizzera, ma vede davanti a sé la costa della Germania. Ora in Germania stanno bene e dettano legge a tutta l’Europa… un po’ di anni fa però… »

Rotonda : « Possiamo parlare con Piangente e con Alessandro ? »

I fratelli di Tasso : « Certamente… un attimo di pazienza. »

Albero Piangente : « Saluto con piacere i miei amici del Canton Ticino… in particolare Tasso che conosco da sempre, e anche i suoi fratelli… e anche te giovane Rotonda.  C’è qui da me Alessandro ; ora ve lo passo.»

Alessandro : « Ciao amici. C’è in voi un po’ di stupore ? Non sapevate che io vengo molto volentieri a vedere questo lago. Lo conosco fin da quando ero bambino ; è molto grande e mi fa ricordare tante cose… anche della Germania. »

Tasso : « Cos’ha di speciale per te il lago di Costanza ? »

Piangente : « Vi rispondo io. Dovete sapere che per Alessandro le acque di questo grande lago significano il ricordo affettuoso della sua nonna e, marginalmente, i tanti pesci che da bambino aveva potuto pescare. Oggi, cioè di questi tempi, quando da qui si guarda la Germania, oggi che la si può raggiungere con la massima facilità col treno a Costanza e col traghetto a Friedrichshafen, non si può fare a meno di ricordare il tenebroso passato e soprattutto l’arrogante presente.»

Tasso : « Certo, il tenebroso passato lo conosciamo bene. Ne parlammo piuttosto recentemente quando menzionai la provincia di Lubiana del Regno d’Italia. Bisogna dire che se Lubiana arrivò ad essere una provincia italiana fu sicuramente grazie alla potenza bellica del Terzo Reich che fece sua l’altra parte, la migliore, della Slovenia. Il Regio Esercito era abbastanza disorganizzato per riuscire a far « qualcosa di buono ». Senza l’aiuto della Wehrmacht non sarebbero andati molto oltre. Basti pensare all’invasione, si fa per dire, della Francia. La città più importante che riuscirono a conquistare fu Mentone ! »

Rotonda : « L’altra volta ci hai raccontato di Trieste e qualcosina dell’Istria… e poi ? »

I fratelli di Tasso : « Oggi nostro fratello e noi stessi non ne abbiamo voglia. È più bello sentire cosa ci racconta Piangente e Alessandro dal Lago di Costanza. Appunto cara Piangente raccontaci un po’ di voi… e di loro. »

Piangente : « Non c’è moltissimo da dire se non che, molti anni fa, a guerra finita, o quasi, l’altra sponda era buia. La Germania era a terra e camminava sulle ginocchia. Mi raccontò Alessandro che andò a Friedrichshafen con una cugina poco dopo la fine della guerra. Ci andò col vaporetto, e mentre la cugina di sua mamma andò a trovare una conoscente che non aveva più visto a causa della chiusura delle frontiere, lui poté remare tranquillamente su una barchetta a noleggio. Ricorda che intorno a lui c’era piuttosto la distruzione e tanta, tanta tristezza. Lui era un bimbo, e, anche se non ricorda bene, la parola più giusta che gli viene a mente è : desolazione. »

Tasso : « Ed ora com’è ? »

Piangente : « Ora è tutto opulenza e allegria. Un mucchio di vaporetti, anche austriaci attraccano regolarmente nel porto lacuale. Sai, Friedrichshafen è la patria dello Zeppelin. Fu lì che negli anni 30 costruirono quegli enormi dirigibili che, con tutti i comforts, attraversavano l’Atlantico trasportando molti passeggeri. »

Rotonda : « Ed ora ? »

Piangente : « Ora quei dirigibili non ci sono più perché il 6 maggio 1937 il Dirigibile Hindenburg lungo ben 245 metri, mentre stava per attraccare al pilone d’ormeggio a Lakehurst nel New Jersey negli Stati Uniti, prese fuoco e in mezzo minuto fu completmente distrutto. Ora c’è lo Zeppelin NT, molto più piccolo, che può trasportare 12 passeggeri e fa dei bellissimi giri in zona e, qualche volta anche un po’ più distante… ma non più trasporti transcontinentali. »

 

È questa una bella cartolina d’epoca con due Zeppelin in volo sul Lago di Costanza.
L’LZ 129 (Hindenburg) era lungo ben 245 metri!
Poteva trasportare, con tutti i comfort, 72 passeggeri.

Rotonda : «Ma questo Zeppelin NT non è pericoloso ? Non può prendere fuoco ? »

Piangente : « No perché non usano più l’idrogeno, gas infiammabilissimo… usano l’elio che non può prendere fuoco. »

Rotonda : « Perché non usavano l’idrogeno anche negli anni 30 ? Non ci sarebbero stati molti morti. »

Piangente : « Ecco, qui bisognerebbe proprio piangere. Ci furono 35 vittime fra i passeggeri, i membri dell’equipaggio e personale di terra. Come vi ho appena detto, oggi viene usato l’elio, e, anche a quei tempi avrebbero potuto usare l’elio, ma, dato che l’USA era l’unico produttore mondiale di elio e non era molto d’accordo con la politica che veniva praticata in Germania a quei tempi in cui a comandare era Hitler, c’era un embargo da parte degli Stati Uniti… che si sarebbero rifiutati di fornire il gas alla Germania nazista. A questo punto si potrebbe dire che se gli Stati Uniti avessero fornito l’elio, non ci sarebbero stati tutti quei morti e i voli dello Zeppelin avrebbero potuto continuare.»

Rotonda : « Dopo quell’incidente non ci furono più voli intercontinentali dello Zeppelin ? »

Piangente : « Esatto… non più voli dello Zeppelin. Peccato perché fecero epoca ; non avevano mai avuto nessun incidente. Mi son trovata a pensare che se gli Umani degli Stati Uniti avessero voluto veramente punire la politica della Germania, non avrebbero dovuto permettere il volo commerciale degli Zeppelin. Se questi voli erano permessi vuol dire che anche gli americani avevano i loro interessi… e quindi, mi sembra che quell’embargo che produsse molti morti fu, tutto considerato, una bella ipocrisia. La solita ipocrisia delle diplomazie degli Umani ? Potrei aggiungere che dal punto di vista filatelico ci furono molti appassionati che raccoglievano le buste volate su quelle macchine volanti. »

Alessandro : « Hai ragione. A me piacciono i francobolli, ma non ho mai avuto buste volate con lo Zeppelin. Circa l’ipocrisia di noi Umani, credo proprio che non ci sia nulla da obiettare a quello che hai detto. Quell’ipocrisia esiste tutt’ora. La più bella ipocrisia delle politiche d’oltre oceano fu la guerra con missili precisi contro l’Iraq per distruggere « le armi di distruzione di massa». Ancora oggi sopportiamo le conseguenze di quella guerra sconsiderata… che voleva, fra l’altro, esportare la democrazia. »

Piangente : « Ma come fate voi Umani a pensare di poter esportare la democrazia in una Nazione dove la popolazione non conosce assolutamente il significato di quella bellissima parola ? Lasciamo perdere la politica e fammi ricordare che tu mi hai detto che sei stato su questo Zeppelin nuovo… raccontaci un po’, e come ci sei arrivato. »

Alessandro : « Tu stessa l’hai detto che sono molto affezionato a quel lago perché ci andavo da bambino… e continuai ad andarci da adulto. Mi piaceva e mi piace la cittadina dove abitava mia nonna. Poi, un bel giorno, andai a Friedrichshafen e, fra l’altro, visitai il Museo Zeppelin dove mi affascinò l’idea del volo « più leggero dell’aria ». Trovai molto intressante l’andare al di là dell’Oceano con una macchina così leggera e, con tutti comforts. Nel Museo ci sono molte ricostruzioni degli ambienti dell’Hindenburg come questa saletta con la passeggiata.

 

 

 

RICOSTRUZIONE SALETTA E PASSEGGIATA HINDENBURG          (Da Zeppelin Museum Friedrichshafen)

Mentre visitai il museo, appresi che era possibile volare con Dirigibili più piccoli come quello di cui vi ha parlato Piangente. M’informai e appresi che i voli erano solo dalla primavera all’autunno e che era necessario prenotarsi per tempo ; inoltre, i voli ci sarebbero stati solo con tempo buono. »

 

CARTOLINA RELATIVAMENTE RECENTE DELLO ZEPPELIN NT IN VOLO SUL PORTO DI FRIEDRICHSHAFEN.

 Tasso : « Allora ci sei andato su quel Dirigibile ? »

Alessandro : « Certamente sì. Due volte. »

Tasso : « Fu interessante ? »

Alessandro : « Molto interessante… bellissimo. Ve lo racconterò un’altra volta… se è di vostro interesse.»

Tasso e Rotonda : « Naturalmente ci interessa. E a te Piangente non interessa ? »

Piangente : « A me Alessandro ha già raccontato tutto… e poi l’ho visto… lassù. Vi saluto ; salutatemi Lugano e il Ticino. Un saluto particolare ai tuoi Fratelli caro Tasso.»

I Fratelli di Tasso : « Salutiamo con affetto, anche se siamo velenosi. A presto. »

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In questo caso è un francobollo svizzero del 2015 che può dirci molte cose.

Francobollo del

Francobollo svizzero del 2015

Il francobollo ci mostra un aereo un po’ particolare che ha fatto qualcosa di veramente particolare. L’ha ideato il nipote di August Piccard famoso per essere salito con un’aerostato ad un’altezza superiore ai 16.000 metri, e aver ideato il famoso BATISCAFO TRIESTE che, con a bordo il figlio Jacques scese nel 1960 nella Fossa delle Marianne (quasi 11.000 metri), massima profondità marina del nostro globo terraqueo. Appunto il nipote di August, Bertrand Piccard compie il giro del mondo su un aereo monoposto alimentato esclusivamente da energia solare. Non può far tutto da solo dato che il “viaggio” iniziò il 9 marzo 2015 ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi e terminò, sempre ad Abu Dhabi il 23 luglio 2016, e cioè l’anno dopo. Il percorso fu compiuto con 17 tappe, e a guidare l’aereo si alternarono Bertrand Piccard e André Borschberg.
L’aereo aveva 4 motori elettrici che di notte erano alimentati dalle batterie caricate durante la giornata.

Quello che può insegnare a tutti noi è che potrebbe essere utile cercare di dare un impulso all’utilizzazione dell’energia solare… anziché continuare a rimanere caparbiamente abbrancati al petrolio.
Purtroppo a frenare queste possibilità e queste ricerche è, o mi sembra che siano i Governanti che non potrebbero più “succhiare” soldi dai fiumi di carburanti che vengono usati tutti i giorni, o potrebbero “succhiarne” sempre meno.
E credo che anche le pratiche della nostra “terribile” burocrazia frenino i benpensanti… e il PIL non crescerebbe!

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La partenza da Halifax fu tranquilla.
L’arrivo a New York è suggestivo… dal mare, e, per giunta, al mattino. Eppoi con una giornata bellissima…

L'alba

L’alba… o quasi.

Ci viene incontro la Statua della Libertà.

Ci viene incontro la Statua della Libertà.

New York... col riflesso.

New York… col riflesso.

Pur essendo l’inizio di novembre, la temperatura non era per niente fredda, anzi sembrava a noi calda dopo i 5 gradi sotto lo zero della Groenlandia.

Non ero mai stato a New York, e non avevo mai sentito la necessità di andarvi. L’idea di infilarmi nella carlinga di un aereo e starmene stipato alcune ore solo per vedere com’era fatta New York mi aveva sempre tenuto restio… anche se poteva sembrare un sacrilegio non essere mai stati in quella metropoli.

Anche questo è New York... prima dell'attracco definitivo.

Anche questo è New York… prima dell’attracco definitivo.

Non credo ci sia molto da dire. Le fotografie parlano da sole.

Ho potuto vedere un po’ di New York… fino a quando ci hanno portato all’aeroporto per tornare a casa.
La nave sulla quale sono rimasto quasi tre settimane parlava solo tedesco, ma mi ha fatto sentire un pochino a casa perché era iscritta a Genova e “batteva” bandiera italiana.

Poppa della nave.

Poppa della nave.

Come si può vedere, nella fotografia la fanno da padroni i grattacieli della città. Ce n’è veramente di tutti i tipi. Nella nave siamo rimasti una notte come se fosse un albergo… l’ultima notte dopo quasi tre settimane; dall’Europa all’America. Ebbene, devo dire, anche se si parlava solo tedesco e la cucina era tedesca e vidi scorrere fiumi di birra, c’era quel pizzico della mia città che, anche se fittizio o chissà perché, non mi ha potuto lasciare indifferente. La mia bandiera in terra straniera! Anch’io, nato e cresciuto a Genova, vivo in terra straniera… e amo la mia Patria, e soffro nel vederla calpestata da chi dovrebbe amarla e, giorno dopo giorno, mentre dice che va tutto bene, la spinge sempre più nell’abisso. E gli italiani che vivono in Italia hanno paura perché non sono tutelati…
La bandiera italiana in primo piano.

La bandiera italiana in primo piano.


L’ho voluta mettere in primo piano perché spero che qualche italiano la veda e si vergogni di maltrattarla facendo finta di “lavorare” per il bene degli italiani.

Siamo stati due giorni a New York e ho fatto svariate foto. Vorrei mostrarvi, non le solite foto, ma alcune foto un po’ diverse.
Oggi vanno tutti a New York. Io ero uno dei pochi che non c’era ancora andato e sono riuscito ad andarci in un modo un po’ diverso… e bellissimo.
Questa foto riguarda quella località che è stata denominata GROUND ZERO.

Ground Zero

Ground Zero


Si può vedere dalla foto che ci sono molte persone; c’è però silenzio, un silenzio fatto di raccoglimento… al pensiero di tutte quelle persone morte in seguito all’inimmaginabile malvagità di alcuni umani.
Autunno a New York

Autunno a New York


Questo non è un semplice albero coi colori dell’Autunno. È uno dei tantissimi alberi piantati a New York negli ultimi anni. Questi alberi hanno reso l’aria della metropoli molto più respirabile rispetto a prima.
Casa disabitata.

Casa disabitata.


Andando in giro per New York, si può rimanere stupefatti di fronte alla quantità di grattacieli che… sempre più alti, tutti diversi e di fogge diversissime fanno girare la testa. Al posto di questa casa disabitata “crescerà” presto un grattacielo nuovo e diverso dagli altri.
Si torna sulla nave e:
Di notte.

Di notte.


Prima di andare a letto è possibile vedere dalla nave le tante luci della città. Domani, dopo aver lasciato definitivamente la nave, potremo fare un altro giro in questa New York e raggiungere l’aeroporto per tornare a casa.
Il grattacielo dentro la casa.

Il grattacielo dentro la casa.


Passando vicino a questa casa, che ingloba un grattacielo, ci hanno detto, che da un po’ di tempo, a New York, non è più possibile radere al suolo le vecchie case e costruire un nuovo grattacielo. Se la casa è significativa, va conservata, almeno nei suoi muri esterni e, dentro, far crescere il grattacielo. Questa foto è un bell’esempio di vecchio e nuovo. Abbiamo anche visitato la “Stazione Centrale” dove è stato anche possibile rifocillarci. Pare che questa vecchia stazione non è stata distrutta grazie a Jacqueline Kennedy. Lì, nella stazione trovai anche una buca delle lettere sicuramente antica.
Ci fu un momento in cui avrei voluto bermi un caffè, possibilmente espresso. Non trovando un bar, ovvero un angolo di mondo dove poter bere un caffè, non trovai di meglio che chiedere a un poliziotto. Malgrado il mio pessimo inglese, non solo fu gentilissimo e ci indirizzò positivamente, ma accettò di buon grado di essere (sorridente) fotografato… assieme a mia moglie.
Andiamo a bere il caffè. Così… nel cartone!
Il caffè di New York

Il caffè di New York


Dopo il caffè e qualche altro simpatico giro, arriva il momento di andare all’aeroporto dove comincia il ballo dei controlli.
Dato che ho il pace maker e non posso essere attraversato dai raggi rivelatori di ordigni, e non so l’inglese, fu problematico capirsi. Ci sono i momenti fortunati nella vita; e lì trovai il funzionario originario di Haiti che, parlando anche il francese mi permise di raggiungere l’aereo per Zurigo.
Volo perfetto… veramente perfetto senza nessuna turbolenza e nessun vuoto d’aria. Cambio a Zurigo e… felicemente a Lugano Agno.
Il Lago di Lugano e un pezzo d'Italia.

Il Lago di Lugano e un pezzo d’Italia.


Fu bellissimo attraversare le alpi in una giornata veramente serena. La foto scattata un paio di minuti prima dell’atterraggio mostra una pozza d’acqua. È il Lago di Lugano nel punto in cui confina con la provincia di Varese. Tutto quello che si vede a sinistra dell’acqua è Italia, a sinistra è Svizzera. Dall’alto il confine non esiste e si pensa che vivano tutti nello stesso modo; quando però si mettono i piedi per terra ci si accorge che gli umani sono stati capaci di complicare le cose.
Un pensiero: “Durante l’ultima guerra, se un ebreo si trovava a sinistra dell’acqua, poteva facilmente finire in una camera a gas, se invece poteva superare quell’acqua, poteva rimanere vivo e rispettato.

Oggi non è più così?

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Ma son partito in treno.
Non sono andato in treno fino a New York, ma per mare.
Non sono andato diretto, ma passando, fra l’altro, da Norvegia, Islanda e Groenlandia.

Ho avuto la possibilità di vedere luoghi incontaminati dove fa freddo tutto l’anno e il ghiaccio è a portata di mano (e di barca) tutto l’anno.

Mi piacerebbe farvi vedere le tante fotografie che ho potuto fare. Intanto questa:

OSLO di notte

OSLO di notte

La nave ha attraccato in piena notte e ho potuto, dalla nostra cabina, fotografare questo castello. Dopo un sonno tranquillo, il risveglio è stato piacevole e l’albeggiare ci ha mostrato un cielo terso e promettente… con una temperatura non troppo fredda.

Albeggia a Oslo... dalla nave.

Albeggia a Oslo… dalla nave.

Chiunque può andare a trovare su internet le fotografie di Oslo. Ho trovato particolarmente originale la facciata della nuova stazione ferroviaria con quei fogli di carta svolazzanti.

La Stazione Centrale di Oslo

La Stazione Centrale di Oslo

È possibile vedere come la giornata fosse bella. Il cielo di un bellissimo azzurro… che faceva ben sperare per i prossimi giorni. Ma non fu così perché a Bergen pioveva che l’era un piacere e la navigazione verso l’Islanda non fu all’insegna del bel tempo. Considerata la stagione, non si poteva pretendere molto.

In ogni caso, così si presenta la costa islandese:

La costa dell'Islanda.

La costa dell’Islanda.

Il bello deve ancora venire, perché l’Islanda è veramente particolare e la Groenlandia con degli scenari unici e difficilmente definibili ha lasciato in noi un’impronta indelebile.

Anche la lunga traversata dalla Groenlandia al Canadà… ha lasciato in noi un’impronta significativa. Quattro giorni continui di mare grosso con onde fino a 10 metri… a detta del capitano… e dai movimenti difficoltati di noi passeggeri.

Son riuscito a captare, fra le altre, questa bellissima onda:

Un'onda nell'Oceano Atlantico

Un’onda nell’Oceano Atlantico

L’Islanda e la Groenlandia meritano uno spazio particolare, come meritano uno spazio particolare gli abitanti di Qaqortoq.

Ringrazio gli “amici” che hanno atteso il mio ritorno.

 

 

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