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Archive for the ‘Zurigo’ Category

PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Registrazione del 5 ottobre 2017

Personaggi:
 L’Albero, Alessandro, Panchina Petulante e Panchina Ingenua.

L’Albero: “Caro Alessandro, è un po’ che non ti vediamo: dove sei stato di bello?”

Alessandro: “Beh, ho dovuto andare a Zurigo a far controllare il mio cuore bionico… un semplice controllo di routine.”

L’Albero: “Non sapevo avessi problemi di cuore.”

Alessandro: “È solo un problema elettrico, cioè di passaggi di impulsi da una parte del cuore all’altra. Nello stesso modo come molti Umani mettono gli occhiali per riuscire a vedere… o leggere dopo una certa età, così a me, un po’ di anni fa hanno messo una macchinetta che sopperisce ai miei “cavi elettrici”. È una protesi come un’altra. Anche gli occhiali sono una protesi. Coi tempi che corrono ci sono protesi per tutto… o quasi tutto.”

Petulante e Ingenua all’unisono: “Ciao Alessandro. Ci dispiace sapere che hai dovuto andare a Zurigo per il tuo cuore.”

Alessandro: “Tranquille… tutto bene.”

Ingenua: “Sì, lo sento che va tutto bene. Le tue chiappe parlano… e sento che, anche se sei ormai un po’ vecchietto, vai bene. Sono contenta.”

Petulante: “È bella Zurigo? Certo che ora con la galleria veloce si arriva prima.”

ZURIGO DAL TRAM

Alessandro: “Giusto… i treni svizzeri non vanno per niente male, e con la nuova galleria si risparmia almeno mezz’ora. Se Zurigo è bella? Sì, è molto bella, e poi, col bel tempo è ancora più bella. Ho fatto questa foto dal tram… che spettacolo! E poi, ora che siamo in autunno si comincia a vedere i colori delle foglie degli alberi che cambiano.”

L’Albero: “Veramente. Stiamo per prepararci a dormire. Non tutti, ma in molti. Anch’io sto cominciando a prepararmi. Voi Umani vi mettete il pigiama, noi lasciamo cadere le foglie. Dicevi che ci sono protesi per quasi tutto?”

Alessandro: “Proprio così. Non hanno ancora inventato le protesi per il cervello.”

L’Albero: “Lo so, ce ne sarebbe bisogno. Specialmente per certi Governanti.”

Alessandro: “Ma sì. Forse è meglio che non trovino le protesi per i cervelli dei Governanti… altrimenti, dopo le loro malefatte darebbero la colpa alla protesi.

Vi dicevo dei colori autunnali… che a Zurigo cominciano a farsi vedere. Proprio vicino alla Clinica dove hanno controllato l’elettronica della mia protesi, è possibile vedere un bell’annuncio di autunno.”

UNA STRADA DI ZURIGO.

Petulante: “Non mi sembra speciale.”

Alessandro: “Non ho detto che è speciale. Semplicemente che a Zurigo le avvisaglie colorate dell’autunno cominciano prima che da noi in Ticino.”

Ingenua: “Perché cara Sorella ti permetti di criticare il nostro amico? Lo sai che gli voglio bene… se poi non viene più a posare le sue chiappe su di me…”

Alessandro: “Ma no, non mi ha criticato. Pensava di vedere una di quelle foto autunnali che si possono vedere in Canada… con tanti stupendi colori. Noi ci accontentiamo con quello che abbiamo.”

L’Albero: “Bravo Alessandro, hai detto giusto. Bisogna sapersi accontentare… e voi Umani proprio non sapete cosa voglia dire accontentarsi; almeno gli Umani che dirigono delle Ditte importanti… o anche meno importanti.”

Petulante: “Cosa vorresti dire? Intendi i Managers che vogliono raggiungere traguardi sempre più alti e, anche se non li raggiungono vogliono guadagnare sempre di più?”

L’Albero: “Beh sì, più o meno… qui in Svizzera e anche altrove… e anche in Italia. La “meritocrazia” è in disuso, le persone capaci vengono lasciate da parte e chi è incapace e riesce ad andare avanti guadagna cifre da capogiro. Un esempio che a mio parere è terribile, è quello delle poste, parlo delle poste svizzere dove i dipendenti sono sottoposti a turni sempre più stressanti, non solo, ma sono sempre più obbligati a “produrre”, e, per invogliarli a fare sempre meglio sono sottoposti a delle specie di “lavaggi del cervello” che fanno loro credere che le loro “produzioni” siano importantissime per evitare che i profitti diminuiscano… o per evitare che i profitti non siano più sufficienti.”

Petulante: “Non stai esagerando?”

L’Albero: “Non credo assolutamente.”

Alessandro: “Io mi accontento e mi sono trovato a gioire vedendo il trenino che va alla Forch e, dietro dei tuoi parenti di vario colore.”

LA FORCHBAHN E ALBERI COLORATI

Ingenua: “Che bella foto hai fatto. Dev’essere proprio bella Zurigo. Dovrai un po’ raccontarci dove va quel bel trenino.”

Alessandro: “Sì, Zurigo è molto bella e pulita… dove tutto è perfettamente organizzato e dove tutto costa… abbastanza. Sì cara Ingenua, ve lo racconterò.

Andando avanti, li vicino c’è un cimitero; mi sono un poco addentrato nel viale principale e ho potuto catturare coll’obiettivo della mia macchina fotografica questo albero:

LO SCONTROSO DEL CIMITERO.

Ho cercato di fare quattro chiacchiere con lui, ma, non ha voluto parlare. Chissà, magari la prossima volta che andrò da quelle parti. L’ho battezzato LO SCONTROSO e sono uscito dal cimitero, ma prima dell’uscita sono stato rapito da dei colori che non avrei assolutamente considerato autunnali.

Proprio così. Siamo abituati, almeno nelle nostre latitudini a vedere foglie gialle, stupendamente gialle come le tue, amico Albero, o tendenti addirittura al rosso con tutte le tonalità intermedie. Proprio poco prima del cancello, all’uscita dal cimitero, ho dovuto fermarmi per guardare questi colori. Non ne avevo mai visto, e ho dovuto considerare che la natura è proprio Grande, con la G maiuscola, e noi Umani non abbiamo ancora capito che, anziché combatterla e deprimerla, dovremmo agevolarla… perché lavora per noi. Per capire un po’ di più questo problema basterebbe pensare un pochino alle api… che muoiono per colpa nostra. Ne potremo riparlare.

MAGNIFICO COLORE AUTUNNALE.

Poco lontano, al di là della strada, in un giardino poco curato, questa fanciulla sembrava abbandonata. Non so mica se era un’opera d’arte e se avesse un qualche significato. Semplicemente l’ho fotografata, m’ha fatto tenerezza… così sola; nessuna scritta, nessun riferimento… e nessun calore tipo quello che chiamano umano.

LA FANCIULLA ABBANDONATA.

È la semplicità personificata. Silenziosa e senza pretese particolari. Ora che potete vederla anche voi, riuscirà sicuramente a sentirsi meno sola… non soffrirà troppo il freddo dell’inverno perché sentirà il calore dell’interessamento di chi leggerà queste righe.

Ingenua: “Ma lo sai che è proprio carina. È molto simpatica anche a me.

L’Albero: “Hai ragione Alessandro quando dici che l’interessamento di chi leggerà la farà sentire meno sola. Anche se è solo pietra o metallo, malgrado tutto ha in sé dell’”energia”. Tutto ha energia, e l’energia viaggia ad altissima velocità e raggiunge ogni angolo del Globo. Noi alberi abbiamo una grande e fantastica energia, ma anche i colori ne hanno… e ognuno di voi Umano può aver bisogno dell’energia di questo o quel colore. So per certo che voi Umani mettete a contatto della pelle degli indumenti di “quel colore” perché in quel momento sentite la necessità proprio della lunghezza d’onda di quel colore. Sembra un caso ma non lo è. D’altra parte c’è chi dice che il caso non esiste.”

Alessandro: “È quello che dico sempre anch’io… perché è così. Tornando alla “Fanciulla Abbandonata” che ha messo in moto questo discorso, come facciamo a sapere se il nostro interesse per quella statua non porterà beneficio energetico a qualcuno?”

Petulante: “È proprio così caro Alessandro. È risaputo che l’energia del pensiero di voi Umani può influenzare altri Umani… tanto nel bene come nel male. Se poi un numero maggiore di Umani “pensa” positivamente di un altro Umano o, in modo generico di quanto potrebbe avvenire, questa “collettiva energia positiva” muove la serenità e deprime le negatività. Voi Umani, che guardate sempre passivamente quello schermo chiamato televisione, non vi accorgete che state diventando sempre più pessimisti?”

L’Albero: “Non può essere che così. Loro, gli Umani, mettono in onda sempre di più, o quasi sempre programmi violenti… Loro si ammazzano sempre di più fra di loro e poi, nella realtà sembra quasi giusto, o addirittura doveroso annientare ed eliminare chi dà fastidio. Sempre armi di qualunque tipo… per regolare le controversie.”

Petulante: “Hai dimenticato i videogiochi. Sempre più ragazzini con queste competizioni… anche violente. Qualche volta si siedono su di me… come ipnotizzati. Sono veramente molto bravi, ma non riescono a usare la fantasia.”

Ingenua: “È proprio peccato! E poi ci sono quelli che si muovono “in branco” e si sentono grandi e importanti come se avessero conquistato chissà che cosa.”

Alessandro: “Non posso che essere dispiaciuto nel dover prendere atto che voi, alberi e panchine, apparentemente inanimati, percepite l’insulsaggine del comportamento di noi Umani. Quello che lascia allibiti è che, giorno dopo giorno, sempre di più, molti Umani vanno alla ricerca di “protesi” che possano dar loro forza e gioia di vivere.”

Petulante: “Intendi i vari tipi di droga?… e i traffici che arricchiscono a dismisura?”

Alessandro: “Vedo che hai ben compreso il significato di protesi. ”

Ingenua: “Non sapevo che i droghieri potessero arricchirsi così tanto.”

Petulante: “Ma no cara Sorella. I droghieri non c’entrano niente con queste droghe. Queste fanno stare apparentemente bene, ma sono proibite e, a lungo andare, possono anche uccidere.”

Ingenua: “Ho capito.”

Alessandro: “Torniamo alla bellezza e all’energia dei colori. Guardate un po’ la semplice edera, almeno penso che lo sia, che magnifici colori può donare a chi non è troppo frettoloso.”

L’EDERA… UN MURO DUE COLORI.

L’Albero: “Bellissimi colori! Hai detto giusto… la natura è grande e offre meraviglie a non finire… per chi non è troppo frettoloso. Voi Umani avete sempre fretta; non dico che dobbiate spostarvi sempre a piedi, ma volete andare sempre più veloci… e in vacanza sempre più lontani…”

Alessandro: “Che razza di argomento mi hai messo nel cervello… così interessante e così vero. Ma ora, dopo che abbiamo visto come la natura autunnale sia molto prodiga di colori, voglio abbozzarvi un argomento che mi sta un po’ a cuore; quello dei colori negli Esercizi Commerciali. Infatti, non esistono solo i colori autunnali… ma moltissimi altri. Anche se i colori primari sono solo il rosso, il blu e il giallo, la natura e noi Umani siamo riusciti a produrre un grande numero di colori e abbiamo colorato quasi tutto. A me piace moltissimo guardarmi intorno. Guardate un po’:

UN SEMPLICE NEGOZIO DI GUANTI.

Mentre si va a spasso, è possibile mettere a fuoco i colori… tanti colori… molti colori… ma noi abbiamo bisogno di colori?”

L’Albero: “Certo che voi Umani avete bisogno di colori. Senza colori non potete vivere. Ogni colore ha una lunghezza d’onda diversa… e agisce in modo diverso… e non solo sugli Umani.”

Petulante: “Anche quella dei colori è energia. Dicevamo che il pensiero è energia? Anche i colori sono energia; cosa c’è che non ha energia? Voi Umani conoscete solo l’energia elettrica e quella del petrolio… perché voi pensate solo ai soldi… e volete guadagnarne sempre di più.”

Alessandro: “Il discorso si sta facendo pesante, anche se interessante. Ne riparleremo. Vi saluto. In bocca al lupo caro Albero per il lavoro di ingiallimento delle tue bellissime foglie. Verrò ancora a trovarti prima che tu le abbia perse tutte.”

L’Albero, Petulante e Ingenua: “Ciao Alessandro. A presto.”

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PER FAVORE NON SCRIVERE MI PIACE SE NON L’HAI LETTO TUTTO.

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Registrazione del 5 ottobre 2017

Personaggi:
 Albero Pino, Alessandro e  Panchina Belvedere.

 

Pino : « BUON GIORNO Alessandro. Cosa fai da queste parti ? »

 

L’Alpero PINO

Alessandro : « Ma che domande ! Lo sai che mi piace venire da queste parti e passare la frontiera. Anche se ho la cittadinanza svizzera e la metà del sangue svizzero, sono nato e cresciuto in Italia. E, da italiano, in Italia ho studiato… e in Italia mi piace andare a respirare un po’ di quell’aria inquinata dall’irragionevolezza dove tutti si lamentano, piangono e giocano al furbetto… »

Pino : « Come sarebbe a dire ? Da quello che mi raccontano i miei colleghi coi quali ogni tanto mi collego l’Italia è così bella… »

Alessandro : « Certamente. L’Italia non solo è bellissima, ma è addirittura unica. Non esiste sulla faccia della Terra una Nazione così bella e così completa… sempre considerando che ha una superficie piuttosto piccola. Basta varcare il confine che si respira un’aria diversa… più viva, più malsana e più accativante. »

Pino : « Ma che dici ? Mi colleghi il vivo al malsano ? Non sono l’uno il contrario dell’altro ?»

Alessandro : « Hai ragione… sì, sì, quei due concetti non possono coesistere in un Paese normale ; in Italia sì… perché l’Italia è il Paese delle contraddizioni e dell’irragionevolezza. L’Italia è il Paese dei furbetti. »

Pino : « Perché furbetti e non semplicemente furbi ? »

Alessandro : « Se tu attraversassi il confine e andassi in un qualsivoglia esercizio, potrebbe succederti che l’esercente « si dimentichi » di darti lo scontrino… quello relativo a quello che tu hai acquistato. È obbligatorio in Italia.  Il problema è che se gli scontrini vengono sempre rilasciati, l’esercente non può evadere il fisco… ma il fisco è ancora più furbetto… anzi disonesto perché dovrebbe restituire al cittadino dei « Servizi »… e non lo fa nel modo giusto.»

Pino : « Non hai risposto alla mia domanda. »

Alessandro : « Hai ragione. Furbetto, perché il cittadino italiano, nel momento in cui si comporta contro le regole, è convinto di far bene… dato che la Nazione nei riguardi della quale sgarra si comporta… da matrigna.

Pino : « Ho capito che vieni volentieri qui perché ti piace attraversare il confine, quasi come un ritorno a casa, recentemente però ti ho visto arrivare col trenino con tua moglie e i tuoi nipotini… e non siete andati in Italia. »

Alessandro : « Mi controlli ? »

Pino : « Ma noooo. M’è piaciuto moltissimo seguirti e vederti con tua moglie e coi tuoi nipotini. Eravate troppo belli !… quasi da commuoversi. »

LA PANCHINA BELVEDERE A PONTE TRESA

Alessandro : « È vero, siamo andati sul vaporetto. Questi miei nipotini sono fantastici e, in più, sono sinceramente gratificanti. Siamo partiti da Ponte Tresa Svizzera… proprio in quel punto che fa confine con l’Italia e siamo andati fino a Lugano. Giornata bellissima e temperatura ideale. Ora però vorrei mettermi un attimo tranquillo sulla Panchina Belvedere qui vicino a te.»

Panchina Belvedere : « Ciao Alessandro. Sono contenta che oggi ti fermi un pochino qui su di me. Ti ho visto passare tante volte, ma non ti sei mai fermato. »

Alessandro : « È sempre una questione di tempo. Noi Umani, chissà perché dobbiamo sempre correre… dobbiamo andare sempre più veloci… sembra non si abbia mai tempo per pensare. »

Belvedere : « Ma io lo so perché. Perché fermarsi a pensare potrebbe far paura, e potrebbe dimostrare che tutte le corse che voi Umani fate sono abbastanza inutili… per non parlare delle corse che fate per diventare sempre più ricchi… sempre più ricchi alcuni e sempre più poveri altri. Ma non avete ancora imparato che tutto quello che avete è in prestito ? »

Alessandro : « Scusate se v’interrompo. Considerate un po’ la tranquillità di questo gabbiano che sembra se ne freghi di tutto e di tutti. »

 

IL GABBIANO… ORSO

Pino : « Sei scusato caro Alessandro. Cara Belvedere non ti facevo così saggia. Hai infatti perfettamente ragione. Tutti questi Umani che corrono, corrono, corrono per accumulare ricchezze. Anche le nostre Poste… che dovrebbero essere al servizio del cittadino vogliono guadagnare tanti milioni. Oggi però sono contento per Alessandro e mi fa piacere seguire i suoi panorami. Lui con la sua consorte e due magnifici nipotini… e senza correre. Certo che tu, da dove ti trovi, hai potuto vedere bene l’arrivo del vaporetto sul quale è salito Alessandro con moglie e nipotini.»

ARRIVA IL BATTELLO

Belvedere : « Proprio così.  Ora voglio seguire anch’io le belle foto che ha fatto Alessandro. In ogni caso lo vidi partire, proprio a pochi passi dal varco doganale.»

 

SULLO SFONDO È POSSIBILE VEDERE LA DOGANA ITALIANA.

Alessandro : « Una volta partiti, il vaporetto raggiunge l’imbarcadero italiano, proprio al di là del confine a pochi metri di distanza… se qualcuno vuole scendere o salire. A questo punto fu interessante il particolare che il battello dovette attendere con ansia… e spreco di tempo che il doganiere italiano si degnasse di essere presente… come se non sapesse che a quell’ora avrebbe dovuto presenziare all’attracco e all’eventuale salita o discesa di passeggeri. Qui se ne sta andando e il vaporetto può ripartire.»

IL DOGANIERE ITALIANO RITORNA SUI SUOI PASSI.

Pino : « Hai ragione… anche se non l’hai detto. Anche qui in Svizzera, sembra che piano piano non siano più le Istituzioni al servizio del cittadino, ma il cittadino al servizio dello Stato e delle Istituzioni. Quel doganiere avrebbe dovuto essere lì prima dell’arrivo del vaporetto. »

Alessandro : « Lasciamo perdere e godiamoci la gita ; sì, perché dopo la partenza abbiamo potuto godere del passaggio in un tratto molto stretto… quasi un canale. A destra l’Italia e a sinistra la Svizzera : due mondi così simili dove si parla la stessa lingua e, addirittura quasi quasi lo stesso dialetto, ma si vive in modo diametralmente opposto. Questa porzione d’Italia è in provincia di Varese (ho detto provincia, ma Matteo Renzi ha eliminato le provincie… e allora come si fa ?) e, lungo il confine, oggi gli italiani non vivono male ; un po’ perché molti svizzeri passano la frontiera per fare acquisti in Italia, e molti italiani passano la frontiera (frontalieri) per venire in Svizzera a lavorare… con stipendi ben superiori a quelli della Repubblica. »

ITALIA – UN PARCO GIOCHI.

Pino : « È vero. Alla mattina e alla sera c’è sempre una coda interminabile di auto, e moltissimi usano il trenino per andare a Lugano a lavorare. »

Alessandro : Il battello scivola leggero sull’acqua e noi possiamo goderci la gentilezza di un cameriere che ci porta tutte le bibite che desideriamo… perché abbiamo tutto il tempo che vogliamo prima di arrivare a destinazione.

I miei nipotini, mentre si gustano gioiosi la bibita offerta dai nonni, si guardano attorno, e vedendo la costa un po’ italiana e un po’ svizzera non possono rendersi conto di quanto fosse stato tragico quel passato che vide un’Italia belligerante e una Svizzera isola di pace e rifugio, quando possibile, di ebrei.

A SINISTRA C’È L’ITALIA, A DESTRA LA SVIZZERA.

Belvedere : « Io non c’ero ancora, ma sicuramente passavano proprio da qui tutti quegli ebrei che erano riusciti a passare il confine. Lo so, l’ho sentito dire che c’erano in Italia molte organizzazioni che cercavano di portare in salvo gli ebrei… e se riuscivano a passare il confine con la Svizzera erano salvi.

Non fu comunque sempre così… non sempre chi fuggiva dagli orrori della guerra e dagli orrori di un regime follemente xenofobo che tentò di eliminare gli ebrei dalla faccia della Terra, riuscì a trovare rifugio nella Confederazione.

Pino : « Ma cosa stai dicendo ? »

Belvedere : « Semplicemente che ci furono « tempi bui » nella nostra Svizzera, per cui, ai tempi del nazionalsocialismo tedesco, non sempre gli ebrei ebbero accoglienza… nel senso che furono respinti. »

Pino : «E tu come fai a saperlo ? »

Belvedere : « È già successo che chi posa le sue chiappe su di me, non sempre parla di stupidaggini o si telefona per non dirsi nulla se non : « Dove sei ? »… « E tu ? », ma parla e discute seriamente anche di problemi storici interessanti come questo. Potremo riparlarne perché degno di riflessioni. Ora continuiamo a seguire il vaporetto con Alessandro. »

Alessandro : « Sì, ora il battello supera il canale e si dirige verso Porto Ceresio… in Italia. È bello osservare qualche bella costruzione… come questa.

UNA VILLA SULLA COSTA ITALIANA.

Anche se questo non è il Lago di Como con le sue splendide ville, fa piacere osservare come anche su questo lago ci siano, o ci siano state delle belle costruzioni… addirittura altisonanti come la Villa Branca… che ora non c’è più perché è stata demolita per far posto a moderni appartamenti residenziali.

VILLA BRANCA recentemente demolita…

 È vero, certe ville sono oggi una specie di assurdo se si considerano le monocamere nelle quali si stipa il Genere Umano… però, erano, e quelle che sono rimaste, belle da vedere e riescono a ricordare come si poteva vivere all’inizio del secolo scorso con, alle dipendenze, una servitù poco pagata e con qualche diritto in meno… di oggi.

…che ha lasciato il posto a questo COMPLESSO RESIDENZIALE.

Oggi ci sono i diritti, i doveri, i sindacati e tante leggi che dovrebbero tutelare la dignità della donna, dell’uomo e dell’animale… ma permettono, « senza colpo ferire », i massimi oltraggi a intere popolazioni e, perché no, anche a quelle fanciulle che hanno voluto, o hanno avuto la disgrazia, di nascere dove gli « usi e i costumi » non tengono in nessun conto l’integrità fisica. »

Pino : «A chi stai alludendo ? »

Belvedere : « So io a chi allude ; a quanto sta accadendo coi migranti, ma, particolarmente al maltrattamento di giovani bambine e fanciulle… anche qui da noi. Perché certe popolazioni si portano dietro certe vigliaccate ? Le ho chiamate vigliaccate perché sono talmente mostruose che non è possibile trovare delle parole più appropriate. Penso infatti che l’Umano vigliacco sia il peggiore essere che possa esistere.»

Alessandro : « Dici proprio giusto cara Belvedere. Ora andiamo avanti. Siamo arrivati a Porto Ceresio. Siamo sempre in provincia di Varese. A Porto Ceresio, fino al 2009 arrivava la ferrovia ; ora è, pare temporaneamente, sospesa per il fatto che dovrebbero « produrre » quella ferrovia che dalla Svizzera dovrebbe arrivare alla Malpensa. L’interessante è che, ai tempi del fascismo avrebbero voluto far proseguire questa ferrovia fino a Lavena Ponte Tresa, e, da qui collegarsi con la ferrovia che va a Lugano. Non se ne fece nulla perché, dovendo la Svizzera cambiare lo scartamento, solo se fosse stata realizzato il tratto italiano, le Ferrovie Svizzere pare si trovassero a fidarsi poco del regime italiano.

Chissà… forse ora l’Italia mantiene di più i propri impegni ? Non credo proprio… anche se mi dispiace dirlo.

PICCOLA SOSTA A PORTO CERESIO.

A Porto Ceresio ci fu l’imbarco di due persone e il battello proseguì per Brusino Arsizio.

S’attraversa ancora una volta il confine.

Alla nostra destra c’è una montagna che regalò agli archeologi svizzeri molti reperti. È il monte San Giorgio. Nel punto in cui attracca il battello è visibile la scritta FUNIVIA e i cavi che salgono e che portano a Serpiano.

Chi vuole salire sulla montagna da questa parte potrà godere di un panorama mozzafiato.

BRUSINO ARSIZIO : La stazione della Funivia.

Da Brusino Arsizio il nostro vaporetto attraversa lo specchio d’acqua e raggiunge Morcote… che è il Borgo più bello della Svizzera.

UNO SCORCIO DI MORCOTE DAL BATTELLO.

Pino : « Morcote, oltre ad essere il borgo più bello della Svizzera ospita dei miei parenti « stretti stretti ». Cinque bellissimi gemelli.

Alessandro : « Lo so, lo so… e te li ho anche fotografati. Mi hanno fatto venire in mente le bellissime cascate che vidi in Norvegia durante una crociera… un po’ di anni fa. C’è solo una piccola differenza che le cascate della Norvegia sono due in più… e cioè sono 7. Quelle sono « le sette sorelle ». Guarda che belli i tuoi parenti! Chissà che un giorno non possa andare a far quattro chiacchiere con loro.

I CINQUE FRATELLI DI MORCOTE.

Pino : « Sei molto gentile ad averli fotografati. Ora diventeranno famosi. Io lo sono già… grazie a te. »

Alessandro : « Se riuscirò ad intervistarli, dici che parleranno tutti insieme o uno alla volta ? »

Pino : « Quando li contatto parlano tutti insieme. Anche se sono gemelli, ognuno ha la sua personalità… è così anche fra voi Umani. Ho già visto passare degli Umani gemelli perfettamente uguali, ma non nel pensiero. Riuscii a captare differenze di pensiero. Però voi Umani non l’avete ancora capito che ognuno di voi è diverso e irripetibile. Ci sono alcuni Umani che vogliono imitare in tutto e per tutto personaggi famosi, e sbagliano perché perdono la propria personalità senza mai eguagliare quel personaggio, ma c’è anche la caparbietà delle case farmaceutiche che, per dimostrare la validità di questa o di quella chimica, prendono dei gruppi fino a 500 Umani e più, con gli stessi sintomi, che non saranno mai vissuti nello stesso modo, e pretendono di sperimentare il medicamento propinandolo « uguale per tutti ». Ma voi Umani siete tutti diversi, fisicamente e psicologicamente, ma anche la vostra anima è diversa, e Loro, per arrivare a vendere veleni spesso micidiali, riescono a mettere insieme tanti Umani diversi come se fossero uguali. E purtroppo anche noi vegetali, in ultima analisi, subiamo i vostri veleni.»

Belvedere : « Hai ragione. Anch’io mi accorgo di come ogni Umano sia a sé stante… cioè ognuno diverso dall’altro. Lo sento da come sta seduto, da come muove le chiappe, da come scoreggia e, quando parla, trasmette i suoi pensieri anche con vibrazioni particolari a livello dei glutei. Gli Umani, fra di loro, si mettono quasi sempre la maschera e riescono facilmente a imbrogliarsi a vicenda, con noi panchine non possono farlo  perché, è inutile, le chiappe parlano… naturalmente bisogna saperle ascoltare. Che poi, anche se la mia può sembrare una spacconata, forse qualcuno avrà sentito parlare di Ermete Trismegisto con la Teoria del «Come sopra così sotto ». Quindi attraverso i movimenti fini delle chiappe comprendiamo le finezze dei cervelli umani. »

Alessandro : « Mi sembra, cara Belvedere che tu stia andando un po’ troppo lontana… anche se hai avuto ospiti molto… diciamo filosofi.

Ora però il nostro viaggio sull’acqua del Ceresio continua e procede verso Melide. Non è molto lontano e dobbiamo prepararci a scendere. Il vaporetto LUGANO col quale siamo partiti, non andrà a Lugano, ma si dirigerà verso Capolago. Noi qui avremo la coincidenza con un battello, il SAN GOTTARDO, che ci porterà a casa… sì, perché abitiamo a Lugano.

Non sarà così per i nostri carissimi nipotini. Loro abitano sulle alture, poco lontano da Lugano, e, dopo questa stupenda gita staranno a pranzo dai nonni…

…e a loro piace moltissimo rimanere a pranzo dai nonni ; sì, perché quello che fa la nonna è sempre ottimo. »

IL BATTELLO « LUGANO » CI LASCIA…

…E IL « SAN GOTTARDO » STA PER ACCOGLIERCI.

Pino : « Mi piace sentirti dire che i tuoi nipotini apprezzano molto la cucinsa di tua moglie. »

Alessandro : « Ti ringrazio. Ora voglio farvi gioire : questa è la vista che è possibile godere da Serpiano.

IL PANORAMA DA SERPIANO

Ricordate quella stazione di funivia che vi avevo mostrato qualche foto fa? Quando s’arriva in cima si può, almeno per un lungo attimo, dimenticare tutto.

Purtroppo il giorno che feci la foto c’era un po’ di foschia… però si può ugualmente apprezzare il panorama. Quello che vedete è il Ponte-diga che taglia il lago per permettere di andare da Lugano a Chiasso e in Italia. Ci passa il treno e l’autostrada. Il paese a sinistra è Melide, e laggiù in fondo c’è Lugano. Col battello San Gottardo andremo a Lugano passando sotto il ponte. »

Belvedere : « Scusa la mia curiosità, ma quando l’hanno costruito questo ponte-diga ? »

Alessandro : « Per la strada normale nel 1847. Poi, nel 1874, di fronte alla necessità di collegare la ferrovia da Lugano a Chiasso, il ponte fu allargato coi binari delle Ferrovie Federali Svizzere. È del secolo scorso l’aggiunta dell’autostrada.

Per quanto riguarda la ferrovia è interessante considerare che, proprio negli anni in cui sul ponte-diga di Melide si lavorava per i binari del treno, da due anni si lavorava per il tunnel del San Gottardo… che fu aperto nel 1882. Allora sì che i treni andarono da Milano a Zurigo.

Prima di continuare, vorrei presentarvi la cartina del Lago di Lugano presa dall’orario della NAVIGAZIONE LAGO DI LUGANO.

In alto a sinistra c’è Ponte Tresa da dove siamo partiti, in basso, sempre a sinistra Porto Ceresio, e, ben chiaro, aquasi nel centro della figura c’è Melide… dove ci troviamo prima di passare sotto il ponte-diga.

MELIDE DAL VAPORETTO.

Dopo essere passati sotto il ponte-diga, andiamo dritti verso Lugano, ma passiamo davanti a Campione d’Italia, comune italiano completamente circondato da territorio svizzero.

CAMPIONE D’ITALIA E UNA FANCIULLA COI CAPELLI AL VENTO.

Pino : « Tu Alessandro sei già stato a Campione ? »

DUE DEI FRANCOBOLLI DI CAMPIONE

Alessandro : « Sì, più di una volta. Mi sono anche divertito, partendo dalle buche delle lettere, a raccontare qualche particolarità di questo comune italiano… che, fra l’altro, nel periodo terribile in cui si trovò l’Italia dopo l’8 settembre 1943, ebbe francobolli propri. »

Pino : « Ci piacerebbe saperne di più, ma, in questo momento preferisco vedere la fine di questa tua navigazione con tua moglie e i tuoi nipotini. »

Alessandro : « Ormai siamo quasi arrivati. Non rimane che dare un’occhiata a Lugano dal battello e prepararsi a scendere. »

LUGANO DAL BATTELLO.

Mentre scendiamo e andiamo all’autobus che ci porterà a casa… anch’io riprenderò il trenino e tornerò a casa. Prima però vi saluto e vi ringrazio della compagnia.

Pino e Belvedere : « Anche noi ti salutiamo e speriamo di vederti presto. »

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Così si sentiva al Luna Park… altrimenti detti Baracconi.

L’imbonitore prometteva premi a tutti.

 

Treni, sciopero dalle 21 del 18 marzo per 24 ore. Previsti disagi per i viaggiatori

È lo sport dello sciopero… i sindacati in testa, forse con arroganza, vincono:

ALTRO GIRO, ALTRA CORSA, ALTRO REGALO… VI VOGLIO ROVINARE.

Lo sciopero è legittimo… ma non bisogna abusarne; come per l’alcool e le medicine.

Non ho studiato abbastanza la storia degli scioperi, so per certo che gli svizzeri di Zurigo dopo essersi da sempre con fiducia serviti dello scalo genovese, un bel giorno voltarono le spalle alla Liguria e cominciarono a servirsi di Amburgo e di Rotterdam.

Perché?

Perché, a quei tempi ogni occasione era buona per incrociare le braccia.

 

 

 

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Registrazione del 27 febbraio 2017

Personaggi:

 Panchina Petulante, Panchina Ingenua, Ulivo e Passante Alessandro.

Petulante: “Hai visto sorella che i nostri alberi stanno per svegliarsi?”
Ingenua: “Che bello. Stanno cominciando a vestirsi?”
Petulante: “Ma non sono ancora svegli. Vedi che nei rami spunta qualcosa che diventerà un gemma?”

Rami dell'albero... pronto al risveglio.

Rami dell’albero… pronto al risveglio.

Ingenua: “Sì lo vedo; sono contenta; quando verranno le foglie verrà anche un po’ di caldo, o meno freddo, e qualcuno arriverà ad appoggiare le sue chiappe sui miei legni.”

Petulante: “Hai ragione. Chissà se l’Ulivo ha qualcosa di nuovo da raccontarci.”

Ulivo: “Ma sì mie care; sono successe molte cose… specialmente in Italia.”

Petulante: “Cos’è successo di interessante?”

Ulivo: “Più che interessante, potrei dire triste.”

Ingenua: “Non farmi piangere. Lo sai che sono sensibile.”

Ulivo: “Effettivamente è da piangere. Ho sentito che in Italia c’era un Umano molto sofferente che non poteva muoversi ed era pure cieco. Tutto questo dopo un incidente.”

Ingenua: “Sto già cominciando a commuovermi.”

Ulivo: “Questo poveretto, malgrado ogni cura, non poteva far nulla e non vedeva se non “nero”. Prima dell’incidente era una persona allegra e molto vitale. La sua sofferenza era grandissima, al limite della sopportazione, per cui, il suo desiderio maggiore era quello di poter morire.”

Petulante: “Ma che terribile situazione! Dimmi Ulivo, lui capiva tutto? Parlava?”

Ulivo: “Sì, capiva tutto. Parlava anche, ma male. Orbene, ha finalmente potuto morire, però venendo da noi in Svizzera, nella Svizzera tedesca. Ha potuto usufruire del “suicidio assistito”… proprio oggi.”

Ingenua: “Mi hai fatto piangere. Ma c’era bisogno che soffrisse anche per un lungo viaggio? Non poteva rimanere in Italia? Che sofferenza un viaggio così lungo oltre Gottardo!”

Ulivo: “No, non poteva rimanere in Italia, perché la legislazione italiana non permette il suicidio assistito.”

Petulante: “Ma come, uno non può disporre di se stesso?”

Ulivo: “In Italia no. Il suicidio è proibito.”

Petulante: “Io credevo che l’Italia, con i suoi difetti, fosse una Nazione all’avanguardia… e bellissima. Ma sono cretini gli italiani? Vedo il Passante. Provo a chiamarlo… Mi ha sentito. Ora viene a scaldarmi un po’ con le sue chiappe e vediamo cosa ha da dirci.”

Passante: “Buongiorno carissime. Come state?”

Petulante e Ingenua: “Bene grazie… ci sei mancato.”

Passante: “Non esageriamo. Cos’è successo?”

Petulante: “Abbiamo sentito di quel povero Umano molto sofferente che, per morire ha dovuto varcare la frontiera e andare nel Canton Zurigo.”

Passante: “È vero; è terribile.”

Petulante: “Ma tu che sei medico, cosa puoi dirci? E poi, come ti chiami? Passante non mi piace.”

Passante: “Chiamatemi Alessandro.”

Ingenua: “Che bel nome… Alessandro. Mi piace. Anche tu sei bello.”

Passante Alessandro: “Smettiamola di dire stupidaggini. Circa la tragedia di quel poveretto, non posso dirvi molto. Prima, come medico, posso dirvi qual’è il compito di un medico.”

Ingenua: “Siamo tutt’orecchi. Mi piace quando ci parli.”

Alessandro: “Il primo compito del medico è quello di curare; quello cioè di cercare di ottenere la guarigione se una persona è malata; inoltre è molto importante aiutare a non soffrire. Molte persone soffrono a causa di malattie cosiddette “inguaribili”; in questi casi il medico deve far in modo che quelle persone non soffrano o soffrano il meno possibile. Alcune volte, molti medici si pongono un problema particolare, e cioè hanno paura di nuocere a quella persona se, per non farla soffrire, danno dei medicamenti un po’ fortini.”

Petulante: “Ma se il compito è quello di evitare la sofferenza?”

Alessandro: “Appunto. Se per evitare la sofferenza, sempre di fronte a “situazioni cosiddette terminali” si deve calcare la mano e chi sta soffrendo molto si addormenta per sempre, c’è sempre il pericolo che arrivi il solito “sapientone” o ancor meglio “moralista” che si permetterebbe di ipotizzare un omicidio.”

Petulante: “Ma se è, come hai detto tu “terminale”, cosa avresti fatto di male come medico?”

Alessandro: “Lo so, lo so. Ma vedi, ci sono sempre tanti Umani che tutte le volte che aprono bocca si dimenticano di collegare il cervello.”

Petulante: “È vero che in Italia se un Umano soffre molto e non potrà più avere una vita con un pizzico di vivibilità, non può neppure chiedere di essere aiutato a morire?”

Alessandro: “Sì, è proprio così. Il “Legislatore” si è dimenticato di sistemare questo piccolo particolare. Purtroppo negli ultimi tempi, in Italia s’è dimostrato più importante litigare che legiferare in modo intelligente. Il singolo cittadino, in tante situazioni, è abbandonato a se stesso. Oltre alla parola onestà che sembra proprio obsoleta, le parola dignità e rispetto stanno vagando in un nebbioso limbo.

Petulante: “Allora è grave.”

Alessandro: “Il problema più grosso, almeno dal mio punto di vista, è che oggi, e non solo in Italia, si vuole guadagnare tanti soldi, ma non ci si vuol prendere la responsabilità relativamente a decisioni importanti e non procrastinabili.”

Ingenua: “Ma allora quegli Umani che si chiamano Deputati e Senatori della Repubblica non sono capaci di fare il loro lavoro. Dovrebbero essere licenziati o denunciati.”

Da Web - L'aula di chi legifera.

Da Web – L’aula di chi legifera.

Petulante: “Non dire sciocchezze. Quelli sono quasi intoccabili… e poi non vanno quasi mai a lavorare. Tante volte l’aula di Montecitorio è quasi vuota…”

Ingenua: “Ho sentito parlare di vitalizio… cos’è?”

Petulante: “È la bella pensione che prendono quelli che non hanno fatto quasi niente e, per poco tempo.”

Alessandro: “Carissime, vi saluto… salutatemi l’Ulivo.”

Petulante e Ingenua: “Vai già via? Ciao. Vieni presto a trovarci.”

 

 

 

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A ZURIGO!

Avant’ieri ho dovuto andare a Zurigo a far controllare il mio cuore bionico.

Uno scorcio di Zurigo con la Limmat.

Uno scorcio di Zurigo con la Limmat.

Zurigo secondo un'interpretazione filatelica del 1984.

Zurigo secondo un’interpretazione filatelica del 1984.

Devo però dire con piacere che, per la seconda volta, son passato col treno nella galleria ferroviaria più lunga del mondo. Questa galleria, frutto della determinazione degli svizzeri, lunga 57 chilometri, salta una quantità infinita di curve e fa risparmiare almeno mezz’ora. Unisce ancor meglio il Canton Ticino al resto della Svizzera.

La Galleria fu inaugurata ufficialmente il 1° giugno 2016. Era presente anche il nostro Presidente del Consiglio e il Governatore della Lombardia che vediamo in questa foto durante i festeggiamenti… che diedero spazio anche a momenti di amenità:

Dal "CORRIERE DEL TICINO".

Dal “CORRIERE DEL TICINO”.

Qualcuno si ricordò anche delle maestranze che si prodigarono per la realizzazione dell’opera:

Da web.

Da web.

Nella foto, ripresa in occasione della caduta dell’ultimo diaframma, si vedono chiaramente le bandiere della Svizzera, del Canton Ticino e del Canton Uri; s’intravvedono la bandiera dell’Italia e del Portogallo in onore dei minatori italiani e portoghesi. Non riconosco le altre due bandiere.

Dopo l’inaugurazione, ci furono collaudi a non finire fino all’11 dicembre 2016, giorno in cui il passaggio dei treni diventò regolare secondo orario.

 

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Quand’ero piuttosto giovane si diceva Canadà coll’accento sull’ultima a; oggi non si mette più l’accento. Chissà in futuro.

Il Canada è uno stato molto vasto, uno dei più vasti del globo. È bagnato da più mari ed è molto legato alla Gran Bretagna ; in ogni caso lo era.

Fui in Canada nel 1999 quando ancora non si sapeva come sarebbe andata a finire coll’elettronica nel passaggio dal 1999 al 2000. Andò tutto bene.

Sì, mi sarebbe piaciuto andare in Canada, ma non avrei mai considerato molto potabile affrontare un certo numero di ore di volo stipato su un aereo.

Fu così che mia figlia, ormai grandicella e studentessa universitaria, andò, grazie a uno scambio coll’università di Toronto, alcuni mesi in quella bella città. Ci andò col suo ragazzo, e noi, suoi genitori non potemmo fare a meno di andarla a trovare. L’autunno era già inoltrato e, se a Zurigo si stava ancora quasi bene, quando arrivammo a Montreal nevicava ; poco, ma nevicava.

Il nostro volo diretta da Zurigo era stato cancellato. Ci mandarono a Bruxelles ; arrivati a Bruxelles, ci stiparono su un aereo delle SABENA.

La SABENA non esiste più, è fallita nel 2001 nello stesso modo come non esiste più la SWISSAIR, che aveva una grossa influenza sulla Sabena; in poche parole, del pacchetto azionario, ne possedeva il 49%. Ora sono sparite tutt’e due. Dalle ceneri della Swissair è sorta la SWISS, ma gli azionisti… sono rimasti per terra e chi possedeva obbligazioni… anche, quasi del tutto. Questo è quello che succede se si ha ingiustamente fiducia in qualcuno (leggi Swissair).

I « nostri ragazzi » ci vennero incontro con una macchina a noleggio, ci prenotarono un bel B&B e ci fu possibile vedere quella città sull’estuario del San Lorenzo. La lingua ufficiale di Montreal è il francese, però è un francese così « strano » per cui, col mio francese era difficile capirsi. Coll’inglese, che non so, ancora peggio.

Fu molto interessante, e lo ricordo benissimo, scoprire una vera e propria città sotterranea con tutti iservizi possibili e immaginabili. Questo permetteva di poter vivere tranquillamente anche durante i rigidissimi inverni canadesi. Il freddo non era ancora intenso; acquistai ugualmente un comodo colbacco, che conservo ancora gelosamente e che mi serve ogni volta che il freddo è veramente freddo. Dopo 2 notti partimmo alla volta di Toronto.

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

FOTO POSTA IN UN NEGOZIO DI COSMETICI

Conobbi, dopo una sosta in un autogrill, i bicchieroni di cartone con coperchio che ogni buon americano si porta elegantemente dietro, in macchina e per la strada con quella bevanda calda, color marrone chiaro chiamata caffè.

Non sapevo ancora che mi sarei interessato alle buche delle lettere. Amavo sì i francobolli e tutto ciò che girava attorno al servizio postale, ma sempre legato alla funzione dei francobolli. Imparai, per la prima volta, quello che oggi fanno anche qui in Europa, e cioè il risparmio esagerato a discapito dell’utente: vengono chiusi quegli uffici postali che non rendono abbastanza e si colloca il minimo del servizio all’interno di un negozio o di un supermercato.

Per me era tutto nuovo e, anche se non sapevo ancora che avrei fotografato quelle vere, acquistai una « buca salvadanaio »… che custodisco gioiosamente e che lascerò a un qualche nipotino.

Il soggiorno a Toronto, malgrado il freddo, ci permise di godere alcuni interessanti angoli della città, nonché la presenza nei parchi di molti scoiattoli.

LA BUCA SALVADANAIO

LA BUCA SALVADANAIO

Ci fu anche possibile andare a visitare una Casa particolare diventata museo : La « CASA LOMA », e godere lo spettacolo SWINGSTEP con ritorno in tram. Sì, perché a Toronto c’è anche il tram.

L’inverno è molto rigido con temperature abbondantemente sotto lo zero, per cui la vita è molto movimentata nell’immensa città sotterranea, direttamente collegata alla metropolitana e all’ingresso dei grattacieli. Non mancano i ristoranti e le zone per fumatori… sempre più ghettizzati come se fossero degli assassini.

E pensare che il tabacco fu, per la prima volta, conosciuto da Cristoforo Colombo ed era usato a scopo terapeutico. Chissà che ingredienti vengono oggi miscelati al tabacco per dare ai fumatori la dipendenza.

L’ORSACCHIOTTO

L’ORSACCHIOTTO

Durante un nostro girovagare, acquistammo un simpaticissimo orsacchiotto, che è tutt’ora sulla scrivania di mia moglie ; ricordo cosa disse la commessa quando seppe che l’avremmo portato in Europa : « Ma che bello ! Mi commuove l’idea che questo orsacchiotto vada in Europa. »

Tornammo in Europa col bus fino a Buffalo negli Stati Uniti dopo aver visto le cascate del Niagara; dormimmo lì e, la mattina dopo, con un’auto a noleggio, attraversammo una buona parte dello stato di New York e raggiungemmo Boston da dove un aereo della Swissair ci portò a Zurigo.

A Niagara, anche se il freddo era abbastanza pungente ed eravamo praticamente gli unici turisti, trovai ugualmente l’ufficio postale che, gentilmente mi timbrò una busta… che viaggiò regolarmente fino a Lugano.

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

LA BUSTA COL TIMBRO NIAGARA FALLS

Fu probabilmente a causa del freddo, se le cascate più famose del Canada e degli Stati Uniti non ci entusiasmarono.

IL TIMBRO D'ARRIVO

IL TIMBRO D’ARRIVO

Ricordo che trovammo a fatica un ristorante dove poter mangiare. Ricordo che mangiammo Pan-cakes con succo d’acero… non c’era quasi nessuno.

Con un altro bus ripartimmo alla volta di Buffalo negli Stati Uniti. Pensavo che i doganieri salissero sul bus come accade in treno da noi ; no ; fu necessario scendere, portare le valigie in dogana, compilare un formulario, pagare qualche dollaro… senza ricevuta e risalire coi bagagli sul bus.

Tornammo un’altra volta in Canada, e già avevo il pallino delle buche delle lettere. Prima di allora però, un parente mi procurò alcune foto di buche canadesi, proprio di Montreal.

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

BUCA DI MONTREAL DI FRONTE

Sono buche che ricalcano la buca salvadanaio che acquistai durante il primo viaggio… e furono fotografate senza nessun « risparmio ».

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

BUCA DI MONTREAL DA DESTRA

Sono molto belle e, probabilmente tutte uguali in tutta la nazione.

Il ricordo di Montreal è, grazie anche a queste buche, molto grande, dato che quella fu la prima volta che misi piede in terra americana. Prima di allora non avevo mai sentito un interesse particolare per quel continente nord americano. Avevo sempre avuto l’impressione che gli americani soffrissero un po’ di « complesso di superiorità », che come tale è sempre patologico. Ho sempre sentito la necessità di ringraziare gli Stati Uniti, in particolare, che hanno avuto molti morti per venire in nostro aiuto e salvarci dalle dittature di Hitler e Mussolini. Oggi non so più se l’hanno fatto per essere « gentili » o perché avevano i loro interessi. È un fatto che, se non fossero arrivati loro, sarebbe stato per noi molto difficile scrollarci di dosso il nazifascismo.

(continua)

 

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Brema è una città interessante. Una città della Lega Anseatica.
Prima di continuare il viaggio, vi lascio un paio di foto. Qualcuna normale…

Un bel gruppo di case del centro... sotto una gelida pioggia.

Un bel gruppo di case del centro… sotto una gelida pioggia.


Il Duomo, dal basso verso l'alto. Sempre sotto la pioggia.

Il Duomo, dal basso verso l’alto. Sempre sotto la pioggia.


La costruzione del Duomo iniziò negli anni 1000, ma, dopo varie vicissitudini, ricostruzioni e restauri, dopo i bombardamenti dell’ultima guerra, fu definitivamente ricostruito negli anni 80 del secolo scorso.
Una specie di "Ponte dei sospiri". Manca l'acqua.

Una specie di “Ponte dei sospiri”. Manca l’acqua.


Per fortuna ha smesso di piovere… almeno così sembra, anche se, nei due giorni che siamo stati a Brema, le nuvole nere e gonfie non sono mai mancate.
Qualche foto interessante.
Anche i cani hanno sete!

Anche i cani hanno sete!


Ha piovuto molto, ma l’acqua non è delle migliori. I mozziconi di sigaretta stonano.
Una casetta per "acquatici in un canale della città.

Una casetta per “acquatici in un canale della città.

Abbiamo capito che Brema è una bella città. L’abbiamo raggiunta col vagone letto da Zurigo. Purtroppo con più di due ore di ritardo causato in parte da un cambiamento di percorso a causa di lavori sulla linea (previsto) e da una lunga e imprevista fermata causata da un furto. Chi si accorse del furto tirò il freno d’emergenza e fu allertata la polizia… e si ripartì con un certo ritardo.
Direte: “Tutto è possibile.”
L’interessante è che ci fu possibile fare domanda di rimborso di una parte di quanto versammo per il biglietto.
Ci credete? A distanza di venti giorni le ferrovie tedesche hanno già rimborsato il 50% del biglietto.
Si parte per Amburgo… per imbarcarsi.

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