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La vita ci presenta frequentemente delle situazioni che dovrebbero o potrebbero farci pensare al caso o alle coincidenze o…

I DADI DA POKER CADONO “A CASO”

Qualcuno dice che la vita funziona come i dadi da poker; qualcun altro dice che la vita è come una roulette. Altri ancora tirano in ballo il destino.

In realtà se ognuno di noi  considerasse alcuni momenti della vita, tirerebbe in ballo il caso o le coincidenze e il “problema” sarebbe risolto.

Ma se riuscisse ad avere la capacità o la volontà di analizzare certe situazioni, si renderebbe conto di trovarsi di fronte a qualcosa di misterioso.

Ho voluto scrivere questa favola. Può darsi che vi piaccia se avrete il tempo e la voglia di leggerla fino in fondo.

LA FAVOLA DELL’ANGELO

C’era una volta in un paese vicino un moderno medico che aveva imparato a fare l’anestesista e lavorava in un ospedale di provincia.
Lo chiameremo Leandro. Aveva studiato nell’Università della città natale. In quella città aveva potuto godere la presenza del mare; in poche parole era una città affacciata sul mare con una popolazione piuttosto riservata.
Leandro era arrivato da poco qui in provincia con la moglie Sandra e il figlioletto Arturo. La vicinanza del mare renderà meno pesante il lavoro e addolcirà l’esistenza della famiglia.

La vita ospedaliera di Leandro non è assolutamente facile. Nell’ospedale c’è un chirurgo molto impegnato per cui, essendo il nostro medico solo come anestesista, si trova ad avere degli orari abbastanza dilatati, non solo, ma spesso e volentieri è chiamato nottetempo per urgenze. Al Pronto Soccorso dell’ospedale arrivano sovente feriti da incidenti stradali o da incidenti sul lavoro e urgenze mediche importanti per cui, anche se raramente, Leandro si trova pure a dover assistere sull’ambulanza pazienti molto gravi da trasferire in ospedali meglio attrezzati.
Può godersi il clima unico di quella cittadina e gioisce, assieme a Sandra e Arturo dell’amicizia sincera di un paio di colleghi con famiglia. I giorni e le notti scorrono veloci anche a causa delle frequenti chiamate ospedaliere per urgenze di vario tipo fra cui tagli cesarei che richiedono l’abbandono immediato di qualsiasi altra attività.
Leandro è contento. Finalmente ha uno stipendio equo che gli permette acquisti fino a quel momento impossibili e abita, in affitto, in uno spazioso appartamento all’ultimo piano di uno stabile col mare a portata di mano.
Anche se, in un certo senso, è un po’ schiavo del lavoro, tant’è vero che Sandra gli dirà: ”Non c’eri mai”, Leandro è soddisfatto.

Prima, nell’ambiente universitario nel quale operava come unico anestesista di una Clinica chirurgica, aveva dovuto aspettare due anni prima di avere il posto di ruolo e si trovava sovente a doversi muovere con diplomazia; non era per niente un “adulatore”, ma era circondato da “scalatori e arrampicatori”. Non dava fastidio a nessuno, dato che il suo ruolo era quello ben preciso dell’anestesista. Malgrado tutto aveva, come tale e responsabilmente, esigenze “lavorative” non indifferenti.
In teoria nella Clinica universitaria avrebbe dovuto esserci il massimo, non solo per quanto riguarda le attrezzature ma anche per quanto riguarda la sistemazione dei degenti.
Non solo non era il massimo per attrezzature e comfort dei degenti, ma gli stessi “professori” universitari che circondavano il Grande Capo senza dubbio Barone della Medicina, alloggiavano in stanzette fatiscenti senza finestre, nei “fondi” dello stabile. Le stanze-uffici dove i migliori cervelli della medicina e della chirurgia avrebbero dovuto o potuto studiare per migliorare le condizioni di salute del popolo, avevano un arredamento semplicemente spartano. I Servizi igienici erano tali per cui quando un medico doveva fare pipì trovava utilissimo il lavandino.
Leandro svolgeva la sua attività di anestesista in questa clinica. Leandro sapeva che, quando bisogna essere responsabili, anestesiologicamente parlando, di pazienti sottoposti a interventi di alta chirurgia, è sempre necessario poter disporre di sangue da eventualmente trasfondere durante l’intervento. Non è sufficiente trasfondere sangue dello stesso gruppo; è necessario preventivamente, in laboratorio attrezzato, analizzare il sangue “del donatore” col sangue dell’eventuale ricevente. Questa operazione doveva essere fatta da personale specializzato.

Bella pubblicità per stimolare la donazione di sangue.

Da Wikipedia: ”Oltre al gruppo sanguigno esistono altri sottogruppi, dati dall’immunizzazione del sangue, avvenuta generalmente dopo trasfusioni; poiché tale immunizzazione rende impossibile riutilizzare lo stesso sangue di prima, è necessario effettuare la prova crociata, detta anche compatibilità, dove il sangue del paziente viene fatto reagire con il sangue campione”.
La clinica universitaria non possedeva un laboratorio di questo genere utile per gli interventi. Leandro ebbe, in un primo tempo, l’aiuto del laboratorio del vicino ospedale che ospitava il Centro Donatori di sangue. In un secondo tempo, questa collaborazione venne meno per ragioni puramente burocratiche e Leandro si trovò di colpo a dover imparare, come autodidatta, come procedere in questo complicato esame di laboratorio e, la sera prima degli interventi, chiudersi nel laboratorio di una clinica vicina e procedere con difficoltà all’esame stesso.
A distanza di anni, ancora oggi Leandro non sa se quegli esami che faceva erano corretti o meno. Dover fare quegli esami, detti “prova crociata”, era per lui terribilmente stressante; non aveva altra scelta. Lo sosteneva la coscienza e la tenacia; voleva andare avanti.
Fu fortunato quando trovò quell’ospedale di provincia che lo accolse con gioia.

L’Italia, bellissimo e unico paese di artisti e menti illuminate possiede una burocrazia talmente contorta e bizzarra per cui ogni situazione semplice diventa quasi insormontabile e permette alle menti malvage di massacrare psicologicamente le persone più forti.
Leandro, che aveva lasciato con gioia il difficilissimo lavoro dell’Università che lo metteva ogni giorno di fronte a gravi difficoltà pratiche nonché dissidi con la mentalità del “Barone” e dei “Vassalli” sculettanti, fu assunto come incaricato. Aveva sulle spalle il peso anestesiologico dell’ospedale nonché la responsabilità di quello che faceva, non aveva mai diritto di essere stanco e, malgrado avesse una moglie e un figlio, non poteva praticamente mai organizzarsi le meritate ferie.
La responsabilità lo porta spesso a “inutili” discussioni con gli Amministratori dell’ospedale stesso. È giusto menzionare il fatto che gli amministratori erano dei “semplici” politici totalmente incompetenti “di materia sanitaria”. Col passare degli anni la famiglia di Leandro aumenta e viene allettata dalla nascita di Alessio. La posizione di Leandro rimane però quella di un incaricato con la responsabilità del Servizio di Anestesia.
Alessio cresce bene ma le difficoltà burocratiche fra Leandro e gli amministratori diventano sempre maggiori. A mettere ulteriormente i bastoni fra le ruote è, ancora una volta il problema del sangue.
Questa volta il laboratorio funziona benissimo ma, il solito incompetente politico in questo caso addirittura regionale, decide di risparmiare e di obbligare il rifornimento del sangue da una distanza di 40 chilometri. Cosa significa tutto questo. Significa che, se durante un intervento si verifica un’emorragia non prevista, il sangue del paziente verrà trasportato per 40 chilometri, il laboratorio eseguirà la “prova crociata” per sentenziare la trasfusionabilità al paziente e spedirà il sangue per la trasfusione. Certi casi non sono assolutamente frequenti ma, iniziare interventi operatori sapendo che ci si potrà trovare in certe situazioni di non ritorno fa ribollire molto male la coscienza e fa considerare molto negativamente certi pianificatori.
Non voglio raccontarvi tutta la storia di Leandro, potrebbe essere anche troppo interessante ma non fa tutto parte di questa favola.
Il nostro anestesista si trova spesso ai ferri corti coll’amministrazione, con la Regione e col chirurgo. È un rompiscatole. Vorrebbe fare le cose a regola d’arte. Nella vita di tutti i giorni è un disordinato, però sul lavoro è molto preciso.
Una piccola parentesi per presentarvi Sandra.
La moglie di Leandro ha deciso di dedicare la propria vita al miglior andamento delle “pareti domestiche”. Potrebbe lavorare. Quando ha conosciuto Leandro lavorava nel laboratorio dell’ospedale. Ha pensato essere molto meglio dedicare le proprie capacità alla crescita sana e onesta dei figli e alle necessità professionali del marito. Sandra sosteneva le idee oneste di Leandro e l’aiutava nei donchisciotteschi combattimenti per una giusta sanità contro la miopia e l’incompetenza dei politici.
Quale divenne la parola d’ordine degli Amministratori?: “Bisogna disfarsi dei rompiscatole!”
Cosa c’è di meglio se non indire un concorso? Leandro non potrà partecipare dato che non ha ancora l’idoneità per fare l’Aiuto.
Ha sì dato l’esame a Roma assieme a una grande quantità di colleghi provenienti da tutta Italia, sa di averlo superato ma non è nelle condizioni di possedere e presentare il pezzo di carta ufficiale. È qui che la burocrazia italiana dimostra la propria malvagità. A Leandro non serve aver lavorato giorno e notte per tanti anni; non serve essere stato assistente universitario; e non serve neppure aver lavorato in una prestigiosa università straniera. È indispensabile quel pezzo di carta da Roma ed è necessaria la firma del Ministro; in questo caso il Ministro della Sanità. Non ricordo chi fosse a quei tempi il Ministro che doveva firmare.

E. Munch – DISPERAZIONE

Leandro era disperato. Se non avesse presentato il documento, non avrebbe potuto partecipare al concorso e si sarebbe trovato “in mezzo alla strada” con una famiglia a carico.
Quando una persona è disperata, o si mette in un angolo e aspetta che si scateni il massimo o comincia a pensare a una soluzione.
La prima possibilità lo porterebbe precipitosamente a Roma. A fare che? Finché il Ministro non firma…
I Ministeri della nostra Repubblica non sono delle casette con una porticina alla quale si può bussare.
Eppure una strada deve esserci. Leandro sa per certo di aver superato l’esame; sa quindi che dovrebbe essere possibile avere il certificato.
Fa l’impossibile; si muove in modo assurdo; agisce da apparente cretino.
Cerca l’elenco telefonico di Roma, trova il Ministero della Sanità e fa il numero. Gli risponde il centralino, si presenta e chiede di poter parlare con la Segreteria del Ministro. Nello spazio di qualche minuto gli risponde una gentilissima signora alla quale Leandro spiega la propria situazione. Dopo meno di un minuto questa gentile signora dice a Leandro: ”Venga fra due giorni verso le nove con una carta bollata”.
Leandro trova la possibilità di partire col vagone letto e arrivare piuttosto riposato a Roma al Ministero della Sanità con la carta bollata. Raggiunge l’ufficio della segreteria del Ministro, e, in men che non si dica, ha il suo certificato regolamentare.
Cos’era successo? La segretaria doveva far firmare subito ciò che il Ministro avrebbe firmato con comodo anche qualche settimana dopo. Dice al Ministro di essere parente di Leandro. Il Ministro firmò la sera precedente il suo arrivo a Roma.
Cosa c’è di anormale in tutta questa storia?

Da “Afrodisia 2002”   In ogni piccola cosa c’è un mondo dentro, un microcosmo il cui cuore batte in sintonia col macrocosmo. Non esiste il caso, le coincidenze sono sincronicità di fatti che devono accadere.

Per quei tempi la prima anormalità fu quella di ottenere la risposta del centralino del Ministero. Per esperienza personale precedente e seguente, se non conoscete il numero segreto il centralino non risponde.
La seconda anormalità è che Leandro poté parlare subito con la segretaria del Ministro.
La terza e quasi commovente anormalità è che la segretaria accetta il discorso, lo capisce, si mette nei panni di Leandro e, nello spazio di poche ore diventa, per il Ministro, parente di Leandro.
In questa favola non c’è nessuno che sta per morire; c’è però una famiglia disperata a causa della malvagità di uno stupido burocrate.
Una favola di ieri a lieto fine nella quale sono sicuramente intervenute delle energie buone particolari. È plausibile che si tratti delle energie di un angelo. Penso senz’altro che gli angeli esistano e che, silenziosamente, ci diano una mano facendoci credere alle coincidenze.
Volete sapere come andò a finire?
Molto male per il burocrate dell’ospedale. Infatti rimase attonito quando Leandro gli presentò i documenti per partecipare al concorso. Cercò invano di carpire il segreto dell’efficienza burocratica romana. Leandro non si scompose e lo lasciò farfugliare.

Émile_Gaboriau

Quando ci fu il concorso, e questa potrebbe essere una quarta, anche se piccola, anormalità il Presidente della Commissione, che fu estratto a livello ministeriale, era il Professore che anni prima aveva dato a Leandro la specialità in anestesia, che aveva conosciuto anche Sandra e che, come piccola piccola particolarità, era un vero Galantuomo molto diverso dai “Baroni” esistenti sulla piazza.

A titolo di simpatica curiosità  Émil Gaboriau, scrittore francese morto nel 1873, scrisse in “L’Affare Lerouge”:

Il caso, vedete, favorisce solo gli uomini forti, ed è ciò che fa indignare gli sciocchi.

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