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Posts Tagged ‘francobollo’

Nel 2004 uscì questo francobollo… che sicuramente fu visto da pochissimi italiani.

Anniversario importante

Anniversario importante

Fu visto da pochissimi italiani dato che le nostre poste fanno stampare i francobolli praticamente solo per estorcere soldi ai collezionisti. Lo dimostra il fatto che se andate in un ufficio postale e chiedete un francobollo da 0.85 centesimi di Euro per spedire una cartolina in Svizzera, molto probabilmente l’impiegato dell’ufficio non sarà nelle condizioni di esaudire la vostra richiesta.

Ora i francobolli ad uso postale li “stampano” al momento!… ma non sono francobolli.

Nel mese di novembre di quest’anno Trieste è ritornata italiana da sessanta anni.

Tornando al francobollo del 2004, in quel francobollo che inneggia al ritorno dell’Italia… dopo la Seconda terribile Guerra Mondiale, è insito l’AMORE per l’Italia dei triestini e la morte di alcuni patrioti che stimolò indirettamente gli Angloamericani a prendere una decisione in merito.

Per i cittadini d’Italia che seguono giornalmente dibattiti a non finire sulla situazione politica della nostra martoriata penisola, Trieste è abbastanza lontana e la storia della città è poco conosciuta.

Sarebbe auspicabile che si ricordasse un poco quanto i triestini, nel lontano 1954, seppero amare la Patria.

Non basta amare la Patria coll’Inno di Mameli prima delle partite di calcio o durante la premiazione di un atleta dopo un evento sportivo. Amare la Patria significa anche cercare di estirpare dal proprio comportamento il “DRITTUME” imperante e comportarsi con la giusta educazione e rispetto.

Quando si dice che qualcuno è morto per un ideale nel Risorgimento, si considera un periodo storico apparentemente molto lontano, ma se si considera il 1953 a noi piuttosto vicino e si pensa che queste sei persone

medaglie

sono morte per amore verso l’Italia, forse sarebbe possibile pensarci un attimo prima di muoversi egoisticamente e contro il benessere della collettività.

Queste persone volevano ritornare ad essere “italiani” a tutti gli effetti.

Amavano davvero l’Italia…

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Tutti vogliono raccogliere soldi per gli alluvionati.

Basta accendere il televisore e molti programmi consigliano € 2 per gli alluvionati e altre gentilezze… col telefonino.

Gli alluvionati sono dei poveretti, e ancor di più quelli che hanno perso tutto. Dicono che quando succede qualcosa di eccezionale, bisogna aiutare e poi cercare il colpevole… che non si trova mai perché è sempre quell’altro.

Ma il colpevole è lo Stato; quello che ti chiede le tasse… e poi cosa ne fa?

Dov’è l’eccezionalità? Nel lontano 1981 le Poste Italiane emisero questo francobollo:

Francobollo del 1981

Francobollo del 1981

Già si parlava di dissesto idreogeologico. Dall’81 a oggi ci sono state tante alluvioni, tutte eccezzzzionali. Tant’è vero che nel 1995 salta fuori un altro francobollo per aiutare gli alluvionati del Piemonte. Questa volta con un sovrapprezzo.

In favore degli Alluvionati del Piemonte

In favore degli Alluvionati del Piemonte

Pensate che ogni persona che ha acquistato questo francobollo ha regalato 2250 lire ai piemontesi alluvionati.

Non credo ci sia molto da aggiungere se non che sarebbe meglio “veramente” lavorare per l’Italia anziché giocare al “Senatore” e/o a dire che LA LEGGE È (DOVREBBE ESSERE) UGUALE PER TUTTI.

Se ci sono stati i morti e qualcuno ha perso tutto perché è sempre colpa dell’altro?

È anche colpa di tutti noi.

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Lo vedete questo francobollo?

Francobollo emesso nel 2006 dalle Poste Italiane

Francobollo emesso nel 2006 dalle Poste Italiane

È stato emesso nel 2006 per commemorare la strage di Bologna del 1980. Perirono 85 persone.

Pensate voi che fra un po’ di anni le Poste Italiane emetteranno un francobollo per commemorare i tanti morti della politica “drammatica” degli ultimi anni?

Perché i morti siano presi in considerazione… devono morire tutti insieme?

Fra i tanti morti ci sono anche quelli della Mala e Insufficiente Sanità che fanno soffrire “gratuitamente” migliaia di cittadini.

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Mi piace scrivere qualcosa in favore del francobollo.

Il francobollo è un piccolo pezzetto colorato che, più di un secolo fa, è stato inventato per far spedire le lettere, cioè per dimostrare l’avvenuto pagamento della tassa necessaria per quel servizio. Col tempo, quel “pezzettino di carta”, è diventato sempre più bello e ha cominciato a raccontarci delle storie.

Questo è il primo francobollo. Il famoso PENNY BLACK.

Il PENNY BLACK emesso nel 1840

Dall’uscita del primo francobollo ogni Regnante si è trovato a figurare sui francobolli del proprio stato o della propria Colonia.

Oggi se dovete telefonare, non dovete neppure ricordare il numero. Basta richiamare una memoria e, clic, alcuni istanti dopo arriverà il segnale giusto. Un tempo il segnale era solo di libero o di occupato. Ora ve ne dicono di tutti i colori e qualche volta risponde la persona alla quale avete telefonato.

Teleselezione in Italia

Guardate questo francobollo da 25 lire (4 francobolli uguali – una quartina). Fu emesso nel 1970 per commemorare il completamento della rete teleselettiva nazionale. Fino a quel momento per telefonare a qualcuno che risiedeva in un comune diverso da quello di partenza, bisognava chiamare un operatore, comunicare il numero e il comune desiderato e attendere pazientemente di essere richiamati. L’attesa poteva durare anche qualche mezz’ora e, quando finalmente potevate parlare col numero desiderato, dopo tre minuti, l’operatore vi chiedeva se volevate continuare la conversazione oppure no.

Il francobollo vi mostra un mezzo dischetto telefonico stilizzato.

Normale telefono da tavolo

Il dischetto telefonico coi numeri è facilmente visibile in questa fotografia. Quando arrivò la teleselezione nazionale bisognava selezionare il numero della “zona” prima del numero di nostro interesse. Fino a quel momento l’Italia era divisa in zone di appartenenza, ovvero esistevano società che gestivano regioni ben precise. Da Nord a Sud le cinque società telefoniche erano: STIPEL, TELVE, TETI, TIMO e STET. Solo nel 1965 furono unificate dalla SIP (Società Idroelettrica Piemontese) che, per l’occasione, diventò Società Italiana Per l’esercizio telefonico.

Quando si doveva telefonare si immetteva il ditino nel numero, lo si faceva girare fino al fermo, si faceva poi il numero seguente, il seguente ancora e finalmente si sentiva la linea libera o occupata. Si ripeteva il numero sempre nello stesso modo quasi a far arrossare il dito. Se poi la “linea” era occupata si rischiava di impazzire.

Telefono Sirio

Arrivarono poi i telefoni SIRIO coi tasti. Telefonare divenne più facile; tanto più che si poteva ripetere il numero con un unico tasto.

Non si dimentichi che i telefonini assolutamente ancora non esistevano. Se qualcuno era fuori casa e doveva telefonare, solo per le telefonate urbane poteva usare il telefono a gettone. Si doveva fare il numero e, solo dopo la risposta si doveva schiacciare quel piccolo tasto in alto che faceva scendere il gettone e allora ci si poteva parlare. Non ricordo se c’era un limite di tempo oppure no.

Telefono a gettone

Sempre col dischetto erano apparsi anche dei comodissimi e bellissimi telefoni da “comodino”. Erano anche molto simpatici e occupavano poco posto. Ce n’erano proprio di tutti i colori. Si chiamavano ERICOPHON.

ERICOPHONE

Naturalmente dall’apparecchio a gettone, si passò velocemente all’apparecchio a gettoni e alle cabine telefoniche con le porte basculanti tipo Saloon. Dopodichè arrivarono le schede telefoniche che stimolarono i collezionisti.

Recentissimamente ho trovato questo articolo:

http://pinoscaccia.wordpress.com/2011/05/29/addio-vecchia-cabina/

che dimostra un’era in declino.

ADDIO!

OGGI SI VIAGGIA SOLO COL TELEFONINO E CI SI INTOSSICA DI ONDE INVISIBILI

Siamo partiti con un francobollo. Quante cose può farci ricordare un semplice francobollo.

Anche lui scomparirà. Nessuno più scriverà e nessuno più aspetterà l’agognata lettera.

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