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Posts Tagged ‘Gressoney’

FUI LASSÙ

In un blog propagandistico-turistico frivoletto anzichéno ho trovato e “rubato” questa foto da webcam. Mi è piaciuta moltissimo. Particolarmente perché si vedono stupendamente le montagne dal Weisshorn al Liskamm (Gruppo del Monte Rosa), e poi perché, poco più che bambino fui proprio sul Castor (la terza montagna da destra).

webcam-mrs

Erano decisamente altri tempi. Guardando queste montagne non ho potuto fare altro che, al solito, ricordare quei momenti unici in cui, dopo qualche ora di marcia sul ghiacciaio, raggiunta la vetta ci si trova a godere uno spettacolo unico.

Per essere più precisi la marcia era iniziata il giorno prima da Gressoney St. Jean con tappa e pernottamento alla Capanna Quintino Sella. Non ricordo se da Gressoney St. Jean a Gressoney la Trinité andammo con la corriera. Sicuramente fu una bellissima camminata di almeno 7 ore.

La vecchia CAPANNA SELLA

Oggi esistono funivie che vanno oltre metà percorso. Cioè fino al Colle della Bettaforca. Già arrivare alla Capanna Sella fu molto bello. Ad una altezza di circa 3600 metri l’aria è veramente diversa. Fu lassù che mi resi veramente conto quanto la pressione sia importante per la bollitura e la cottura degli alimenti. Ricordo appunto che mangiammo una minestrina con delle patate bollite. Sembrava non fossero cotte; erano ancora durette, e questo a causa dell’altezza. Infatti l’acqua bolle ad una temperatura inferiore rispetto al livello del mare.

Questa capanna fu costruita la prima volta nel 1885. Di quei momenti non ricordo moltissimo. Naturalmente passammo la notte in quella capanna e alla mattina, sveglia molto presto, si partì verso la vetta del Castor. Tutto sul ghiacciaio, con la guida e… in cordata.

Come tutti noi sappiamo, nello stesso modo come il numero di sciatori è molto aumentato, anche il numero di chi va per montagne, anche se in proporzione minore, è considerevolmente cresciuto. Non si dimentichi che le funivie portano in alto dove si andava prima a piedi. La Capanna diventò Rifugio Quintino Sella, molto più grande e sicuramente molto più confortevole.

Rifugio Quintino Sella costruito nel 1982

Ricordo perfettamente che quella notte, a causa dell’altezza, dormii piuttosto poco; inoltre si dormiva vestiti e naturalmente i servizi erano molto spartani. Una buona parte dei ricordi, correva penso l’anno 1949, mi è stata stimolata da un paio di fotografie scattate sulla vetta della montagna. Ho trovato interessantissimo l’abbigliamento che rivela i cambiamenti. Ad eccezione della guida (in basso a sinistra), siamo tutti senza una vera e propria giacca a vento oggi credo indispensabile se si vuole salire a 4200 metri di altezza.

SULLA VETTA DEL CASTOR - 4220 metri sul livello del mare

Come si può ben notare dalla fotografia, siamo tutti legati. La corda passava da uno all’altro e, nei punti un po’ più difficili ci si doveva muovere uno alla volta, altrimenti un eventuale scivolone avrebbe potuto trascinare tutti gli altri. La guida, durante la salita era sempre il primo; in discesa era invece l’ultimo. Era infatti la guida che, grazie alla corda, avrebbe trattenuto chi sarebbe scivolato.

Ricordo quella giornata come unica. In questa fotografia ci sono anch’io. Sono il primo da sinistra in alto.

E questo è una parte, solo una parte, dello spettacolo che i miei occhi di ragazzino ebbero la possibilità e la fortuna di godere. Questa foto l’ho trovata su internet.

da "Quotazero.com"

Ho scritto questo articolo stimolato dalla foto della webcam e dal piacere di diventare sempre più giovane.

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Ancora una volta il mio nipotino mi ha portato a scrivere.
Oggi era a pranzo dai nonni assieme al fratellino. Siamo, noi nonni, andati a prenderli all’asilo e ce li siamo portati a casa.
Mentre la nonna prepara da mangiare, il nonno si ritrova occupato a intrattenere quegli ospiti così importanti.
Questi nipotini hanno grandi aspettative.

Per loro andare dai nonni è una grande gioia.

Mi trovo a chieder loro cosa hanno fatto di bello all’asilo.. Il piccolo ci ha mostrato due disegni; il grande dice di aver disegnato un autobus. In particolare dice di aver disegnato lo scomparto inferiore adibito a raccogliere i bagagli.
È a questo punto che sento scattare in me un ricordo interessante preceduto da questa domanda:“Come si viaggia oggi sugli autobus?”
La risposta è:”Più che bene”..
Se dovete andare vicino o lontano, i sedili sono comodi e confortevoli. Se poi dovete andare lontano, non solo i sedili sono confortevolissimi, ma avete l’aria condizionata e una toilette che vi mette al riparo da necessità impellenti.

Mi sono ricordato di quando si andava, in Val d’Aosta, nella Valle di Gressoney.

GRESSONEY SAINT JEAN

Innanzitutto si arrivava con la”vaporiera” a Pont Saint Martin da Torino su un treno assolutamente non confortevole e, per giunta, coi finestrini aperti che permettevano di arrivare “affumicati”. Ma nessuno ci faceva caso. Era così, ed era ancora bello che ci si potesse andare e che ci fossero i binari.
Si andava col treno dato che i tempi in cui in ogni famiglia ci sarebbe stata un’automobile erano ancora lontani.
Da Pont Saint Martin ci aspettavano 27 chilometri in salita con la “corriera”.. In salita dato che si andava a 1300 metri sul livello del mare; in salita dato che, quel breve percorso era lento e con soste interminabili.
Ho trovato questa foto.

UNA CORRIERA D'ALTRI TEMPI

Come potete vedere, la parte posteriore ha una scaletta ripiegata su se stessa che serviva per mettere i bagagli sul tetto. Nell’interno i posti erano stretti e non c’era posto per la valigie. Non bisogna dimenticare che, oltre alle valigie, sul tetto trovavano posto anche biciclette e altri bagagli voluminosi.
Il carico dei bagagli era estenuantemente lungo.
Quando finalmente si partiva (l’orario era piuttosto utopico), non solo l’interno della corriera era pieno, ma alcuni viaggiatori erano costretti a trovar posto sul tetto assieme a ogni sorta di bagaglio.
L’interessante di questa corriera era che, oltre a partire con “comodità” quando si fermava nei vari paesi, prima di ripartire passavano moltissimi minuti. Dovevano scaricare dal tetto passeggeri e bagagli e finalmente si ripartiva.

Queste belle corriere venivano utilizzate anche per allegri matrimoni.

MATRIMONIO ANNI 50

Che ne sarà di questa bella coppia. Chissà se qualche figlio o qualche nipotino leggerà questo articolo?

Perchè questo scritto. Perchè oggi ci troviamo a vivere bene o, per lo meno, meglio, molto meglio. Oggi, di fronte ai mezzi pubblici siamo sempre più scontenti e abbiamo perso il gusto e il desiderio di “guadagnarci” certi momenti sereni.
Ho sempre parlato di sofferenze “gratuite”. Eravamo usciti da sofferenze terribili e assolutamente “gratuite” volute o gestite da un folle che sperava di governare l’Europa. Ci si sapeva accontentare. Si stava peggio?
Chi lo sa! Potrà essere un importante argomento per tanti giovani e meno giovani sempre pronti al “mugugno” e alla protesta…

NON STO DICENDO CHE BISOGNA RIESUMARE LE CORRIERE. SE PERÒ SI CONTINUA A ESSERE FURBI SI RISCHIA DI PERDERE I BENEFICI DELLA NOSTRA COSIDDETTA CIVILTÀ.

CERCHIAMO DI ESSERE FURBI A BENEFICIO DELLA COLLETTIVITÀ

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