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Oggi, o qualche mese fa, ero col mio nipotino a cercare delle foto sul computer. Mentre guardava e scrivevo mi viene da dire, non ricordo il perché: macchina da scrivere”. Poco dopo il mio nipotino mi chiede:”Che cos’è la macchina da scrivere?”. Naturalmente non bisogna assolutamente stupirsi. Oggi i bimbi e gli adolescenti maneggiano il computer con grande facilità ma, se chiedi loro cos’è una macchina da scrivere, rimangono di stucco.

Non mi sembrava vero poter andare a cercare la macchina da scrivere.  

La Studio 42 dell'OLIVETTI

Da adolescente e finché vivevo coi miei genitori, usavo una Studio 42 Olivetti di mio padre che ho tutt’ora e che ho quindi potuto spolverare e aprire. È ancora quasi perfetta. Sembra nuova.

Quando gliel’ho fatta vedere i miei nipotini sono, per un attimo, rimasti come ipnotizzati. Il piccolo è stato subito attirato dal tasto rosso; il grande si è trovato maggiormente interessato al funzionamento.

Fino a “pochissimo” tempo fa, se si doveva scrivere una lettera, o si prendeva una biro o si tirava fuori la macchina da scrivere.

Ma quando è nata la MACCHINA DA SCRIVERE?

Peter Mitterhofer

La primissima macchina da scrivere nacque nel 1864 come „Wiener Modell 1864“ e si trova nel Technischen Museum di Vienna. Il suo inventore, un carpentiere di Partschins (oggi Alto Adige), di nome Peter Mitterhofer.

Questo signore faceva il carpentiere. Per questa ragione questa prima macchina da scrivere è di legno.

Dopo aver “pensato” e costruito la prima macchina da scrivere la portò a Vienna pensando a un successo. A Vienna dato che a quei tempi il Süd Tirol (in italiano “Alto Adige”) era parte integrante dell’Impero Austro Ungarico. Malgrado vari tentativi non ebbe successo.

La prima macchina da scrivere

L’idea, comunque, della macchina da scrivere era partita grazie al carpentiere sudtirolese ed è per questa ragione che, proprio a Parcins ebbi il vero piacere di visitare il bellissimo Museo della macchina da scrivere.

Ce n’è sono una quantità inimmaginabile. Dai primi tipi, anche mastodontici, alla Lettera 22, l’inseparabile macchina di Indro Montanelli.

Credo che lui, anche nell’era del Computer, continuasse a usarla. Per questa ragione, nel francobollo che lo commemorò nel 2009 è ritratto con la sua Lettera 22.

INDRO MONTANELLI

Questa macchina era portatile in una comodissima valigetta, non era assolutamente voluminosa, aveva un’altezza abbordabilissima e poteva essere usata ovunque. Una persona seduta su una panchina poteva usarla tenendola sulle ginocchia. Non era assolutamente rumorosa… anzi, il ticchettio di chi scriveva faceva addirittura compagnia.

Chi oggi è abituato al computer può sorridere considerando anche le più moderne macchine da scrivere. Ce n’erano anche di elettriche, per cui una minima pressione sul tasto produceva sulla carta sempre la stessa pressione e si otteneva una scrittura piuttosto uniforme. C’erano anche le telescriventi, per cui l’impulso sui tasti arrivava in capo al mondo. Le telescriventi sono ora sostituite dal telefax.

Questa è la cartolina pubblicitaria del Museo:

CARTOLINA DEL MUSEO

e questa la modernissima costruzione del Museo stesso.

Museo di PARCINS

A mio parere è molto interessante  trovare in questo paesello in provincia di Bolzano un così bel Museo.

Verrebbe da pensare che la località ideale per un simile Museo avrebbe potuto essere Ivrea. Invece no.

Ivrea però, con l’Olivetti, ha avuto il suo francobollo.

È probabile che a Ivrea ci sia il Museo dell’Olivetti o il museo dell’arancia (molto usata a carnevale) o di altro tipo.

Questo il francobollo che riproduce i caratteri di una macchina da scrivere convenzionale.

Francobollo del 2008

Mi fa molto piacere poter scrivere questo articolo dato che oggi tutti usano una tastiera ereditata dalla macchina da scrivere, ma pochi giovani hanno visto quest’oggetto.

…e pochissimi l’hanno usato.

Quando ci si accingeva a scrivere una lettera, non era come col computer; bisognava stare ben attenti a non sbagliare. Non c’era la possibilità di cancellare o di tornare indietro o ricominciare daccapo come col computer. Se si sbagliava qualche lettera si poteva rimediare col bianchetto o riscrivendo la battuta con maggiore intensità; in ogni caso il risultato non era buono.

È tipico lo scrittore che, non soddisfatto di quanto scritto fino a quel momento, tira fuori violentemente dal rullo della macchina il foglio e, dopo averlo ben distrutto o stropicciato lo butta nel cestino.

Il cestino del computer imita il cestino sempre presente vicino a una dattilografa.

Una dattilografa (esistevano anche i dattilografi maschi) era brava se scriveva molto velocemente e non faceva errori.

Chi veramente, credo quasi ufficialmente, portò la macchina da scrivere agli onori della cronaca e inaugurò l’esistenza di una figura ormai leggendaria fu l’americano Christopher Latham Sholes vissuto fra il 1819 e il 1890.

La figura leggendaria, sì perché oggi non esiste più, è la dattilografa forse oggi sostituita, ma solo in parte, dalla segretaria.

Lilly la prima segretaria dattilografa

In questa figura possiamo vedere il Signor Latham Sholes nel suo salotto nel 1874. Alla macchina da scrivere siede sua figlia Lilly, la prima segretaria dattilografa del mondo che scrisse con una macchina da scrivere con leve dei caratteri prodotta industrialmente.

Una macchina da scrivere mi è molto più familiare di un computer.

Questo particolare mi fa veramente capire quanto sono diventato “giovane”.

Effettivamente, a ben pensarci, quando sono nato la macchina da scrivere esisteva già da molto tempo; in un certo senso ha accompagnato tutta la mia vita!

E NON È ANCORA MORTA!

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