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Posts Tagged ‘onestà’

È passato quasi un anno da quando scrissi questo:
https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/12/01/che-bella-la-vita/

Che bella la vita!

Era, lo ricordo troppo bene, il 23 novembre dell’anno scorso. Il mio intestino, dopo tanti mesi, ma meno di un anno, ricominciò a fare i capricci. Pensavo di poter provvedere con un po’ di “chimica” ed evitare l’Ospedale.
Non solo non fu così ma, a causa delle mie condizioni, per cui facevo fatica a reggermi, e temevo il peggio, chiesi l’ausilio di un’autoambulanza.
Giunsi in Ospedale in ambulanza. “Che onore!” passare davanti a tutti; non dover fare la fila. Quasi quasi il sentirti un “privilegiato” ti farebbe pensare:”Cento di questi giorni!”
Poco fa ho riletto CHE BELLA LA VITA. Ho rivissuto in modo vivido quel momento meraviglioso della dimissione dall’ospedale. L’avevo dimenticato; avevo dimenticato quel fuggevole senso di colpa verso chi doveva rimanere. Era finita la sofferenza! Era finita quella sofferenza che arriva di colpo e non lascia spazio a dubbi e neppure a ripensamenti; quella sofferenza che non si può procrastinare.

Te la devi sorbire… e basta!

Ho vissuto molti anni in Ospedale. Ho visto pazienti “programmati” che, anche se a malincuore, decidevano o accettavano la degenza e l’intervento. E ho visto anche persone che arrivavano, loro malgrado, in ospedale da situazioni di apparente benessere. Di colpo era cambiata la vita; di colpo bisognava affidarsi a degli sconosciuti in camice bianco, bisognava raccontare la propria vita e, di lì a pochi minuti ritrovarsi alla mercé di droghe potentissime.

da "UNIVERSITANDO.COM"

Quella sera, saranno state le 22, ero uno di quelli. Non avevo il camice bianco e neppure quel fonendoscopio (non stetoscopio) che nei filmati viene sfoggiato “abbondantemente” per far comprendere allo spettatore il livello del personaggio inquadrato. Quella sera dovevo, per l’ennesima volta, raccontare per quale ragione il mio intestino aveva deciso di tradirmi. Per l’ennesima volta dovevo dire quanto era il dolore da 1 a 10. Per l’ennesima volta dovevo pregare un consistente “intervento” che mi permettesse di “respirare” dopo ore di dolore. Il dolore era cominciato molte ore prima; “loro” lo sapevano ma dovevano prima fare tante domande. È la prassi!.. e bisogna accettarla.
Perché ritorno oggi sull’argomento. Perché il rivivere quei momenti mi fa capire quanto il nostro vivere sia appeso a un filo. Quanti personaggi riescano a vivere in modo perverso senza mai chiedersi la possibilità dell’esistenza di un repentino cambiamento!
Oggi è in me ancora la stessa gioia e la consapevolezza che il poter respirare a pieni polmoni con la mia famiglia (e i miei nipotini) è un dono inestimabile che non ha prezzo. Queste semplici considerazioni mi fanno pensare che, se certi personaggi vivessero alcuni minuti nel Pronto Soccorso di un Ospedale, la vita avrebbe dei risvolti migliori. Non auguro loro né l’incidente e neppure la malattia acuta; basterebbe che “vedessero” le sofferenze e le gioie della libertà riacquistata.
L’onestà, il rispetto e l’educazione diventerebbero importanti e positivi per tutti noi. Dovremmo sicuramente subire meno sofferenze “gratuite”.
C’è ancora una considerazione da fare; e la faccio ora che, dopo 2 anni, constato sul mio blog 20.000 visite. Non sono assolutamente molte.
Ciò che mi stupisce è come quello menzionato all’inizio abbia ricevuto solo 43 visite e IL SALVADANAIO 1341 per non parlare dell’ARTICOLETTO 17 che ne ha ricevute ben 2321.

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/09/02/articoletto-17/

Non scrivo per ricevere molti commenti. Scrissi per il gusto di mettere a fuoco la mia gioia di quel momento quasi unico, non per mettere in guardia la possibilità di improvviso cambiamento nella vita di ognuno di noi.

Se ricevo dei commenti, mi rendo conto sempre di più di ricevere commenti oculati e intelligenti; non frivoli e insignificanti come quelli che si leggono nella maggior parte dei blog.

GRAZIE!

In ogni situazione sarà sempre positivo trovare il modo di sorridere. Se qualcuno dovesse arrivare in ospedale, sarà bene se, prima di un intervento si informi sulle competenze dell’anestesista.

Da "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

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“VOGLIO DIVENTARE RICCO”

Ecco quanto non si sente dire proprio mai! Intanto non funziona. Tante persone vogliono diventare ricche ma non comperano neppure un biglietto della lotteria. Ci sono, ci sono stati, al contrario personaggi che hanno deciso di diventare ricchi… e ci sono riusciti… senza guardare in faccia a nessuno.

SE FOSSERO DA 500 !. . .

Press’a poco vent’anni fa sembrava che tutti potessero diventare ricchi investendo in borsa. E c’era chi aveva deciso di diventare ricco… alla faccia di chi si abbuffava in borsa. Un po’ di anni dopo, quando il mondo si accorse che ciò non era possibile, nacquero, particolarmente negli Stati Uniti, giocolieri senza scrupoli che, aiutati da banche anche europee, riuscirono a far gonfiare certi mercati immobiliari in modo tale per cui, bastò un tassello messo male, per cui tutto il castello crollò… e siamo ancora quasi tutti sotto le macerie.

Quasi tutti perché chi mise il tassello male scappò in tempo.

Questi accadimenti ci fanno pensare con tristezza alla natura umana di “abbastanza persone” che annaspano, dalle soglie dell’età matura ai momenti in cui i primi capelli cominciano a diventare grigi, per ammucchiare sostanze, essere “qualcuno” nel mondo della finanza e godere di carte di credito di platino.

LA CARTA DI CREDITO DI PLATINO

Con la Carta di Credito di Platino ci si sente arrivati e capaci di partire, lancia in resta, alla conquista del mondo. Si è serviti e riveriti e tutti sanno di aver a che fare con un personaggio ricco.

È bello essere ricchi. Non dover guardare in faccia nessuno; non essere obbligati ad essere educati; l’onestà è poi relativa altrimenti come si fa a conservare la ricchezza?

Se poi si arriva ad essere ricchi si può vivere nei Paesi “dorati” del mondo e confrontarsi con altri ricchi: quelli veri?

Non voglio mica dire che non sia comodo poter disporre di ingenti somme. I problemi sono sostanzialmente due.

Il primo è che , in ultima analisi, la ricchezza non rende felici.

Il secondo è che, molte persone che sono riuscite a diventare ricche, hanno “consumato” la prima parte della vita per arricchirsi. Non hanno dormito, hanno mangiato male, non “hanno avuto tempo” per avere, tenere e coltivare degli affetti e hanno dimenticato che MADRENATURA aveva dato loro un corpo da rispettare. Appunto quando i capelli cominciano a diventare grigi, comincia il “regolamento di conti” sotto forma di acciacchi. E allora si va a cercare il medico migliore e si comincia a spendere e spandere per curarsi. Non si potrà sicuramente guarire; si potrà migliorare. La carrozzeria è deteriorata. Si finisce con lo spendere una buona parte di ciò che s’è guadagnato. Il grottesco è che si spende il guadagno e la causa degli acciacchi. Se nell’arco di quel vivere sfrenato alla caccia della ricchezza, si fosse riusciti a fare un pensierino alla “manutenzione”, la ricchezza sarebbe stata minore ma la vecchiaia migliore e circondata da affetti.

Ho trovato questa storiella su un periodico svizzero. L’ho adattata e penso possa chiudere egregiamente questa mia piccola fatica.

UN PESCATORE

C’era una volta un importante uomo d’affari che, passeggiando sul molo del porticciolo di un borgo marino, vide un baldo pescatore attraccare la propria barca.

Aveva pescato due bei tonni e stava per scaricarli quando l’uomo d’affari, congratulandosi con lui gli disse: “Ma lei ha pescato proprio dei bei pesci; certamente sarà soddisfatto”. E continuò:”Quanto tempo ha impiegato per fare questa buona pesca?”

“Poco più di due ore” rispose il pescatore.

L’uomo d’affari stupito:”Ma perché non è stato in mare un po’ di più? Avrebbe potuto pescare molto di più”.

“Perché?” chiese il pescatore “A me questi pesci sono sufficienti. Con questa ottima pesca posso mantenere bene la mia famiglia per qualche giorno”.

L’uomo d’affari, stupito per la risposta, gli chiese:”Ma cosa fa lei nelle prossime ore? Come occupa le ore della giornata che le restano?”

“Vede” rispose il pescatore “io alla mattina non mi alzo molto presto. Mi piace dormire. Poi tranquillamente vado un po’ a pescare, poi, prima del pasto di mezzogiorno gioco coi miei bambini. Dopo il pasto faccio un riposino con mia moglie.

Al pomeriggio faccio una passeggiata nel Paese, una partitina a carte con gli amici, mi bevo un bicchier di vino e faccio una suonatina con la chitarra.

Come vede, la mia giornata è abbastanza piena.”

L’uomo d’affari si presentò come tale e disse:”Io potrei aiutarla”.

“In che modo?” chiese il pescatore.

“Semplice” continuò l’uomo d’affari “Lei dovrebbe pescare per più tempo e, col maggior pescato, comperare una barca più grossa. Continuando a guadagnare di più, lei potrà comperare altre barche e quindi, pescare ancora di più. Col tempo potrà portare il pescato direttamente alla fabbrica che lo lavorerà e, se continuerà su questa strada, potrà addirittura comperarsi la fabbrica.

Naturalmente la sua fabbrica potrà diventare una Società per Azioni, lei potrà andare ad abitare in città e dal suo ufficio lei potrà seguire l’andamento degli affari e delle sue azioni. Potrà fare una bella vita.”

Il pescatore l’ascoltò attentamente. Non perse una sola parola e chiese:”E quanti anni ci vorranno per tutto questo?”.

L’uomo d’affari fece un veloce calcolo mentale e disse:”Press’a poco vent’anni”.

“E poi?” chiese il pescatore? 

“E poi, quando avrà raggiunto l’agiatezza potrà traferirsi in un bel borgo di pescatori, dormire fino a tardi, andare ogni tanto a pescare, giocare coi nipotini, dato che i suoi figli saranno nel frattempo cresciuti, fare un riposino con sua moglie dopo mangiato e andare a spasso nel paese.  Naturalmente, se ne avrà voglia potrà anche farsi un buon bicchiere di vino e suonare la chitarra con gli amici”.

“Ma io sto già facendo tutto questo” rispose il pescatore dopo qualche minuto di silenzio “per quale ragione dovrei aspettare venti lunghi anni?”

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