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Posts Tagged ‘paura insegnante’

Nell’Articoletto 17 sviluppai in parte la paura dello scolaro terminando con un ricordo veramente amaro e cioè il titolo di un tema che mi distrusse: PERCHÈ AMO L’ITALIA.

La Guerra, quella Guerra Mondiale che distrusse vite umane in ogni angolo del pianeta e che ci dimostrò, forse per la prima volta, che a far le spese di un conflitto non sarebbero stati solo gli eserciti ma soprattutto gli inermi civili, era finita da poco più di un anno.

A quei tempi, coll’Aviazione che arrivava dappertutto nessuno riusciva più a sentirsi tranquillo e, in qualunque momento, era possibile sentire sulla propria testa il rombo di un aereo unitamente alla “musica” del mitragliamento.
Accadde a mio padre che solo per pura fortuna, o grazie a coincidenze particolari, riuscì a rincasare dal lavoro. Era ancora sul tram quando il suono dell’Allarme consigliò al manovratore di fermarsi. Mentre la maggior parte dei viaggiatori scendeva e si dirigeva correndo verso i “rifugi” poco lontani, mio padre, che vide sopra la propria testa il primo aereo in picchiata, preferì scendere nello scantinato di una casa diroccata e pericolante da un precedente bombardamento.

il bombardamento più sanguinoso, più perverso, più inutile della storia... QUELLO DI DRESDA

Cercò di considerare la “stabilità” dei muri ancora esistenti e attese, con calma apparente, che la “musica bellica” si allontanasse.
Quando, sano e salvo, riemerse dalle profondità dello scantinato si rese con raccapriccio conto che tutti quelli che avevano tentato di raggiungere il rifugio, erano tragicamente morti sotto le bombe sganciate da quel primo aereo in picchiata.

Accadde all’amico medico di mio padre. Lo incontrò vicino alla fermata del tram. Erano in periferia; il medico, che era poi un cattedratico dell’Università doveva andare in centro. Anche per lui il mezzo di locomozione normalmente usato era il tram.
A questo punto può essere necessario ricordare al lettore che a quei tempi fatti di paure, privazioni, stenti, morti e sofferenze, incontrare un buon conoscente col quale poter scambiare quattro chiacchere, era l’equivalente oggi di una allegra cena con amici. Quei tempi terribili obbligavano ogni giorno a “lottare” per sopravvivere.
Noi bambini non ci potevamo rendere conto di quanto potesse essere difficile e problematico arrivare al giorno dopo. Per noi era la normalità… Eravamo cresciuti in questa normalità…
Mentre mio padre chiaccherava amabilmente con quel medico, ecco arrivare il tram. Il medico si congeda e sta per salire sul tram, quando mio padre, riesce insistentemente a prolungare le chiacchere. “Ma prenda il prossimo tram. Di questi tempi è così difficile e raro potersi scambiare pensieri positivi!”. Il medico accettò e salì sul tram seguente.
Quando mesi dopo i due ebbero occasione di incontrarsi, le prime parole che quel medico disse a mio padre, furono:”Lei mi ha salvato la vita!”. Naturalmente mio padre “cascò dale nuvole” e chiese spiegazioni. “Ricorda quel giorno in cui ci trovammo affabilmente a chiaccherare e lei mi “impedì”, per continuare la nostra conversazione, di prendere il primo tram? Ebbene quel tram si trovò “vittima” coi suoi occupanti di un improvviso bombardamento nel quale morirono molte persone”.
Naturalmente mio padre fu felice di apprendere una siffatta positiva coincidenza.

Quella Guerra da poco finita, finì grazie anche, o probabilmente grazie all’intervento dei partigiani. L’operato dei partigiani non era innocuo e neppure all’acqua di rose. In certe situazioni fu determinante per il futuro dell’Italia. Era però, in molte occasioni, fonte di “attriti” fra gli italiani, di tale intensità, per cui l’odio faceva da padrone e infiammava gli animi più del patriottismo.
Le fucilazioni sommarie di appartenenti alle fazioni opposte erano all’ordine del giorno e i cadaveri sparivano nel nulla, si diceva negli alti forni.
Nessuno sapeva che Yalta aveva segretamente decretato in che zona di influenza sarebbe finita l’Italia.

I GRANDI DELLA TERRA NEL 1945

Nenni e Togliatti avevano ricevuto il Premio Stalin e Genova aveva, se non vado errando, un sindaco Comunista.

Il sottoscritto, dopo l’esame d’ammissione, fu mandato a scuola dai Gesuiti che, anche se deputati a predicare l’amore, non andavano molto d’accordo coll’ideologia marxista.

Ero approdato alla prima media dopo aver “riparato” il tema di italiano. Dalle suore ero passato ai Gesuiti perfettamente allineati all’onestà e alla carità ma sempre a fare i conti con “ENTRATE e USCITE”.

Non vi so dire se fu per necessità economiche o per superficialità, il prof mio di lettere era alle prime armi. Ce la metteva tutta ma aveva sicuramente scarsa esperienza e aveva dimenticato di considerare che i suoi alunni erano usciti da poco da una guerra devastante… anche per gli animi e la coscienze.

Un ragazzino della mia età che aveva visto o sentito di morti assurde e che si era trovato a convivere coll’odio che animava quelle coscienze, che dapprima fasciste avevano “dovuto” convertirsi, come poteva considerare la terra nella quale viveva?  Può solo essere soddisfatto se può continuare a mangiare decentemente e se non è costretto da assurdi divieti. In poche parole se può assaporare un poco l’essenza della libertà.

In questo contesto, già allucinato e terrorizzato dall’incapacità di fare i temi, mi ritrovai a dover fare un tema così: PERCHÈ AMO L’ITALIA.

Non sapevo neppure cos’era esattamente l’Italia. Ne conoscevo un po’ la geografia grazie alle gigantesche carte murali delle aule.

Forse quelle carte, fra l’altro, includevano ancora la VENEZIA GIULIA fino a Pola!

Che ne sapevo se amavo l’Italia! Dovevo amarla? Cos’era l’Amore dopo tanto odio?

LA PAURA

Mi prese intensa e paralizzante la PAURA. Quell’incompetente prof mi aveva costretto, ancora una volta, ad aver paura per uno stupido tema. Per fortuna che la paralisi (la paura paralizza) mi permise di salvare quelle cellule cerebrali che mi consigliarono di mimare un malessere.

Un malessere, vero o falso, onesto o diplomatico, non importa di che tipo, mi salvò da un pessimo voto.

Era il voto la parte più importante della scuola… non era la possibilità di apprendere!

La possibilità di apprendere dovrebbe essere parte integrante della scuola. Bisognerebbe inculcare negli insegnanti la priorità di essere interessanti con le loro materie. Insegnare tanto per farlo o, ancor peggio, tanto per averlo fatto può creare paure e resistenze tali per cui nulla riuscirà a dissiparle.

Mi sono sempre trascinato la “paura” per ogni esame.

Possano gli insegnanti crearsi un punto di vista diverso nel valutare l’alunno svogliato, fannullone o menefreghista!

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