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Posts Tagged ‘Paura’

CHE PAURA!

Ho atteso la sentenza. Per la prima volta in vita mia ho visto i supremi giudici della Corte di Cassazione… in azione.
Ma che paura! Loro dovrebbero essere i “Depositari della Legge?… o qualcosa del genere?

AIUTO!

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Dedico questo articolo al mio nipotino n° 1 che proprio oggi inizia il proprio iter scolastico.

La stesura di questo mio lavoretto da bloggeur è iniziata qualche mese fa.

Abbiamo portato a casa i nipotini.
È l’ultimo giorno di asilo. Il grande andrà presto a scuola.
Per la prima volta mi ha chiesto della mia vita nell’arte sanitaria; ha voluto sapere cosa facevo come dottore e dove lavoravo. Combinazione si stava passando proprio vicino all’ospedale dove lavorai e dove mi operarono la prima e la seconda volta.

Quell’Ospedale era nuovo di zecca e in quell’Ospedale mi trovai, nel marzo del 1980, a inaugurare, come anestesista, le nuovissime sale operatorie.

L'OSPEDALE DI LUGANO

Il mio lavoro era quello dell’anestesista.

Ricordo che mi sentii lusingato a dover prestare la mia opera in quell’occasione. L’interesse era tutto professionale. In quell’occasione, che ben ricordo, ero molto più interessato alla buona riuscita tecnica di quanto stavo per fare, piuttosto che alla necessità di lenire la sofferenza del paziente. Anestetizzare qualcuno in un complesso nuovissimo di sale operatorie era come tagliare un nastro che introduce a una mostra o a una fabbrica… e l’ospedale è un po’ come una fabbrica!

Quando il nipotino mi chiese della mia vita professionale, pensai, purtroppo molto di più al mio ricovero. 

Ho dovuto pensare a quel passato piuttosto “frastornante”; al momento in cui ebbi la conferma del cancro.

Nella vita esiste indubbiamente la fortuna e la sfortuna; esiste anche la capacità di rendersi conto che non sempre la sfortuna è tale. Molte persone decisamente fortunate imprecano a più non posso quando la fase fortunata rallenta andando verso la normalità facendo loro credere di essere “sfigati”.

Già l’avevo immaginato; il giorno però in cui mi sentenziarono la vera necessità di affidarmi al chirurgo a causa di un semplicissimo cancro, pensai proprio alla sfortuna.

LA SFORTUNA!

Dopo aver fatto tutto il necessario burocratico, venne quel giorno per me “terribile” nel quale, per la prima volta nella mia vita di medico, e per giunta di anestesista, sarei passato dalla parte dei “pigiamati” obbligato a lasciar fare ai “camici bianchi”.

Il mio bellissimo e affettuosissimo nipotino mi fa ricordare, suo malgrado, quel momento tutto mio psicologicamente drammatico.

Quel momento in cui entrai in ospedale e incontrai l’infermiera che mi indicò in quale camera avrei dovuto andare, è profondamente impresso nella mia mente. In quel momento avrei voluto scappare. Fu uno di quei momenti che non dovrebbero mai verificarsi perché accadono solo agli altri.

Avevo visto frequentemente il volto smarrito di chi arrivava in ospedale sofferente e doveva ricevere le cure dalle persone della mia categoria.

FONENDOSCOPIO

Anni prima avevo percorso più e più volte quei corridoi col mio camice bianco e il mio fonendoscopio che mi permetteva di far parte della categoria degli ufficiali; ero salito e sceso innumerevoli volte su quegli ascensori alla ricerca del paziente al quale il giorno seguente avrei iniettato la pozione “magica” che l’avrebbe mandato nel mondo chimico dell’incubo; avevo utilizzato più volte quegli ascensori con la chiave che dava priorità assoluta chiamato a tentare di mantenere vitale un organismo (o un corpo) che era ormai arrivato alla fine dei suoi giorni terreni.

Mentre entravo in quella stanza con un solo letto, il mio, che odorava di pulito e che mi era stato gentilmente riservato, ricordavo anche come innumerevoli volte, alla fine di un’interminabile mattinata, immerso nella deleteria aria condizionata delle sale operatorie,  potevo crearmi un velocissimo intermezzo per rifocillarmi e riscaldarmi le ossa. Sarei ritornato poco dopo a propinare altre droghe micidiali per la soddisfazione del chirurgo e il probabile benessere del mio prossimo.

Da "OSPEDALE S. MARTINO DI GENOVA - In sala operatoria non è "sempre" così!

Potevo anche ricordare gli anni passati in sale operatorie di altri ospedali dove dovevo saper fare tutto perché ero solo e non avevo diritto di aver paura.

Anche in questo momento sono solo. L’infermiera gentilissima che non conosco, ma che imparerò a conoscere, mi accompagna in camera. C’è anche mia moglie che soffre insieme a me. Ma io sono solo. Se potessi mi bloccherei tutto e mi metterei a fare la statua… così il male non potrebbe progredire e non dovrei utilizzare quel famigerato letto. Sono solo… ma non lo dico a nessuno.

Leggo su un sito dell’Ospedale S. Martino di Genova:”   In Italia giornalmente circa 10.000 Anestesisti Rianimatori svolgono la loro opera in diversi settori, che vanno dall’assistenza anestesiologica in Sala Operatoria alle attività in Terapia Intensiva; dall’ambito della Terapia del Dolore al campo della Ossigenoterapia Iperbarica, all’assistenza domiciliare a Pazienti affetti da particolari patologie “critiche”…

Che esercito! Oggi sicuramente più numeroso che allora. Me ne capitò uno buono!

Nella mia situazione particolare non posso dire di aver avuto paura di morire; probabilmente ero terrorizzato al pensiero del dopo… anche considerando la diagnosi di partenza!

Svariate sono le ragioni per cui reputo interessante il ricordo di quei momenti; due in particolare:

La prima ragione, importantissima, è che ho imparato a conoscere i miei colleghi… specialmente per quel dopo a volte veramente difficilissimo.

La seconda ragione è che ho imparato qualcosa di unico e cioè che se si vuol fare il medico o anche lavorare a livello infermieristico bisogna usare l’amore.

È per questa ragione che posso considerarmi fortunato.

DOSSO DOSSI - Il Caso e la Fortuna

Perché fortunato? Perché malgrado svariate vicissitudini non sempre belle, al limite della potabilità, riesco a vivere in modo quasi normale ma con un bagaglio di esperienze veramente tale per cui potrei quasi soffrire di “Complesso di superiorità”.

Da quando ho cominciato a scrivere a tutt’oggi, è passato un po’ di tempo; oggi però, proprio oggi il mio nipotino va a a scuola. Oggi è il suo primo giorno di scuola. Sono sicuro che riuscirà bene… il che basta!

Un bellissimo momento di un mio ricovero, me lo diede proprio lui; e, ancora oggi quando lo racconto, mi commuovo:

Ero nel mio letto e lui mi venne a trovare con la mamma. Ero dolorante e ancora nell’impossibilità di alzarmi. Ma lui non lo sapeva, avrebbe voluto vedermi in piedi. Vide le mie pantofole, le prese e le mise silenziosamente sul mio letto; voleva che mi alzassi.

In quell’occasione aveva poco più di un anno.

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L’avete vista la pubblicità di CHEBANCA?

Non ci sono parole

Si cerca clienti facendo leva sulla paura del cancro. Chi si presta è proprio il “Veronesi” che diceva essere il nucleare sicuro.

Ma non vi sembra immorale far leva su quella che potrebbe essere (dopo l’AIDS) la paura del secolo? per racimolare soldi e clienti?

Oggi l’ingordigia non ha limiti. Questa pubblicità mi ha realmente nauseato.

BISOGNA METTERSI IN TESTA CHE IL CANCRO È UNA COSA SERIA E NON LO SI COMBATTE APRENDO UN CONTO IN BANCA!

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Il 26 aprile2011  la televisione svizzera ha trasmesso un documentario su Cernobyl. L’ho visto per caso anche se il caso però non esiste.

da forumtime.it

ALLUCINANTE!
Quanto più allucinante è la facilità con la quale hanno mandato molte persone “a morire” per combattere l’energia invisibile dell’atomo.

Sempre allucinante è l’esser riusciti a minimizzare il numero delle persone morte in seguito a quella catastrofe.

Anche allucinante il fatto che il “problema” non è risolto ma potrebbe riemergere terribile in qualunque momento.

Il giorno dopo 27 aprile 2011, ho sentito alla radio che l’India ha deciso di continuare la costruzione di una o più centrali atomiche.

Ma è proprio vero che il diavolo è disoccupato? Ma come possono esseri mortali soprannominati “uomini” essere così stolti o così malvagi?

Osservate questa vignetta:

Da "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

A certa gente, al GRANDE VERONESI, nonchè a tutti coloro che auspicano l’atomo di quarta generazione e non sanno cosa farne delle scorie, fate vedere questa vignetta.

Dovrebbe essere da ridere. Dovrebbe produrre in noi ilarità e gioia. Produce paura e tristezza.

QUANTI MARIETTI CI SONO NELLE CENTRALI ESISTENTI? NE BASTA UNO?

mappa delle centrali nucleari nel mondo

Si osservi quante centrali ci sono nel mondo e si consideri che ogni centrale potrebbe avere fra i propri dipendenti uno o più MARIETTI. Anche se tutti i dipendenti delle Centrali Nucleari fossero come questa dipendente

MISS NUCLEAR 2009

di un centrale russa, penso che il problema sussisterebbe ugualmente.

FORSE SAREBBE POSSIBILE CONSUMARE UN PO’ MENO ENERGIA, USARE DI PIÙ I MEZZI PUBBLICI E NON PRETENDERE A TUTTI I COSTI PROFITTI SUPERLATIVI!

IL DIAVOLO DOVREBBE RICOMINCIARE A LAVORARE.

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UN GRANDE MAESTRO IN MEDICINA CI VOLLE DIRE CHE TUTTE LE MALATTIE DEL CORPO SON CAGIONATE DA PERTURBAZIONI DELL’ANIMO”

Chi pensate che abbia scritto queste parole? Un allievo del grande Sigmund Freud?
Nossignori. A scrivere queste parole fu un certo FRANCESCO REDI morto nel 1698.

FRANCESCO REDI

Più di trecento anni fa un medico capì che il corpo ha un collegamento con lo spirito o, se si preferisce, con la psiche… o ancora meglio coll’anima.

Non voglio qui disquisire fra psiche, spirito e anima. Mi piace molto farvi partecipi di una importantissima realtà troppo dimenticata. L’influsso della mente sul nostro corpo.

In medicina, la componente mentale è di primaria importanza. Appunto era stato compreso più di trecento anni fa quando non si conoscevano ancora gli antibiotici. Coll’avvento degli antibiotici, grazie al Fleming, si arrivò a salvare molte vite umane e si arrivò a credere che con la “chimica” si potesse tutto o “quasi tutto”.

Alexander Fleming su un francobollo delle isole Faroer

Non c’era nulla di più sbagliato. Si arrivò a dimenticare l’esistenza della mente. La mente continuava ad esserci, e quindi ad esistere, solo per gli psichiatri.

La scoperta degli antibiotici fu, in un certo senso, rivoluzionaria. Di polmonite si moriva! La penicillina faceva resuscitare.

Dopo la penicillina furono scoperti molti altri antibiotici sintetici; e sempre bisogna scoprirne di nuovi dato che i batteri, anche loro, hanno affilato le loro armi e hanno creato resistenze.

Poco alla volta è stata riscoperta, poco poco, anche la mente nonché l’influsso della mente sul corpo: LA MEDICINA PSICOSOMATICA.

Una piccola parte di medici hanno cominciato a credere “seriamente” alla Medicina Psicosomatica.

E non è psicosomatico il “farsela sotto” per la paura?

Quante persone non riescono a viaggiare dato che il solo pensiero di dover partire scatena diarrea?

Per non parlare di tachicardie (quando il cuore batte troppo veloce) da stress o semplicemente a causa di pensieri particolari?

Ma questi sono solo una minima parte di disturbi causati dalla mente.

Non voglio qui fare un trattato di Medicina Psicosomatica, voglio mettere l’accento sul fatto che già più di trecento anni fa un bravo medico aveva scoperto una realtà importantissima oggi negata, o per lo meno, non presa in considerazione dalla maggioranza dei Medici.

È difficilissimo pensare a un effetto senza ipotizzare una causa. Eppure oggi si cura l’effetto senza pensare alla causa. 

Hai mal di pancia? Guardati la televisione! Prima o poi troverai la pubblicità che ti consiglierà un buon antispastico. E poi? E poi prendilo di nuovo. Se non passa il mal di pancia, a furia di prendere l’antispastico passerai tu.

Per il mal di testa è ancora più facile. La pubblicità ti promette miracoli e ti fa tornare la voglia di sorridere.

Perché hai mal di testa? Se scopri la causa vera non comprerai più le pastiglie… e allora non va bene. Manderai in fallimento le Case Farmaceutiche!

ASCOLTIAMO LA SAGGEZZA ANTICA… E METTIAMOLA IN PRATICA!

Francesco Redi ha parlato di “PERTURBAZIONI DELL’ANIMO“.

Quanta saggezza e quanta lungimiranza nelle parole di quell’uomo! È veramente un gran peccato rendersi conto di come la Medicina Accademica sia così sorda ai richiami della scienza antica.

Forse ha paura di constatare che l'”approccio” potrebbe essere più semplice.

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