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SOTTOLINEARE 1

SECONDA PARTE

Il nostro “cittadino” comincia a disperarsi. Sembra che quella porta non voglia proprio aprirsi per lui. Malgrado i medicamenti che ha preso, i dolori sono sempre più intensi. Prima di partire da casa sperava nei medicamenti che gli avrebbero iniettato appena arrivato in ospedale; gli avrebbero permesso di “respirare” un poco.

Era al di là di quella porta che avrebbe potuto sentir crescere l’ottimismo e il benessere…
O diminuire la sofferenza.

Ma i medici cosa stanno facendo? Perché non gli danno una mano? Perché non vogliono ascoltare quei sommessi lamenti?

Sto cercando di descrivere il disagio di chi “sofferente” non viene “aiutato” come di dovere. È una doppia sofferenza.
Arrivando in ospedale credeva di non farcela più. Più i minuti passavano e più cresceva lo sconcerto e l’impressione che l’aiuto non sarebbe più arrivato.
Gli manca il coraggio di urlare la propria rabbia di fronte allo scostante menefreghismo che considera solo l’economia e le statistiche. L’urlo non esce dalla bocca perché esiste ancora l’educazione… e la speranza di vedersi aprire quella dannata porta.

Quella porta si aprirà dopo due lunghe interminabili ore.

Le foto di Rodi non sono collegate allo scritto. Danno però una piacevole nota di colore.

Ora finalmente ci sarà un intervento responsabile da parte di un medico! Ma questo lo pensa il “benpensante”!
Ora è quasi peggio di prima. Il nostro cittadino che sta cominciando a perdere le forze e la capacità di reagire, viene invitato a coricarsi su una barella coll’ordine di liberarsi di ogni indumento. Gli viene cosegnata una camicia un po’ più lunga del normale e aperta dietro. L’ambiente è pervaso da un’aria condizionata piuttosto fresca. Il sofferente, che ha freddo a causa dei dolori, si trova ad avere ancora più freddo! Spera che, finalmente, qualcuno si preoccupi per lui e gli inietti un buon medicamento. Non ne può più. Vorrebbe sentir cessare o diminuire i dolori.
Non è stato ancora visto da nessun medico. Il dolore diventa statistica quando gli viene chiesto:”Quant’è il dolore da 1 a 10?”
Ma lui non ne può più dal dolore. Vuole essere visto da un medico che possa prendere provvedimenti… che gli faccia passare il dolore. Ha male!
Rimane posteggiato sulla barella in uno pseudostanzino. Le pareti sono delle tende che servono per salvaguardare la privacy.

Ho dimenticato di dirvi una cosa molto importante. Il nostro cittadino è un medico e spererebbe in un pizzico di considerazione. Che illuso! Sanno che è medico ma si rivolgono a lui, educatamente, come a tutti gli altri. È giusto; più che giusto!

Di fronte alla sofferenza sono tutti uguali!

I minuti, sempre più interminabili, passano inesorabilmente. Finalmente arriva il collega. Si informa ma non fa ancora nulla per sbaragliare il dolore.

Agirà. Dopo altri interminabili minuti “scatta” la decisione di lenire il dolore; quel fantastico medicamento “raggiunge” l’organismo del nostro cittadino che può ricominciare a sorridere.

Ora vi chiedo un piccolo sforzo di empatia. Considerate quel cittadino che arriva in ospedale dopo ore di sofferenza a casa. Sperava che i “suoi” medicamenti avessero la meglio. Niente da fare. Si va in ospedale, si fa un’anticamera di due ore e, quando si vede il medico e si spera in un risultato veloce, si deve aspettare ancora.

La medicina che cura cerca raramente di andare alla radice e chiedersi il perché di una certa patologia.

Vi siete chiesti il perché di tutte queste lunghe attese? Che ne sarà stato di tutti i “sofferenti” dopo il nostro cittadino?

In futuro cercheremo di dare una risposta a questo inquietante quesito. In fondo in fondo, tutto considerato, trattandosi di ordinaria amministrazione, ci chiediamo qual è la ragione che “spinge” o “permette” la sofferenza più del necessario.

L’ospedale ha dei doveri!
L’ospedale dovrebbe essere al servizio del cittadino.

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