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Posts Tagged ‘Pronto Soccorso’

Da un po’ di tempo a questa parte, solo ed esclusivamente a causa di altri impegni, non leggo quasi più i blog che mi arrivano.

Ogni tanto, quasi per sbaglio, ma sicuramente per quel “caso” che non esiste mi sono concentrato su questo:

http://personalefemminile.wordpress.com/2014/09/25/qualche-giorno-fa/

che mi ha colpito e, come medico, mi ha fatto arrabbiare.

Mi ha anche fatto ricordare che, una delle ragioni per cui diventai un bloggeur fu proprio il disinteresse della Sanità verso la sofferenza.

Per i dirigenti delle SANITÀ è molto più importante far quadrare i conti che alleviare le sofferenze di chi direttamente o indirettamente ha versato fior di quattrini alle casse degli “Addetti ai lavori”.

Nel lontano 11 dicembre 2009, scrissi questo:

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2009/12/11/sottolineare-1/

che forse nessuno ebbe occasione di leggere ma che nasceva da personale sofferente esperienza.

Vorrei, qui, nel mio blog, ribadire quello che scrissi a “personale femminile”, e cioè che il comportamento di certe Sanità è delinquenziale, e poi, testualmente:

Ero e sono dell’idea che se si vuol migliorare la situazione, sono i giovani sani (quelli che non ne hanno ancora bisogno) quelli che possono far migliorare il comportamento di certi buzzurri. Se si aspetta di aver bisogno di cure… è troppo tardi.
Il delinquente, se è tale, è anche sordo ai richiami di chi soffre.

Se, fra i miei lettori c’è qualcuno giovane e sano, se di fronte a qualche futuro acciacco desidera essere rispettato e curato, deve cominciare ora ad agire… se lo desidera.

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“SE NON HAI A TUA DISPOSIZIONE DEI MEDICI, ECCO TRE RIMEDI CHE TI BASTANO: ANIMO LIETO, RIPOSO, DIETA MODERATA.”

Chi pensate che abbia scritto queste bellissime parole?

Vengono dalla Scuola Medica Salernitana che è stata la prima e più importante istituzione medica d’Europa all’inizio del Medioevo; come tale è considerata da molti come la madre delle moderne università.

da da SalernoCCulturamediablog

L’analisi di questo detto potrebbe occupare lo spazio di qualche volume.
Oggi, ad eccezione che nei giorni festivi e nelle ore notturne, è facilissimo “avere a disposizione” un medico. L’importante è avere pazienza e saper scegliere.
Nei giorni festivi e di notte il Pronto Soccorso di ogni Ospedale è a nostra disposizione. Alle spalle di un Pronto Soccorso, troviamo tutte le specialità possibili e immaginabili della medicina moderna. Le specialità sono tali e tante per cui lo spezzettamento dello scibile medico può raggiungere le massime “vette” e, conseguentemente, il massimo della “rarefazione”, nel senso della mancanza di ossigeno, per cui è tutto così apparentemente chiaro che si perde la capacità di analisi globale del problema.
Prima di proseguire il discorso, che potrebbe essere stato di vostro gusto, devo spiegarmi meglio.
Nel Pronto Soccorso di un ospedale possiamo trovare un medico che potrà occuparsi di noi in due modi. O darci la soluzione immediata del problema e rispedirci gioiosi al mittente, o indirizzarci al collega specialista che sta, o starà, nell’ospedale stesso. Le specialità sono diventate però talmente tante e talmente particolari, per cui lo “specialista” rischia di perdere la visione d’insieme ed essere “capace di curare” solo la sua parte.
In definitiva:”È facile avere a disposizione un medico?”
È necessario il medico numero uno che ci dirà di andare dal medico numero due specialista per il nostro disturbo. Il medico numero due ci manderà dal medico numero tre che potrà analizzare il nostro sangue, dal medico numero quattro che ci analizzerà radiologicamente e dipendentemente dall’esito potrà essere necessario approfondire col medico numero cinque che, se non ci indirizzerà al medico numero sei, ci farà ritornare all’uno o al due. Probabilmente il medico numero uno o due non sarà ancora soddisfatto e necessiterà ancora di qualche numero che nel frattempo sarà andato in ferie o a un Congresso. Bisogna allora aspettare il ritorno di quel numero. Nel frattempo il nostro disturbo può aspettare e anche noi siamo diventati un numero o cominciamo “a dare i numeri”.
C’è anche la possibilità da non sottovalutare che, nel frattempo, la natura ci abbia portato a guarigione.
Torniamo diligentemente alla nostra Scuola Medica Salernitana. Dopo aver assodato la difficoltà di avere un medico a disposizione, andiamo ad analizzare le richieste della Scuola stessa.
ANIMO LIETO. Cosa vogliono dire queste due parole?
Vogliono dire che dobbiamo essere sereni, tranquilli e ottimisti. Che non dobbiamo farci tartassare dalle scadenze delle cambiali eventualmente firmate, che non dobbiamo torturarci di fronte alla possibilità o necessità di andare a votare e, tanto per fare un altro esempio, dobbiamo fregarcene se, alla fine del mese, siamo rimasti senza soldi.
Ricordate i “Figli dei fiori?”.

da:"adierre.wordpress.com"

Furono un grande esempio! e forse non avevano ancora inventato il PIL.
In poche parole vi si chiede di non farvi prendere dallo sconforto se non va tutto come desiderereste.
L’animo lieto vuol dire anche sorridere di fronte alle avversità; evitare di arrabbiarsi per un nonnulla e considerare come ogni bicchiere può essere “mezzo pieno”.
RIPOSO. Il nostro corpo ha bisogno di riposo e di ristoro. Si dice che il sonno notturno deve essere ristoratore. Le cellule dei nostri organi, nell’arco della giornata, producono delle tossine che devono essere smaltite.
Sembra abbastanza inutile approfondire questo argomento. Tutti sanno che la “pennichella” dei romani è molto importante! L’attuale vita frenetica ha tolto importanza a questo rito postprandiale e ha tentato di eliminare il pasto del mezzogiorno. Per “produrre” bisogna procedere senza sosta!

Sembrerebbe che i giovani riposino nelle ore sbagliate. Inutile ricordare che oggi, per i giovani, il divertimento della serata comincia quando sta per scattare il giorno successivo.

Poco riposo o riposo sbagliato!

Ci si riposerà nella bara!
DIETA MODERATA. Due parole piuttosto inutili. Nel termine moderato troviamo l’importanza della quantità e della qualità di quello che mangiamo. Ci volevano dire che dobbiamo mangiare “bene” e non dobbiamo esagerare. Fanno naturalmente parte della “dieta” anche le bevande. Non va bene esagerare con le bevande alcooliche o abbandonarsi a bevande “diversamente” tonificanti o particolarmente “moderne”.

Dovrebbe essere opportuno, parlando di dieta, tener presente che esistono le “combinazioni alimentari” e le “intolleranze alimentari”.

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SCRITTO IL 4 FEBBRAIO 2011

Ci sono “cascato” ancora una volta.

Ricordate?

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/12/14/


Quel piccolo, piccolo piccolo dolorino che diventa sempre di più e ti fa capire che potrebbe mettersi male si è fatto risentire, ha fatto nuovamente capolino.
È un “grazioso” sintomo che si fa sentire, da un momento all’altro, scatena tonnellate di adrenalina, mette in allarme tutte le reazioni possibili e impossibili, fa pensare a tutto ciò che è stato e potrebbe essere.
Sono rientrato, ancora una volta, da quell’ospedale. Ne ho varcato la soglia in entrata con la frustrazione più intollerabile che si detesta a piene mani, e ne sono uscito, indebolito e famelico (guai mangiare più di quel tanto) col sorriso che faceva tutto il giro del mio viso e della mia nuca.
Un piccolo crampo di un piccolo muscolo di chissà quale parte esatta dell’intestino, ha sconvolto ancora una volta il mio vivere quotidiano.
Quel piccolo crampo blocca ogni attività. Mi son trovato ancora una volta a mettere in pratica ogni soluzione possible e immaginabile per evitare anche la frustrazione delle persone che mi stanno intorno. C’è la consapevolezza che nelle prossime ore (o giorni) sarà necessario cambiare o modificare ogni programma.
In quel momento ci si rende conto di quanto sia effimero il nostro vivere e quanta fortuna si ha quando si riesce a dare consistenza ai propri programmi.
Questa volta il Pronto Soccorso si è comportato nel modo migliore, un po’ meno per il fatto che mi ha tenuto posteggiato 4 ore su una barella; nel frattempo mi ha però soccorso in modo ottimale. Bisogna sottolineare, anche se potrebbero essere eccezioni, i lati positivi del nostro prossimo.
Le ragioni, a caldo, di questo scritto sono 2.
La prima ragione è che l’ho scritto particolarmente per me, per sottolineare quei momenti terribili di smarrimento quando mi sembrava che tutto fosse sotto controllo.

OSPEDALE - MEDICI SENZA FRONTIERE

La seconda ragione riguarda tutte quelle persone che sicuramente soffrono o hanno sofferto molto più di me in quegli ospedali improvvisati dopo calamità piò o meno naturali. Hanno, o hanno avuto, grazie a ONG o altri, un minimo di assistenza e cure, ma mai in modo ottimale come dovrebbe essere nel 2011.
Questa seconda ragione, anche se ha fatto più volte capolino in me, mi è stata suggerita da un filmato su Haiti… UN ANNO DOPO IL TERREMOTO.

EMERGENZA COLERA

Meriterà un articolo a parte.

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Una commentatrice a noi ben conosciuta scrisse fra l’altro:” mi sforzo di apprezzare maggiormente il fatto che tutti i giorni scelgo l’abito da mettere…”.
Probabilmente aveva fatto riferimento alla “camiciola” che avevo menzionato nell’articolo.

IL NOSOCOMIO

Io non so come sia negli altri ospedali; mi riferisco ora a quell’ospedale luganese nel quale arrivai in una delle ore più piccole di una notte piuttosto fredda. Anch’io ero freddo quanto può essere freddo chi in quel momento farebbe meglio a collassare,  e, dopo i convenevoli della burocrazia, fui ammesso nelle stanze del “Pronto Soccorso” dove, qualche volta ti “prontamente soccorrono”.
Ero freddo e l’aria condizionata spinta verso il freddo mi assalì in modo inquietante. Mi fecero coricare coll’ordine di “lasciare” i miei vestiti e di indossare quella leggerissima oscena camiciola che ti fa sentire nudo e indifeso.
Per mia fortuna il freddo che aveva assalito il mio corpo non si era ancora impossessato delle mie circonvoluzioni cerebrali e riuscii a reagire evitando una prematura ibernazione.
Deve mettere la camiciola altrimenti il medico non può visitarla”. Fanno capolino le “volontà superiori”.
Riuscii a dire:”NO” in modo categorico.
Naturalmente, per quanto era necessario, il medico riuscì a visitarmi e fu anche possibile, dietro mia sollecitazione, approntare una terapia.

La terapia era infusoria ed io rimasi, per il momento, su quella branda coi miei vestiti, ma immerso nelle “brezze” di un’aria condizionata così spiacevole per cui dire “Ho freddo” è dir poco.
A questo punto la pietosa infermiera che aveva captato, nella sua benevolenza, il mio lamento, provvide mettendo sul mio corpo dolorante un’ammucchiata di lenzuola “bollenti” prelevate da un armadio riscaldato. Pensai subito alla possibilità di dover essere trasferito al reparto ustionati, ma dopo poco tempo mi accorsi che quell’”ammucchiata” che si era raffreddata aveva su di me solo l’effetto di pesare.

La sofferenza cessò quando fui trasferito su un letto nel reparto di degenza. Cominciai a sentire il mio corpo “caldo” dopo circa quattro ore, sempre coi miei vestiti sotto un bellissimo piumone in una stanza ben riscaldata.

Purtroppo non ero ancora guarito ma non stavo più viaggiando verso l’ibernazione.

Ora c’è da chiedersi:

• Gli “Addetti ai Lavori” sanno che una buona parte dei “visitatori” del Pronto Soccorso si trovano in condizioni che potremmo definire “debilitate” per cui soffrono maggiormente le temperature fredde?
• Gli “Addetti ai Lavori” sanno che, prima di far spogliare un sofferente è “utile” trovarsi in un ambiente caldo e confortevole?
• È utile che gli “Addetti ai Lavori” siano a proprio agio. Perchè deve trovarsi a disagio chi già arriva soffrendo?

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SOTTOLINEARE 1
PRIMA PARTE

Desidererei con la presente sottolineatura dare vita ad un passaggio dell’Articoletto 2.
Sarebbe mia intenzione mettere l’accento sulla sofferenza di chi, sperando, attende aiuto.
Non lo scrivo per me. Lo scrivo perchè gli “ADDETTI AI LAVORI” devono sapere quanto possono far piangere il loro prossimo.
Gli ADDETTI AI LAVORI non sono solo il personale medico e infermieristico ma anche i colletti bianchi che fanno i conti e dirigono dall’alto.

Nell’Articoletto 2 scrissi testualmente:

Quando arrivate coi vostri mezzi al pronto soccorso, se non siete sufficientemente bravi a mimare una crisi di tipo isterico, la vostra anticamera silenziosamente sofferente potrà durare anche qualche ora.
Le parole
PRONTO SOCCORSO
o sono sbagliate o sono una beffa per chi ogni anno paga profumatamente alle Assicurazioni Sociali.

Queste parole sono sacrosantamente vere, perché conseguenza di vita vissuta. Qualcuno potrebbe dire che per me sarà stato un caso. Un caso più volte in un anno?

Normalmente un cittadino va al pronto soccorso (d’ora in avanti scriverò ospedale dato che il “soccorso” è “pronto” se arrivate in ambulanza o mimate in modo isterico la vostra sofferenza) coi propri mezzi se ha dei problemi che il suo buon senso non riesce a risolvere. Ipotizziamo che abbia mal di pancia ovvero delle coliche addominali da svariate ore. Ha cercato in tutti i modi di veder alleviati i “crampi” con medicamenti vari.

Questo cittadino quando si è reso conto che era tutto inutile, non solo, ma che i dolori diventavano insopportabili, ha deciso suo malgrado, di andare in ospedale.

la tristezza del racconto abbisogna di un po’ di colore.

Ma perché ha aspettato così tanto prima di decidersi? Non poteva muoversi un po’ prima? La risposta è molto semplice. Sapeva che l’attesa, prima di trovarsi al cospetto di chi avrebbe potuto aiutarlo, sarebbe stata lunga e snervante. Glielo insegnava l’esperienza.

Nella vita l’esperienza è molto importante!
Chi è rimasto scottato una volta ha paura anche del fumo.

L’esperienza, dunque, l’ha portato ad aspettare il più possibile perché sapeva che l’attesa, in ospedale, sarebbe stata terribile. Era domenica pomeriggio!

Non si era sbagliato. L’attesa nell’anticamera dell’”ospedale” (quello che dovremmo chiamare Pronto Soccorso) si è preannunciata subito lunga.

I crampi crescevano e lo obbligavano a contrarsi, a piegarsi in due. Il dolore era tale da fargli affiorare qualche lacrima. E quando si alzava dalla sedia sulla quale cercava di stare seduto il più calmo possibile e andava dall’infermiera, allo sportello, comunicando, con delicatezza, la propria sofferenza: “Guardi che sto male davvero”, gli rispondevano che doveva avere pazienza.

Guardava la porta automatica. Sperava si aprisse per lui. Sperava lo chiamassero. Sperava che, finalmente, qualcuno si muovesse per lui.
Non era venuto a chiedere la carità. Era assicurato. Qualcuno avrebbe pagato per lui.

I dolori continuavano. La disperazione cresceva. La porta non si apriva mai per lui. Qualche volta entravano o uscivano alcuni “addetti ai lavori” che se la raccontavano, sorridevano o avevano appena finito di raccontarsi una barzelletta… o si erano scambiate delle informazioni serie.

Il terrore maggiore era quello di veder arrivare un’ambulanza col “fortunato” che avrebbe avuto la precedenza su tutti.

Fortunato nella sfortuna!

Chi arriva in ospedale trasportato dall’ambulanza è considerato grave e ha quindi la precedenza su tutti.

Fra qualche giorno, prima dell’Articoletto 3 Quarchedundepegi vi racconterà come è andata a finire.

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CONSIDERAZIONI 2

Per un po’ di tempo non ho potuto scrivere. Non c’ero; ero assente. Sono ritornato e ho considerato la poca “affluenza” al Blog. Certo ce no sono moltissimi e tutti molto utili o con intendimenti positivi.

Come ho digià scritto, spero che il mio Blog possa aiutare le condizioni dei sofferenti. I sofferenti di oggi e sopratutto i sofferenti di domani.

I sofferenti di oggi difficilmente potranno trarre vantaggio da quanto sto cercando di fare. Per i sofferenti di domani il ragionamento potrebbe diventare positivo.
Chi sono i sofferenti di domani? Sono una parte di quelle persone che oggi gode ottima salute e che potrà trovarsi, suo malgrado, imbrigliata nella sofferenza (e non solo quella fisica).

Sono i sani di oggi quelli che possono reagire.

Finchè una persona sta bene, ovvero gode di ottima salute, può addirittura arrivare a sentirsi un piccolo padreterno, e agendo egoisticamente, essere totalmente disinteressato alla sofferenza degli altri. Quando questi personaggi sono “toccati” dalla sofferenza, molto sovente “piangono amaramente”, si sentono i più sfortunati sulla faccia della terra, ecc.

È il “sano” che può e deve reagire. È lui quello che ha più energie e, aiutando gli altri, finisce coll’aiutare se stesso.

trenino svizzero - Un po' di colore

Vorrò scrivere molto presto cercando di descrivere lo stato d’animo di chi si trova a vivere, sofferente, lunghe soste nell’anticamera del cosiddetto PRONTO SOCCORSO.

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ARTICOLETTO 2

Da quando scrissi l’articoletto precedente, quel “meraviglioso nipotino” ha abbondantemente compiuto i quattro anni e si è avviato piacevolmente verso i cinque. E’ cambiato molto; in più ha cominciato a fare “combutta” col fratellino due anni più giovane di lui.
A tutt’e due ho voluto fare un regalino.
L’esperienza mi aveva insegnato che si può andare in crociera, non solo senza stressarsi, ma approfittando della crociera per rilassarsi e godere il piacere di essere vivi.
Il regalino che ho voluto fare loro, è stato proprio quello di invitarli, naturalmente coi genitori, in crociera, approfittando del mio anniversario di matrimonio.
Ho scelto un periodo dell’anno con la temperatura mite. Il mese di maggio. Era anche il mese in cui mi sposai. Coi due nipotini, anche il secondo è da considerare “meraviglioso”, andammo in treno ad imbarcarci. Già il treno fu particolarmente piacevole.
Oggigiorno se volete far felice un bimbo, dovete portarlo su un mezzo pubblico (Bus, Tram o Treno). Svariati anni fa per i bimbi era una gran festa se potevano andare in auto. Oggi, quasi quasi “nascono” in macchina e diventa una festa poter salire su un Bus cittadino.
Dal momento dell’imbarco, fino al momento del ritorno avevo la grande speranza (quasi certezza) che tutto sarebbe andato nel modo migliore. Questa speranza-certezza era la conseguenza di interventi operatori subiti in precedenza.

Quando mi operarono la prima volta, ebbi a credere che, nello spazio di qualche settimana, tutto sarebbe ritornato come prima, se non meglio. Fu necessario ricredersi perchè le complicazioni erano sempre dietro l’angolo. Complicazioni non terribili ma sufficienti per sconvolgerti 24, 48 o 72 ore di vita (magari con ricovero).
Su quella bellissima nave ero coi nipotini. Se si è con loro non si può star male! Dove andrebbe a finire la poesia? Il gusto di camminare sentendo la loro manina che, stringendo la nostra, ci rinnovano fiducia e si muovono con sicurezza? La nostra mano dà loro sicurezza!
Anche noi adulti abbiamo bisogno di sicurezza e di sicurezze!

Dopo essere salito a bordo prima della partenza, sembra un controsenso, senti l’esistenza di una piacevole sicurezza. Ragionando in un modo apparentemente (solo apparentemente) assurdo c’è più sicurezza quando salite a bordo di quando vi presentate al pronto soccorso di un ospedale di Lugano (forse è così anche altrove).
Certo. E’ proprio così! Quando salite sulla nave siete serviti, riveriti e se avete dei desideri o delle necessità, cercheranno di aiutarvi. Quando arrivate coi vostri mezzi al pronto soccorso, se non siete sufficientemente bravi a mimare una crisi di tipo isterico, la vostra anticamera silenziosamente sofferente potrà durare anche qualche ora.
Le parole PRONTO SOCCORSO o sono sbagliate o sono una beffa per chi ogni anno paga profumatamente alle Assicurazioni Sociali.

Avevo già avuto l’esperienza di vivere sulla nave con sicurezza, e, proprio per questa ragione ho desiderato gioire in tutta serenità coi nipotini. Giorno dopo giorno, l’impegno sacrosanto del Nonno verso il Nipotino fa dimenticare che l’organismo potrebbe tradirti. E se dovesse tradirti il mare con qualche onda in più? C’è la tranquillità e la sicurezza di cui vi ho parlato prima.

 

in mare

il mare calmo

Il mare non ci tradì! Per una settimana ci trovammo a godere un mare splendidamente “piatto” e una temperatura semplicemente invidiabile. Ogni volta che si scendeva a terra, salvo rarissimi e “indispensabili” capricci c’era, e si imprimeva nell’animo come con una stampante laser, il tocco di quelle manine che ti stringevano e ti dicevano, a modo loro, Amore.
Non dicono che l’Amore muove le montagne?

 

Saro’ grato al lettore che vorra’ scrivermi riprendendo qualcuno degli argomenti trattati.

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