Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘sofferenza’

Che bello! Sono già arrivato a 5.

Sembra proprio che questo libro riuscirà a nascere. Altro che la gravidanza di un elefante! Qui la gestazione è iniziata nel secolo scorso. Quindi fa doppiamente piacere rendersi conto che qualcosa nascerà.

SPERIAMO NON SIA UN MOSTRO!

Credo di poter avere fiducia.

Questo è quanto ho fatto scrivere sul 1° risvolto di copertina.

Leandro è un medico “diverso”. Aveva deciso fin da bambino di arrivare a fare il medico, ma non sapeva ancora che la medicina non è una scienza scientifica. Non sapeva ancora che siamo tutti diversi e che ognuno di noi ha una psiche che condiziona ogni funzione del nostro corpo… e del nostro cervello. Non sapeva neppure che ognuno di noi è dotato di uno straordinario cervellone, definito inconscio, che, oltre a condizionarci, ha una memoria straordinaria. Leandro ha cominciato a impararlo “per caso” qualche anno dopo la laurea, dopo aver conosciuto le potenti capacità farmacologiche degli anestetici e un po’ di chirurgia.
In questo libro, TUTTO VERO, Leandro accenna a qualcosa di sé e racconta di quello che può succedere se riusciamo a contattare quell’immenso contenitore di notizie che si chiama inconscio. Mette di fronte al lettore l’anima di chi ha conosciuto la sofferenza e ha deciso, per il proprio benessere, di studiare la propria storia.
Leandro, che ha conosciuto un po’ di sofferenza e, più volte come paziente, il letto d’ospedale, auspica una medicina meno tecnologica e più umana.

Annunci

Read Full Post »

Una commentatrice a noi ben conosciuta scrisse fra l’altro:” mi sforzo di apprezzare maggiormente il fatto che tutti i giorni scelgo l’abito da mettere…”.
Probabilmente aveva fatto riferimento alla “camiciola” che avevo menzionato nell’articolo.

IL NOSOCOMIO

Io non so come sia negli altri ospedali; mi riferisco ora a quell’ospedale luganese nel quale arrivai in una delle ore più piccole di una notte piuttosto fredda. Anch’io ero freddo quanto può essere freddo chi in quel momento farebbe meglio a collassare,  e, dopo i convenevoli della burocrazia, fui ammesso nelle stanze del “Pronto Soccorso” dove, qualche volta ti “prontamente soccorrono”.
Ero freddo e l’aria condizionata spinta verso il freddo mi assalì in modo inquietante. Mi fecero coricare coll’ordine di “lasciare” i miei vestiti e di indossare quella leggerissima oscena camiciola che ti fa sentire nudo e indifeso.
Per mia fortuna il freddo che aveva assalito il mio corpo non si era ancora impossessato delle mie circonvoluzioni cerebrali e riuscii a reagire evitando una prematura ibernazione.
Deve mettere la camiciola altrimenti il medico non può visitarla”. Fanno capolino le “volontà superiori”.
Riuscii a dire:”NO” in modo categorico.
Naturalmente, per quanto era necessario, il medico riuscì a visitarmi e fu anche possibile, dietro mia sollecitazione, approntare una terapia.

La terapia era infusoria ed io rimasi, per il momento, su quella branda coi miei vestiti, ma immerso nelle “brezze” di un’aria condizionata così spiacevole per cui dire “Ho freddo” è dir poco.
A questo punto la pietosa infermiera che aveva captato, nella sua benevolenza, il mio lamento, provvide mettendo sul mio corpo dolorante un’ammucchiata di lenzuola “bollenti” prelevate da un armadio riscaldato. Pensai subito alla possibilità di dover essere trasferito al reparto ustionati, ma dopo poco tempo mi accorsi che quell’”ammucchiata” che si era raffreddata aveva su di me solo l’effetto di pesare.

La sofferenza cessò quando fui trasferito su un letto nel reparto di degenza. Cominciai a sentire il mio corpo “caldo” dopo circa quattro ore, sempre coi miei vestiti sotto un bellissimo piumone in una stanza ben riscaldata.

Purtroppo non ero ancora guarito ma non stavo più viaggiando verso l’ibernazione.

Ora c’è da chiedersi:

• Gli “Addetti ai Lavori” sanno che una buona parte dei “visitatori” del Pronto Soccorso si trovano in condizioni che potremmo definire “debilitate” per cui soffrono maggiormente le temperature fredde?
• Gli “Addetti ai Lavori” sanno che, prima di far spogliare un sofferente è “utile” trovarsi in un ambiente caldo e confortevole?
• È utile che gli “Addetti ai Lavori” siano a proprio agio. Perchè deve trovarsi a disagio chi già arriva soffrendo?

Read Full Post »

APPUNTI DI VIAGGIO 5

Esistono personaggi molto alti che portano scarpe con numerazione piuttosto alta e difficile da trovare.
Una di queste persone ha “smarrito” una scarpa.

Per capire se è della misura giusta, basta confrontarla col tavolino e le sedie sullo sfondo.

L’ho trovata vicino a quell’anatra… ve la ricordate?

 

SCARPA DIMENTICATA

 

A Rapperswil sul Lago di Zurigo.

Se qualcuno soffre per la presenza di intollerabili calli a causa di scarpe troppo strette, almeno per un piede questa potrebbe essere la soluzione.
Ditegli di contattarmi; andiamo a vedere se c’è ancora.

Read Full Post »

Ero col mio nipotino, il più piccolo. Dopo una passeggiata sul Lungolago di Lugano, stavamo aspettando il Bus.

LUNGOLAGO DI LUGANO

Lui molto contento di essere col Nonno, ma ancor più contento di essere trasportato dal Bus (non Autobus!).

Ho cercato, durante la passeggiata, di insegnargli che bisogna attraversare sulle striscie pedonali e che, se c’è un semaforo, bisogna sempre attraversare quando è verde.
Purtroppo la maggior parte degli adulti di Lugano e circondario sono daltonici e attraversano senza rispettare il verde.

Da Wikipedia: Il daltonismo consiste in una cecità ai colori, ovvero nell’inabilità a percepire i colori (del tutto o in parte). È un difetto di natura prevalentemente genetica. Tuttavia, può insorgere anche in seguito a danni agli occhi, ai nervi o al cervello e persino in seguito all’esposizione ad alcuni composti chimici.

Purtroppo la moltitudine di daltonici che ci circondano, per lo più adulti e di ceto anche medio-alto, rende difficile insegnare a un bimbo un principio di educazione molto importante.

E poi ci lamentiamo se, sul treno, mettono le scarpe sui sedili o se al ristorante all’aperto ci gettano il fumo di sigaretta nel piatto!

Mentre aspettavamo il Bus, comodamente seduti su una panchina, vicino ai nostri piedi “passeggiavano” in cerca di cibo un piccione e un passerotto.

PASSEROTTO

Il mio nipotino, nel considerare la grandezza dei due volatili, mi chiede se uno è il papà e l’altro il figlioletto.

Meravigliosa e simpaticissima constatazione!

Cercai naturalmente di spiegargli che non era proprio così ma che ogni volatile ha la sua taglia; che esistono uccelli molto piccoli e uccelli di grandi dimensioni.

È in quell momento che la mia memoria, purtroppo non più lucidissima mi porta sul Lago di Costanza nel piccolo giardino dei miei nonni dove mio Nonno su una sedia a sdraio e con le gambe accavallate metteva un “pizzico” di burro sulla punta della scarpa e aspettava l’uccellino che veniva a mangiare.

L’uccellino era una Cinciallegra, della grandezza di un passero.

CINCIALLEGRA

Ricordo la circospezione con la quale si avvicinava, mangiava il burro, e poi, soddisfatto volava via.
Non ero abituato a vedere uccellini così vicini a noi umani. Da noi, in Liguria si usava cacciare un certo tipo di volatili; ricordo con certezza la “gioia” del cacciatore che mostrava cardellini e lucarini morti. Non c’era molto da mangiare…
Oggi mi rattristo al pensiero di quei multicolori frutti del creato uccisi con spirito guerresco.
Eppure credo che, ancora oggi, in certe zone d’Italia, certi uccellini con la polenta sono una leccornia.

QUANTI PICCOLI "OSEI"!

Mi sembra una vera crudeltà per soddisfare certi palati sedicenti fini.

Comunque negli umani la “crudeltà” c’è molto sovente e alle volte “gratuita”.
Ricordo i miei coetanei cacciatori di lucertole! Con fili d’erba particolare riuscivano, producendo un cappio, a prendere la lucertola impiccandola. Non riesco a comprendere la “goduria” di certi comportamenti.

LUCERTOLA

Da parte mia, mi divertivo a dar loro lo zucchero. Sulla punta di una canna tagliata a “becco di flauto” si metteva un po’ di zucchero. Avvicinandosi lentamente alla lucertola colla punta della canna vicino alla testa, appena la lucertola percepiva la presenza dello zucchero, anzichè scappare, lo mangiava.

Quarchedundepegi

Read Full Post »

Una persona a me molto vicina mi ha parlato di un bellissimo libro :

LA BAMBINA CHE SCRIVEVA SULLA SABBIA

COPERTINA DEL LIBRO IN QUESTIONE

Sarebbe il seguito di TRE TAZZE DI TÈ.

Non ho ancora letto i libri in questione. Mi ha colpito però il fatto che un uomo ha cambiato la propria vita e s’è messo a disposizione del prossimo per permettergli di andare a scuola e di imparare le cose più elementari.

Nel villaggio dove l’istruzione permise a una « scolara » di diventare ostetrica, non ci furono più decessi per mancanza di assistenza al parto.

Per noi l’istruzione è talmente ovvia per cui moltissimi bimbi vanno a scuola malvolentieri. Già quando andavo a scuola io, l’istruzione era un obbligo che faceva dimenticare il piacere di imparare.

Prima di ritornare a quei due libri, non posso fare a meno di ricordare gli anni in cui « dovevo » andare a scuola.
Per prima cosa è necessario puntualizzare quello che dicono i « Grandi ».

La chiamano SCUOLA DELL’OBBLIGO ; vuol dire che si DEVE andare a scuola, che si DEVE imparare e che si DEVE quindi frequentare. E tutto ciò che si DEVE suona di per sè molto male.

Senza parole

In certe latitudini la popolazione cerca di evitare tutto ciò che è obbligatorio.

Nei miei primissimi anni di scuola a dettar legge c’era un individuo di nome Benito e di cognome Mussolini. Andavamo a scuola dalle suore, le quali, oltre a garantire la moralità, seguivano gli intendimenti delle leggi e ci aiutavano ad essere dei buoni cristiani.
Innanzitutto era proibito parlare il dialetto. In secondo luogo, oltre ad imparare a leggere, scrivere e far di conto, ci insegnavano ad aver fede.
E ricordo molto bene come ci stimolavano ad aver fede. In che modo ?
Ve lo spiego cominciando col dirvi che questa scuola aveva un grande e bellissimo parco che dava direttamente sull’Aurelia (le auto che circolavano a quei tempi erano veramente poche). Attraversata l’Aurelia, oltre un sottopassaggio sotto la ferrovia, avevamo il mare e una bellissima spiaggia a disposizione. Da quella spiaggia dovevamo raccogliere delle pietre piuttosto grosse e portarle in un certo punto del parco. E fin qui tutto bene.

La scuola dove le suore stimolavano la nostra fede

Ciò che però è opinabile era la stimolazione della fede : »Se avrete fede quelle pietre potranno diventare pane ». Naturalmente cercavo con tutte le mie forze di avere fede ; tutti i giorni, o, per lo meno, molto sovente andavo a vedere se le pietre erano diventate commestibili…

Ho altri ricordi di me scolaro o, più tardi, studente. Quello che, in questo momento, maggiormente ricordo, e che mi permetterà di estrapolare una morale, risale ai tempi in cui frequentavo la quinta ginnasio.
La scuola era in un vecchio edificio e le classi erano al pianterreno. La scuola era mista e trovandosi al confine con un bel parco ricco di piante, era possibile che si infiltrasse nell’edificio un minuscolo topolino.
È facilmente immaginabile cosa avrebbe potuto succedere se, a un certo momento, questo animaletto fosse uscito dalla tana e avesse iniziato a gironzolare nella classe.
Accadde durante un intervallo. Le fanciulle mie compagne di scuola agitatissime strepitavano per vera o falsa paura e il topolino fu reso defunto (non ricordo assolutamente per mano di chi e in che modo).
Fin qui nulla di tragico dato che, con la morte del topolino, tutto avrebbe potuto ritornare nella massima tranquillità. La tragedia cominciò quando il sottoscritto, prese il topolino per la coda e lo sollevò dirigendosi verso la porta dell’aula dove le ragazze stavano per uscire dopo lo « scampato pericolo della belva ». In quel frangente, mentre varie voci femminili urlavano più o meno terrorizzate, entrò la vicepreside.

In questa costruzione era il Liceo Classico - Oggi sede di un Museo Navale

Non ricordo assolutamente quale fu il gran finale, posso solo dirvi che quella donna che si vide a pochi centimetri dalla faccia un topolino morto, dopo essere riuscita a non svenire, ritornò sui suoi passi e, per quel giorno, sparì dalla circolazione.

TOPOLINO

Quella donna, piccola e autoritaria, era anche la professoressa di italiano. Quella donna se la legò al dito e mi negò ogni tentativo atto a dimostrarmi studioso e diligente. Che fatica riuscire ad arrivare al primo liceo classico !

Ho dovuto fare il liceo classico perchè, fin da bambino, avevo deciso, chissà perchè,  di studiare medicina. Eppure non ci sono medici in famiglia!

Non sono mai andato a scuola volentieri e… anche se mi impegnavo mi sentivo sempre dire che mi mancavano le basi.

Queste basi, che sono state il mio incubo fino all’agognata maturità, chi doveva darmele ? o io bimbetto avrei dovuto andare a spasso con una lanterna alla Diogene con la scritta CERCO LE BASI ?

Diogene - Da Enjambement Poesia e Cultura

Gli insegnanti sono solo insegnanti o dovrebbero essere anche degli educatori ? Dovrebbero far amare la materia che insegnano ? Dovrebbero far risaltare i lati positivi di ciò che vanno pedestremente propinando ?


Nella mia infanzia, per la scuola,  ho sofferto veramente molto. Non ero cretino o ritardato. Eppure, in fin dei conti, facevo quella figura. Erano, le mie, sofferenze gratuite ?

Sia chiaro che sto scrivendo di quando ero scolaro. Non ho la possibilità di conoscere la reale situazione attuale.

Ci ritornerò perchè ho altri aneddoti da raccontare.

Voglio ritornare al libro che mi ha stimolato a scrivere questo Articoletto. Quanti giovani, in paesi meno sviluppati del nostro,  vogliono imparare !

Quanti giovani molto intelligenti, in paeselli lontani da tutto e da tutti, vogliono poter sviluppare il loro quoziente intellettivo e sono invece costretti a piccoli lavori con palese « sfruttamento ». ! È quanto accade anche nelle nazioni prese in considerazione da quei libri.

L’autore di questi libri va aiutato. La costruzione di scuole riduce, in certi paesi a rischio, la SOFFERENZA GRATUITA che i Governanti, miopi e non, prediligono.

 

 

 

Quarchedundepegi

Read Full Post »

Da ormai 5 anni quasi esatti sono un umano bionico. Ad aiutare il mio cuore a “battere” è una macchinetta elettronica sofisticatissima detta PACE MAKER.
Proprio ieri, il giorno esatto non ha importanza, in occasione del solito controllo, il solito collega mi ha comunicato che il funzionamento del marchingegno lascia un po’ a desiderare per cui sarebbe necessario sostituire tutto.
Non voglio ora addentrarmi nei particolari ma, memore di quanto ebbi occasione di scrivere, la mia penna dovrà portarmi ad argomenti fatti di serenità. Gli argomenti fatti di serenità devono, ripeto devono, portarci al sorriso.
Anche se in questo preciso istante avrei tanta voglia di piangere, sono riuscito a trovare un argomento non solo sereno ma anche colorato: quel 5 bellissimo che è piaciuto tanto a Loretta.

MARCHIO DI QUALITÀ UNAPROA

Questo stupendo insieme di prodotti della natura è un marchio di qualità. Riguarda i prodotti ortofrutticoli.

In natura ci sono altri colori che possono aiutarci a star bene.

In natura i colori sono un’infinità.

La natura, in determinate situazioni ci mostra 7 colori.

I SETTE COLORI DELL’ARCOBALENO

Inoltre ci fornisce un’infinità di fiori con un’altrettanta infinità di lunghezze d’onda.

Oggi, guardando questo marchio vorrei sorridere con voi ricordando quando, bambino, alla periferia di Genova, in un piccolo appezzamento che produceva essenzialmente ortaggi, frutta e uva (che per buona parte diventava buon vino), andavo, solo o coi miei fratelli, a raccogliere o ritirare il necessario per l’uso familiare.

Non solo era piacevole rendersi utili alla famiglia; era molto bello raccogliere direttamente e mangiare: fragole, ravanelli, ciliegie, uva, fichi, ecc.

LA FOTO VI MOSTRA DELLE BRUTTISSIME CASE CHE HANNO FATTO SGOMBERARE GLi ORTAGGI

La componente sicuramente più interessante è che, ho visto come nascono gli asparagi, ho potuto mangiare degli ottimi fichi neri stando tranquillamente seduto su un ramo sapendo che i rami del fico sono molto “fragili” e, fra l’altro ancora, ho potuto godere il gusto dei ravanelli estratti direttamente dal terreno.

Non avevo riconosciuto la fortuna che mi stava baciando in fronte!

Avevo la possibilità di vivere la campagna e di “imparare” quello che la natura può darci con semplicità. Infatti allora era tutto abbastanza semplice, la plastica non era stata ancora inventata e, per gli OGM i tempi erano abbondantemente acerbi.

I bimbi di oggi potrebbero arrivare a pensare che frutta e verdura escano da una fabbrica dismessa dell’Italsider. In ogni caso raramente hanno visto una gallina e probabilmente è loro poco chiara la provenienza dell’uovo.

Ma la cosa più bella, veramente più più, è l’aver vissuto la gallina che cova un certo numero di uova e osservare il pulcino che esce dall’uovo. Per non parlare dei pulcini che seguono la chioccia o vanno a dormire sotto la chioccia stessa.

CHIOCCIA COI PULCINI

Qualche bimbo oggi ha visto una gallina; raramente l’ha toccata o addirittura ha, mi dispiace quasi dirlo, visto tirare il collo a una gallina. Eppure era così.

Oggi è tutto “industriale”… le galline sembrano generate dal “polistirolo”.

A questo punto bisognava fare qualcosa. E qualcosa è stato fatto.

Hanno inventato il prodotto BIO. Proprio quello che ci regala Madre Natura quasi incontaminato.

Ma allora era vero che “prima” mangiavamo del polistirolo sotto falso nome?

Ho inziato coi colori e sono finito nel polistirolo. Tornerò presto ai colori!

Vi invito a pensare: Se i prodotti Bio sono così cari, quello che mangiavamo prima era velenoso?

Ridiamoci sopra ma pensiamoci un attimo!

Quarchedundepegi

Read Full Post »

Ricordate l’articoletto 8?

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2010/05/13/articoletto-8/

Desidero farvi un po’ ridere o sorridere.

Esiste l’utilità, la necessità e l’inderogabilità a permettere a certi gas di fuoruscire dall’ultimo tratto dell’intestino?

GUAI SE TRATTENESSERO IL GAS SUPERFLUO!

L’UTILITÀ: Possiamo con sicurezza usare questo termine. Se si permette ai gas la libera uscita, il proprietario di quell’apparato intestinale si ritrova sensibilmente alleggerito.

LA NECESSITÀ: Non sempre c’è necessità nel vero senso della parola. Alle volte si può procrastinare soprattutto se si ha la certezza che il momento non è propizio per l’olfatto o per l’udito.

L’INDEROGABILITÀ: Aspettare o costringere l’”astinenza” può essere fonte di sofferenze crampiformi che potranno protrarsi nel tempo. In questi casi ognuno instaurerà la propria abilità per nascondere effetti olfattivi o uditivi ai vicini.

E fin qui, pochissimi avranno il coraggio di nasconderlo, è la vita di tutti i giorni.
E quasi tutti riescono a “nascondere” questa fisiologica realtà.

Pensate un po’ cosa succederebbe se questi gas, oltre a produrre reazioni uditive e olfattive, producessero reazioni ottiche.

QUANTI COLORI!

Se cioè i gas liberati avessero il colore dell’alimento introdotto, o ognuno avesse il suo colore quasi come se fosse il Codice Fiscale.

Chi ha mangiato fragole o carne al sangue: ROSSO.
Chi ha mangiato albicocche: ARANCIONE,
E così via.

Non si può più nascondere nulla.

ADDIO PRIVACY

CHE SOFFERENZA!

QUARCHEDUNDEPEGI

Read Full Post »

Older Posts »