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Posts Tagged ‘telefono’

Mi piace scrivere qualcosa in favore del francobollo.

Il francobollo è un piccolo pezzetto colorato che, più di un secolo fa, è stato inventato per far spedire le lettere, cioè per dimostrare l’avvenuto pagamento della tassa necessaria per quel servizio. Col tempo, quel “pezzettino di carta”, è diventato sempre più bello e ha cominciato a raccontarci delle storie.

Questo è il primo francobollo. Il famoso PENNY BLACK.

Il PENNY BLACK emesso nel 1840

Dall’uscita del primo francobollo ogni Regnante si è trovato a figurare sui francobolli del proprio stato o della propria Colonia.

Oggi se dovete telefonare, non dovete neppure ricordare il numero. Basta richiamare una memoria e, clic, alcuni istanti dopo arriverà il segnale giusto. Un tempo il segnale era solo di libero o di occupato. Ora ve ne dicono di tutti i colori e qualche volta risponde la persona alla quale avete telefonato.

Teleselezione in Italia

Guardate questo francobollo da 25 lire (4 francobolli uguali – una quartina). Fu emesso nel 1970 per commemorare il completamento della rete teleselettiva nazionale. Fino a quel momento per telefonare a qualcuno che risiedeva in un comune diverso da quello di partenza, bisognava chiamare un operatore, comunicare il numero e il comune desiderato e attendere pazientemente di essere richiamati. L’attesa poteva durare anche qualche mezz’ora e, quando finalmente potevate parlare col numero desiderato, dopo tre minuti, l’operatore vi chiedeva se volevate continuare la conversazione oppure no.

Il francobollo vi mostra un mezzo dischetto telefonico stilizzato.

Normale telefono da tavolo

Il dischetto telefonico coi numeri è facilmente visibile in questa fotografia. Quando arrivò la teleselezione nazionale bisognava selezionare il numero della “zona” prima del numero di nostro interesse. Fino a quel momento l’Italia era divisa in zone di appartenenza, ovvero esistevano società che gestivano regioni ben precise. Da Nord a Sud le cinque società telefoniche erano: STIPEL, TELVE, TETI, TIMO e STET. Solo nel 1965 furono unificate dalla SIP (Società Idroelettrica Piemontese) che, per l’occasione, diventò Società Italiana Per l’esercizio telefonico.

Quando si doveva telefonare si immetteva il ditino nel numero, lo si faceva girare fino al fermo, si faceva poi il numero seguente, il seguente ancora e finalmente si sentiva la linea libera o occupata. Si ripeteva il numero sempre nello stesso modo quasi a far arrossare il dito. Se poi la “linea” era occupata si rischiava di impazzire.

Telefono Sirio

Arrivarono poi i telefoni SIRIO coi tasti. Telefonare divenne più facile; tanto più che si poteva ripetere il numero con un unico tasto.

Non si dimentichi che i telefonini assolutamente ancora non esistevano. Se qualcuno era fuori casa e doveva telefonare, solo per le telefonate urbane poteva usare il telefono a gettone. Si doveva fare il numero e, solo dopo la risposta si doveva schiacciare quel piccolo tasto in alto che faceva scendere il gettone e allora ci si poteva parlare. Non ricordo se c’era un limite di tempo oppure no.

Telefono a gettone

Sempre col dischetto erano apparsi anche dei comodissimi e bellissimi telefoni da “comodino”. Erano anche molto simpatici e occupavano poco posto. Ce n’erano proprio di tutti i colori. Si chiamavano ERICOPHON.

ERICOPHONE

Naturalmente dall’apparecchio a gettone, si passò velocemente all’apparecchio a gettoni e alle cabine telefoniche con le porte basculanti tipo Saloon. Dopodichè arrivarono le schede telefoniche che stimolarono i collezionisti.

Recentissimamente ho trovato questo articolo:

http://pinoscaccia.wordpress.com/2011/05/29/addio-vecchia-cabina/

che dimostra un’era in declino.

ADDIO!

OGGI SI VIAGGIA SOLO COL TELEFONINO E CI SI INTOSSICA DI ONDE INVISIBILI

Siamo partiti con un francobollo. Quante cose può farci ricordare un semplice francobollo.

Anche lui scomparirà. Nessuno più scriverà e nessuno più aspetterà l’agognata lettera.

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DA "GITE MENTALI"

Il telefono è uno strumento importantissimo e schiavizzante. Se ne è accorto (o se ne accorgerà) anche il mio nipotino che sta cominciando a utilizzarlo.

Forse guardando la televisione avete avuto la possibilità di vedere la Hunziker che vi propaganda il 187. Com’è carina! Vi fa proprio credere che con il 187 si possa arrivare a tutto.

Recentemente ho dovuto sperimentare l’ipocrisia del 187… per non parlare di TELECOM ITALIA.

MICHELLE HUNZIKER

Ero in Liguria, a casa mia, in quella casa dove ho vissuto diversi anni, dove ho visto crescere tre figli, dove ho visto moglie e figli mangiare, ridere, qualche volte piangere, terrorizzarsi per qualche “botta” di terremoto e… telefonare. Quella era la casa di tutti i giorni dove un telefono rigorosamente “fisso” allietava o disturbava coi suoi squilli. Era sul mare (vicino al mare), in una città costiera che piaceva tanto a chi era costretto alle nebbie e ai freddi del nord. In quella casa, non proprio casa ma piuttosto appartamento, vado quando posso per rilassarmi, ricordare, scrivere, telefonare, assaporare le prelibatezze liguri e respirare l’aria del mare.
Purtroppo, per ragioni di salute, dall’inizio di dicembre 2010 fino a qualche settimana fa, non mi fu possibile andare ad “assaporare quel meraviglioso profumo di mare”. Passò da quelle parti un mio figlio che, fra l’altro, si rese conto che il telefono (quello fisso collegato a Telecom Italia) era isolato, o se preferite “morto”. Non dava segni di vita. Col suo telefonino chiamò il 187, fece presente il diguido, lasciò il numero del cellulare col quale stava chiamando, sentì le rassicurazioni che comunicavano il ritorno alla vita della linea entro 48 ore e, infine, ci “allietò” facendoci partecipi dell’ottimo presunto funzionamento del 187.

Cominciammo a dormire sonni tranquilli o, se preferite, fra due guanciali.

Purtroppo, guardando sul canale italiano la pubblicità, non sapevamo che i messaggi della bella Michelle Hunziker erano presagi di sventura.

I nostri sonni “tranquilli” terminarono (il 2011 era abbondantemente cominciato) quando, con inenarrabile gioia, ci fu permesso di rimettere finalmente piede nella mia bella Liguria.
Dopo aver scaricato i bagagli, ci si sovviene della necessità di avvertire i parenti del viaggio andato a buon fine. Naturalmente si pensa al telefono. Sollevo la cornetta e mi accorgo che la linea è ancora “morta”. Per fortuna non è fatta di materiale organico e qundi non ha rischiato la putrefazione.
Che fare? Semplicissimo. Chiamo, naturalmente col mio cellulare, il 187.
Ora cominciano veramente le danze. Da questo momento mi rendo conto di quanto sia grande la capacità della gente italica di prenderti letteralmente per il sedere. Sì perchè fu da quel momento che mi trovai a parlare con tutta l’Italia (isole escluse).
Dovete sapere che a rispondervi non è Michelle Hunziker con le tette provocanti, nossignori, vi risponde una monotona richiesta di “numeri”.

Da "LA SETTIMANA ENIGMISTICA"

Uno, oppure due, oppure ancora uno e, in ogni caso il numero per il quale state chiamando: il vostro numero “morto”. Quando finalmente arrivate ad attendere la voce dell’operatore, comincia “assordante” e provocante la musica, sempre la stessa e forte… troppo forte.
Quando chiamai la prima volta era domenica; non arrivò nessun operatore ma la voce metallica e suadente di chinonsisachisia mi comunicò essere la linea in ordine e che entro 2 giorni avrei potuto ricominciare a sentire il tanto amato “tu tu, tu tu, tu tu”…
Il giorno dopo, non più festivo, richiamo il 187. Ero ancora convinto di poter arrivare ad usare quella linea entro poche ore. La voce metallica mi aveva detto sicuramente la verità. Come si poteva pensare diversamente. Da quel momento, tragico e istruttivo nello stesso tempo, iniziai a farmi una cultura del 187 e della serietà di Telecom Italia nonchè dello spirito col quale lavora (o prende per il sedere) l’italica gente che sta dietro le cuffie.
A parte i numeri (1, 2 o 3 a seconda di ciò che si desidera), fu interessante ascoltare sempre la stessa allucinante musica e constatare che, nelle pause della serietà, lo spirito guerresco, produttivo e ipocrita dell’imprenditore (sempre metallicamente) cercò di propinare il proprio buon nome e la speranza di vendite future.
Ogni volta che riuscivo a parlare con un operatore, mi veniva comunicata una sigla; due lettere e un numero di tre cifre, seguita (la sigla) dalla voce “umana” che dichiarava il proprio nome di battesimo. Normalmente si poteva capire da quale parte d’Italia arrivava la risposta. La prima volta da Roma o dal Lazio, la seconda volta dall’Emilia o da Bologna, un’altra volta, dietro mia richiesta, dal Piemonte, e così via.
Dal lunedì arrivava sempre la rassicurazione che entro mercoledì la linea sarebbe stata ripristinata.
Arriva il giovedì mattina e il telefono, quel mostro apparentemente inanimato, che come un buon amico o come un nemico, a seconda dei casi squillava allegramente, era ancora morto, e sembrava irrimediabilmente defunto.
La fiducia, o speranza o chiamatela come volete, si affloscia come una vela in un momento di bonaccia non prevista e non rimane che ricominciare a digitare quei tre terribili numeri: 187. Ed ecco, che con la solita sigla arriva una voce, questa volta da Genova. Gentilissimo mi rassicura. Questa volta non mi accontento; voglio parlare con un tecnico. E va bene; ne arriva un altro, anche lui con la sua sigla che, alla fine mi fa parlare con un certo Dott. Vattelapesca che non riporto in questo articolo come non riporto i vari Ilaria, Francesca e Mario.
Questo Dott. Vattelapesca ha la voce veramente suadente, gentile, accativante e tutto ciò che può andare a braccetto con la fiducia. Lo abbraccerei tanto mi trovo a volergli bene. Mi garantisce la linea entro il giorno dopo (venerdì), forse entro la sera stessa. Gli chiedo il suo numero telefonico diretto per poterlo eventualmente rintracciare. “Non è necessario – mi dice – la richiamerò io entro due ore”.
Passarono due e più ore e il Dott. Vattelapesca si dimentica di me. Ricomincio a centottantasettare e parlo dapprima col Piemonte e, dopo varie insistenze, la fanciulla mia interlocutrice mi attacca il telefono, ovvero mi manda a quel paese. Desideravo che mi passasse il Dott. Vattelapesca. “No; tutto quello che posso fare è inviare una Mail al tecnico”.

Un call-center. Sono così quelli di Telecom Italia?

Chiamo ancora e vengo minacciato: “Ogni volta che oso digitare il 187 e dimostrare richiesta di aiuto per il mio telefono, il robot che ricerca il mio danno deve ricominciare daccapo”.
Finalmente una fanciulla gentile e affidabile che avrei abbracciato, baciato ecc. ecc. alle 13.05 del venerdì da Napoli:. “Subito dopo la pausa pranzo telefono al tecnico della sua zona e la richiamo per comunicarle il futuro. Stia tranquillo; la richiamerò entro un’ora”.. Dopo solo 30 minuti squilla il mio Cellulare, È Angelica (il vero nome è un altro) da Napoli che mi annuncia trionfante che entro un’ora un tecnico si sarebbe occupato di me. Avrebbe finito il pasto di mezzogiorno e sarebbe venuto a casa mia. Mi comunica anche che, fino a quel momento tutti (dico e ripeto tutti) quelli con cui avevo parlato mi avevano preso in giro. Non aveva fatto niente nessuno. Lo stesso concetto, ma con parole diverse, mi fu espresso anche dal Dott. Vattelapesca.
Come si fa a non immaginare la mia gioia? È dalla domenica che aspetto e, più che musica, sempre la stessa, non mi son trovato ad ascoltare alcuna bella notizia se non questa!
Gioisco e aspetto. Passano le ore e il telefono continua a tacere. Alle 16.05 ricomincio a digitare il 187. Questa volta mi rispondono da Taranto. Sono esausto e mi sento dire che bisogna avere tanta pazienza perchè il guasto è grosso. “Di cosa si tratta?”chiedo. “È grosso… e basta”.
Tirando le somme penso che ormai la linea rimarra morta, anche se ho sempre pagato regolarmente la bolletta, e inizio a pensare alla partenza. Il giorno dopo sabato è considerato a molti livelli come festivo, domenica dovrò ritornare. Ebbene sì!… ha ragione quello di Taranto. Bisogna aver pazienza… però non si dovrebbe mai perdere la speranza.

SPES ULTIMA DEA… Ormai non per me.
Ed ecco che accade l’imprevedibile. Il giorno dopo, sabato, telefona mio figlio, quello che aveva telefonato il guasto in dicembre e mi comunica che un tecnico sta per raggiungerci a casa. Che bella barzelletta! Mio figlio desidera vedermi morto? Nossignori! Un tecnico sta arrivando. Uno di quelli veri. Con la macchina TELECOM.

L'HO FOTOGRAFATA

Questo meraviglioso uomo, di sabato mattina ispeziona la situazione, intravvede il guasto, prende la scala, si arrampica, raggiunge il filo che, deteriorato dal tempo, non contattava più e, dopo un paio di mezzorette posso nuovamente ascoltare la musica vera: tu tu, tu tu, tu tu,…
Ma allora sono servite le mie continue telefonate? Nossignori! La telefonata di dicembre di mio figlio ha mosso le acque qualche mese dopo. Io infatti avevo lasciato un numero diverso. Effettivamente le mie telefonate sono finite nel nulla! Forse fra un paio di mesi mi telefoneranno…………..
La morale della favola è esattamente come scrissi più sopra: mi sono reso conto di quanto sia grande la capacità della gente italica di prendere per il sedere il prossimo.
Ho parlato con almeno 9 persone del 187. Della maggior parte ho la sigla e il nome. Una di queste persone si è presentata come un capo tecnico e come laureato. Nessuno mi è stato utile se non per farmi perdere tempo e dare massimo discredito a TELECOM ITALIA. Queste 9 persone rispondevano da varie località italiane dal Nord al Sud. Tutte queste persone mi hanno preso in giro, e addirittura due hanno accusato i colleghi di lavoro di menefreghismo.
Se avessi voluto fare una statistica di come lavorano gli italiani di un determinato settore, non avrei potuto far di meglio.
Se questi italiani rappresentano effettivamente le capacità lavorative degli italiani credo che la condanna dovrebbe essere totale e senza appello. Se queste persone con cui ho parlato ricevono uno stipendio, si potrebbe solo dire che sono ladri a tutti gli effetti.
Ogni tanto in Italia si sciopera. Ma fra quelli che scioperano qual’è la percentuale delle persone che, ad eccezione di quando scioperano, lavorano veramente? Qual’è il coraggio con cui si rivendica e si va in piazza?
L’interessante di questa storia rigorosamente vera, ho la sigla e il nome di almeno 5 persone, è che queste persone erano dislocate in vari punti d’Italia e, in un certo senso rapprentavano l’Italia. O erano tutti precari mal pagati che avevano deciso di “distruggere” la Telecom Italia?
Per mia fortuna, durante quella settimana il telefono non era economicamente legato al mio sostentamento. Era utile. Più che utile… ma non mi ha messo in pericolo di vita.

Morale: il mondo è bello perchè è avariato.

Auspicio: CHE I FURBI SI RAVVEDANO! FANNO DEL MALE A SE STESSI!

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