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ANTIFASCISTA

RENZI HA DETTO: “CHI PICCHIA UN CARABINIERE NON È UN ANTIFASCISTA MA UN CRIMINALE”.

GLI CHIEDO: “COS’È CHI, NELL’ESERCIZIO DI UN GOVERNO NAZIONALE, PORTA LA NAZIONE AL COLLASSO?”

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Purtroppo faccio fatica a buttare via un francobollo. È dall’età di 9 anni che mi piacciono e, anche se ho smesso da tempo di collezionarli, mi piacciono sempre. Ho smesso perché, nella vita c’è un momento in cui bisogna guardare la carta d’identità e smettere di “raccogliere”… altrimenti chi rimarrà dovrà buttare via molta più roba. Oggi i francobolli, salvo rari casi, valgono ben poco… anche perché le Amministrazioni Postali non incentivano il “gusto della filatelia” nei giovani.

Ho trovato, per caso, o apparentemente per caso, questo francobollo… piuttosto vecchiotto:

Francobollo svizzero del 1963

Raffigura un treno della ferrovia BERN LÖTSCHBERG SIMPLON che, ai tempi, andava da Berna fino al Sempione attraverso la galleria del Lötschberg. Tutti i treni che andavano da Milano a Berna passavano dal ponte qui raffigurato. La stazione svizzera di partenza era Briga; da quel punto la ferrovia, a scartamento normale, sale lentamente lungo il fianco della montagna per vari chilometri; s’addentra poi in direzione nord e attraversa la montagna nella galleria del Lötschberg.

Questa cartina esemplifica i percorsi:

Cartina Gallerie Lötschberg

Oggi questo percorso è obsoleto. I treni in partenza da Briga non salgono il pendio della montagna, ma dopo pochi chilometri entrano in una recente e lunga galleria e ne escono un po’ prima di Spiez sul Lago di Thun. Da qui a Thun e poi a Berna.

La tratta di montagna, ora obsoleta, era particolarmente panoramica; era particolarmente interessante trovarsi comodamente seduti a un tavolo del Vagone Ristorante e, mentre si poteva gustare i semplici ma gustosi menu dell’Eurocity, il treno saliva delicatamente lungo il fianco della montagna e permetteva di godere lo spettacolo della Valle che diventava sempre più piccola ma altrettanto maestosa. Mentre il treno saliva si era ancora nel Cantone VALLESE… dove, da una parte si parla tedesco e dall’altra francese.

Quando il treno lasciava la valle per addentrarsi nella galleria del Lötschberg sapeva che, quando avrebbe rivisto la luce, si sarebbe trovato nel Cantone di BERNA.

Le componenti interessanti di questo francobollo sono che ci rammenta come la tecnologia ha saputo accorciare le distanze costruendo la lunga galleria (35 chilometri) che può venir percorsa dai treni ad una velocità di 230 km/ora e che, chi scrive, quando era veramente giovane, ha vissuto e lavorato 6 mesi in quel cantone. Sei mesi sono pochi, anche rispetto a una vita, ma se sono intensi possono aver lasciato una impronta non indifferente.

Quanti sono i Quotidiani d’Italia che hanno menzionato “Il Giorno del ricordo?”

Ho dato un’occhiata a:

CORRIERE DELLA SERA

LA STAMPA

IL SECOLO XIX

LA NAZIONE

IL RESTO DEL CARLINO

IL GAZZETTINO

IL FATTO QUOTIDIANO

Nessun giornale l’ha menzionato, salvo il “discorso” del Presidente Mattarella.

Il Messaggero con:

Foibe, a Basovizza cerimonia in ricordo delle vittime.

FORSE HO GUARDATO MALE… E NEL CASO MI SCUSO.

QUANTI SONO?

Perché abbiamo dimenticato i nostri fratelli?… quelli d’Istria, Fiume e Dalmazia?

QUANTI SONO?

 

Registrazione del 28 gennaio 2018

Personaggi:
Alessandro, Albero Tasso, I Fratelli di Tasso e Panchina Rotonda.

 

Alessandro: “Buongiorno Tasso amico mio… non se ne può più.” 

Tasso: “Ciao Alessandro, cosa c’è che ti turba?”

Alessandro: “Per quest’anno non mi turba più; il 27 gennaio è finalmente passato.”

Tasso: “Ah… ora ho capito. Ti riferisci al “Giorno della memoria” e al fatto che tutti devono ricordare le cattiverie dei nazisti e delle leggi razziali del 1938 promulgate dal Regno d’Italia?”

Alessandro: “Bravissimo, vedo che hai capito.”

Tasso: “Ma certo che capisco. So che tu non sei per niente di idee fasciste, se così si può dire, e, capisco anche quello che hai nella testa. Credo che tu abbia ragione circa questa pretesa di “dover ricordare” le scelleratezze dei nazisti e dei fascisti e il parlar troppo poco di quello che son riusciti a fare i comunisti, per non parlar di Stalin.”

Alessandro: “Il mio interesse non è contro qualcuno, ma per qualcuno. È infatti assodato che molti, troppi italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, hanno pagato prezzi troppo alti dopo la disfatta delle milizie del Regno d’Italia. La Seconda Guerra Mondiale fu una catastrofe per tutta l’Italia, ma, quando la guerra finì, furono “Loro” a pagare il prezzo più salato… ma l’Italia non si curò di loro, né durante e neppure dopo e… neppure in tempi recentissimi quando Slovenia e Croazia entrarono a far parte dell’UE.”

Tasso: “Ma tu Alessandro vuoi essere vendicativo… e non va bene.”

Alessandro: “No, no, non è così, nello stesso modo come il riconoscimento dell’Olocausto non sembra voler essere vendicativo verso il popolo di Germania. La Giornata della Memoria, lo dice la parola, dovrebbe servire per ricordare, quello che desidererei io sarebbe la necessità di “sapere” cosa accadde, dato che certe politiche delle italiche genti non hanno voluto che si sapesse.

Dicono: “Giornata del ricordo”… e il 10 di febbraio dovrebbe esserlo per quello che accadde da quelle parti, ma che cosa bisogna ricordare se si sa troppo poco?”

Da Wikipedia.

Tasso: “Mi sembra importante che esista quella solennità civile istituita nel 2004, non ti sembra?”

Alessandro: “Certamente, sì, sono contento. Pensa che bello, dopo più di 50 anni… sì perché le sofferenze di quei poveretti sono iniziate l’8 settembre 1943. Il fatto che si siano ricordati di istituire questa ricorrenza è sicuramente positivo; la componente veramente tragica è che, alcuni componenti della politica italiana, nel non lontano 2015, considerano “vittimismo” il desiderio di ricordare la barbarie di quegli anni contro l’”italiano”.

I Fratelli di Tasso: “Chi sarebbero questi politicanti italiani?”

Tasso: “Cari fratelli, non sta bene parlar male di qualcuno, anche se in questo caso diventa quasi necessario dal momento che determinate asserzioni pubblicate su un “Blog dei Giovani di Rifondazione Comunista di Monza e Brianza” dimostrano la poca conoscenza della storia. Credo infatti che chi ancora inneggia al comunismo abbia studiato poco il passato… anche e particolarmente per quanto riguarda quello che volle il Partito Comunista Italiano cappeggiato da Palmiro Togliatti. È infatti abbastanza assodato che se l’Istria oggi non è più Italia e molti italiani hanno dovuto scappare dalle loro case abbandonando quasi tutto sia in buona parte conseguenza della politica comunista capeggiata da Togliatti… che sicuramente riceveva ordini direttamente da Mosca e doveva “essere gentile” col dittatore jugoslavo.”

I Fratelli di Tasso: “Ma tu dicevi che gli italiani erano stati malvagi quando invasero la Slovenia.”

Tasso: “È vero, ne parlammo. L’Esercito Italiano si comportò malissimo, non credo però che la vendetta degli slavi nei riguardi di inermi italiani possa essere giustificata. Ne potremo parlare. Non vorrei oggi parlarvi di queste “cattiverie”, ma preferisco, nella “Giornata del ricordo”, rammentare la pessima accoglienza dell’Italia verso quelle popolazioni che scappavano, se non dalla morte, da persecuzione sicura. Quelle centinaia di migliaia di italiani che, arrivati anche in modo rocambolesco in Italia, venivano o accolti come “straccioni” e messi in “Campi Profughi” per anni e anni, o addirittura trattati miseramente come fascisti.”

Alessandro: “Sì Tasso hai ragione. Che gli slavi, con la scusa della vendetta si fossero comportati male, o malissimo è assodato… e potremo riparlarne; qui, annoiati dalla memoria dell’olocausto siamo gioiosi nel prendere atto che i Governanti italiani hanno avuto bisogno di più 50 anni per accorgersi che nell’alto Adriatico molti innocenti con la cittadinanza italiana hanno sofferto finché erano “braccati” dal comunismo di Tito e hanno continuato a soffrire dopo essere riusciti a raggiungere la Penisola.”

Tasso: “Sì, credo che questa componente abbia dimostrato, da parte dei Governanti di allora una certa malvagità. Il PCI godeva tutto e li trattava come inneggianti al Nazifascismo, “gli altri” avrebbero avuto problemi maggiori… Penso però che, se non sei all’altezza di governare sarebbe meglio se andassi a coltivare cipolle.”

I Fratelli di Tasso: “Ma cosa dici mai fratellone! Però crediamo proprio che tu abbia ragione. D’altra parte, ti sembra che “Quelli di oggi” sappiano il fatto loro?”

Tasso: “Certo che sanno il fatto loro… anche se non tutti riusciranno a conservarsi la ”poltrona” alle prossime elezioni di marzo. Sanno il fatto loro solo per gli interessi personali, ma non per la popolazione che ha dato loro fiducia. Anni fa i profughi istriani stavano malissimo… “QUANTI SONO?” avremmo detto… e prima stavano bene; oggi qualche milione di italiani è povero… e prima stava bene.”

Alessandro: “OK amici, vi ringrazio per la compagnia; come avete potuto constatare non mi sono neppure seduto su Rotonda dato che ho fretta… quindi devo andare.”

Panchina Rotonda: “Volevo proprio chiederti perché non ti siedi, se ce l’hai con me.”

Alessandro: “No assolutamente… sono già in ritardo.”

Rotonda: “Per fortuna. Ciao, salutaci tua moglie.”

Tasso e I Fratelli di Tasso: “Ciao Alessandro… a presto.”

Alessandro: “Ciao a tutti.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA FINESTRA

Oggi

Si guardi questo francobollo che le poste stampano ma non fanno usare… o fanno usare poco.

Francobollo del 2016

È un francobollo del 2016. Imbucato il 4 gennaio a Como, timbrato lo stesso giorno a Milano e, arrivato a Lugano il 17 gennaio scorso.

A parte la grande capacità delle Poste Italiane di far viaggiare lentissimamente la corrispondenza normale, questo francobollo è molto interessante perché mette l’accento su una località pochissimo conosciuta, ma capitale di provincia: IMPERIA.

Come forse molti non sanno  “Imperia” fu coniata nel 1923 quando il 21 ottobre di quell’anno, dall’unione dei comuni di Oneglia e di Porto Maurizio fu creata la provincia e città con quel nome. Il nome non fu di fantasia, ma grazie al fatto che il fiume/torrente che divide le due località si chiama Impero.

Ma chi fu questo Grock che venne a costruire questa strana villa nella parte di Imperia che si chiama Oneglia… leggermente sulle alture?

Era un clown, in italiano pagliaccio, che, dopo aver fatto ridere, o sorridere, mezzo mondo si ritirò in questa villa dove morì nel 1959.

Era svizzero, aveva sposato una donna di Garessio e, capace di suonare molti strumenti e muoversi come un saltimbanco faceva… ridere. E lo faceva così bene perché, pare, fece pure ridere Charlie Chaplin.

Pur avendo girato il mondo, s’era innamorato della Riviera dei Fiori e, in particolare di Imperia.

A Imperia c’è l’olio d’oliva buono. Gli estimatori dell’olio d’oliva direbbero che nelle colline dell’imperiese si produce, in assoluto, l’olio migliore Forse per questa ragione c’è a Imperia Oneglia il “Museo dell’Olivo”.

A Imperia Oneglia c’erano anche altre industrie molto importanti e di rilevanza internazionale. La più importante era la AGNESI che produceva paste di qualità. Oggi le produce forse ancora, ma non più a Oneglia, bensì a Fossano…

Anche l’Olio Sasso era a Oneglia, ora è a TAVARNELLE VAL DI PESA in provincia di FIRENZE.

Il passato industriale di Oneglia ci viene ricordato, con un po’ di tristezza:

Da alcune ciminiere di Oneglia

Passeggiando da Oneglia verso Porto Maurizio si possono incontrare:

Attrezzi per la pesca.

e:

Imbarcazioni per pescare.

A Imperia c’è anche un grande palazzo delle poste.

Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi

Da Grock, forse il più grande clown di tutti i tempi, dobbiamo considerare le pagliacciate moderne della finanza che “distruggono”, forse definitivamente, uno degli hobby più belli degli ultimi due secoli: LA FILATELIA e il significato di posta.

Anche questa è una “sofferenza gratuita”.

 

Non so se è vero, ma penso che ormai i quattro morti non soffrano più… ma gli altri?
Gli altri sì, soffrono moltissimo, anche quelli che non sono rimasti feriti.

Da “Corriere del Ticino”.

Faranno sicuramente un’inchiesta e apriranno qualche “fascicolo”, e troveranno anche il colpevole. Ma sì, troveranno anche il colpevole e qualcuno finirà in galera… ma mica per molto… perché uscirà presto per buona condotta.

MA QUEI MORTI CHE FORSE VIAGGIAVANO PER LAVORO O PER STUDIARE O PER ANDARE A “GODERSI” UN GIORNO DI MILANO… O ANCHE PERCHÉ A MILANO C’ERA IL MEDICO BRAVO O…

SONO MORTI PER CATTIVA MANUTENZIONE O PER LEGGEREZZA O PERCHÉ È PIÙ INTERESSANTE PROTESTARE ANZICHÉ FARE IL PROPRIO DOVERE?

O SONO MORTI PERCHÉ LA MANUTENZIONE COSTAVA TROPPO?

Comunque sia, fa veramente male al cuore dover prendere atto che quanto è accaduto produce e ha prodotto delle sofferenze gratuite… e, in parte volute.

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Quarto Capitolo

 

La vacanza a Merano

 

Grazie alle rassicurazioni del cardiologo, Livia e Claudio, proprio il giorno dopo, partono per Merano. C’è la consapevolezza che tutto potrà andare nel migliore dei modi. In ogni caso, già qualche giorno prima della partenza, Claudio ha visto quali gocce poteva consigliare a Livia.

Tre tipi di gocce:

1 – Colore BLU.

ZOISITE

2 – Energia del cristallo Zoisite.

3 – Vibrazioni dei colori della camelia rossa.

Il blu, corrispondente al chakra della gola, poteva aiutare la difficoltà del respiro e la sensazione di soffocamento percepita come fame d’aria e angoscia.

 

Il cristallo Zoisite, di colore verde, corrispondente al chakra del cuore, è molto importante per Livia.

CAMELIA ROSSA

Inoltre, come si può vedere dalla fotografia, ha delle sfumature di color nero che può corrispondere al primo chakra; in questo caso può aiutare nel dare quell’energia di cui Livia ha grande bisogno. Infatti, anche se il Dr. Bardelli ha detto che si può andare tranquilli, Livia si sente debole e si stanca molto facilmente.

Infine le vibrazioni del colore della Camelia Rossa.

Livia ha ricevuto le vibrazioni di tutti i colori che si vedono in questa foto. C’è un bel rosso e anche un po’ di verde.

Claudio ha potuto prendere atto che queste gocce “camelia rossa” erano uno stimolo per la frequenza cardiaca che tendeva quindi ad aumentare. C’era l’extrasistolia molto frequente che però non portava alcun beneficio dal punto di vista emodinamico, la frequenza delle pulsazioni normali intorno a 40, con la camelia rossa, tendeva sensibilmente ad aumentare.

Perché questo fiore? Cosa significa? Significa che è bellissimo poter vedere dei benefici risultati terapeutici, quando si consiglia, oltre al colore puro o all’energia del cristallo anche l’energia della vibrazione dei colori dei fiori. È quanto è stato capace di fare BBColor che ha messo a disposizione le gocce con la vibrazione dei colori di vari fiori. È proprio il caso di dire che la natura, grazie alla tecnologia, allevia la sofferenza degli umani… e non solo. È importante considerare il fatto che un fiore giallo, è sì giallo, ma può essere giallo con tante sfumature… che solo la natura sa creare.

I SETTE CHAKRA

È necessario aprire una piccola parentesi per spiegare, per sommi capi, a chi non li conoscesse, cosa sono i “chakra”.

Secondo alcune filosofie orientali si possono definire “centri di energia presenti nel corpo umano che presiedono alle funzioni organiche, psichiche ed emotive dell’individuo”. Ai vari chakra corrispondono i vari organi, e ogni chakra ha un colore di riferimento, e ogni colore può diventare “una realtà terapeutica”. È tutta una questione di piccole energie, che possono produrre effetti meravigliosi. Un riferimento utile può essere quell’omeopatia troppo spesso dileggiata da chi pretende che tutto debba essere “scientifico”. In medicina non è sempre possibile, dato che è impossibile trovare due individui perfettamente uguali che, per essere uguali, devono pensarla esattamente nello stesso modo; sì, perché il “pensiero”, cioè quello che scaturisce dalla nostra mente, è importantissimo… anche nella “gestione” della malattia… che dovremmo definire disordine.

Livia e Claudio vanno a Merano passando dal Maloja e da St. Moritz. Considerata la situazione confinaria fra Svizzera e Italia, se da Lugano si vuole andare a Merano, si può attraversare la Pianura Padana in autostrada oppure fare un viaggio turistico entrando in Italia, costeggiare il Lago di Como e puntare sull’Engadina, attraversarla e oltre l’Ofenpass rientrare in Italia e arrivare a Merano da nord. Optano per il viaggio turistico. Come si lascia la Svizzera e si viaggia verso Porlezza e Menaggio, è sempre bello il Lago di Lugano dove a Valsolda, che ha un clima invidiabile, ci si può ricordare del “Piccolo Mondo Antico” del Fogazzaro.

Dopo Chiavenna si entra in Svizzera e, raggiunto il Passo del Maloja si prosegue quasi in pianura costeggiando il lago di Sils.

IL LAGO DI SILS

È qui che Claudio e Livia si fermano e si mangiano tranquillamente un panino. Non si può dire che Livia stia male, ma neppure bene. La frequente extrasistolia non l’ha ancora abbandonata… e chissà quando l’abbandonerà. È comunque tranquilla. Il Dr. Bardelli le ha detto che non c’è nulla di grave!

Non si può passare da Maloja senza ricordare il grande pittore Giovanni Segantini che qui si trasferì all’età di 36 anni. Pittore nato ad Arco (Trento) quando ancora faceva parte dell’Impero Austro Ungarico. Fu un grande esponente del Divisionismo derivato dal Neo-impressionismo. Claudio non è mai stato un conoscitore di opere d’arte, sa solo ciò che gli piace. A suo tempo gli piacque visitare il Museo Segantini proprio a St. Moritz, e non può dimenticarlo mentre passa nella città con Livia diretto a Merano.

Gli piace ricordare il francobollo svizzero del 1999 che, commemorando il centenario della morte del grande artista, ci mostra il dipinto “Mezzogiorno sulle alpi”. È interessante il particolare che il francobollo fu timbrato proprio a St. Moritz.

Francobollo svizzero del 1999

Dopo aver lasciato la famosa cittadina engadinese, vanno verso Zernez che è sede del Parco Nazionale Svizzero. Il Parco ha un’estensione di 172 km2 ed ha la “specificità” che vede l’uomo come testimone, dove la natura è lasciata completamente a se stessa. Il Parco confina con l’Italia e, nello stesso tempo col Parco italiano dello Stelvio.

Claudio e Livia arrivano in Italia attraverso il Passo del Fuorn e fanno una tranquilla sosta a Glorenza (Glurns in tedesco), una bellissima cittadina dell’Alta Val Venosta di aspetto medievale. Sono ormai a poca distanza da Merano, in Alto Adige (Südtirol). La temperatura è piacevolmente calda e possono sedersi tranquillamente all’aperto e bere qualcosa, fare due passi e “scivolare” in un negozio che vende di tutto e trovare una stupenda e grande lanterna… che da tempo Livia desiderava. Livia sta relativamente bene, nel senso che durante il viaggio non ha avuto crisi di “fame d’aria” o palpitazioni. Però non guida la macchina, cosa che durante i viaggi faceva abitualmente. Semplicemente non si sente. Per fortuna che Claudio guida sempre volentieri. È dall’età di 18 anni che guida, e ha guidato un po’ tutte le macchine, anche la Balilla a tre marce; è rimasto però “spiritualmente” affezionato alla sua prima auto, un Topolino B del 1948.

 

Merano è una simpatica città, dove Livia e Claudio erano già stati un paio di volte. Nella stanza d’albergo c’è la fastidiosissima aria condizionata. Sì, fa caldo, ma non è la fine del mondo, per cui chiedono di spegnerla. Non si può dire che Livia stia male, ha sempre un poco di difficoltà a respirare. Ogni tanto però si ritrova angosciata, probabilmente per il fatto che ricorda perfettamente cosa le disse il Dr Bardelli, e cioè che lei sarebbe un’ipertesa e pertanto avrebbe dovuto essere controllata. L’idea di essere ipertesa non fa piacere e fa sentirsi quasi in colpa l’aver rifiutato il medicamento consigliato.

Merano non è in mezzo al deserto. È una civilissima e accogliente cittadina con tanto verde, delle ottime pasticcerie e molte farmacie. Per questa ragione, nell’arco della settimana, Livia con Claudio vanno in almeno tre farmacie diverse per far controllare la pressione. In nessuna farmacia l’operatore è soddisfatto della misurazione, perché non riesce a “comprendere” la frequenza del polso. È infatti sempre presente il bigeminismo (un’extrasistole ad ogni pulsazione) e una pressione che varia ogni volta, al punto che nell’ultima farmacia, il titolare della farmacia esegue la misurazione con tre apparecchiature diverse. Sembra che effettivamente la pressione arteriosa tenda verso l’alto, ma non c’è continuità, nel senso che si potrebbe definire una pressione “ballerina”. Intanto Claudio continua imperterrito a dare a Livia le gocce della BBColor. Quando saranno di nuovo a casa, dovrebbero aver ricevuto delle gocce omeopatiche particolari prodotte dalla Ditta Serolab della Svizzera Romanda.