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Grazie all’iniziativa di Ehipenny… questo è il mio pensiero:

 

Sono vecchio davvero… catalogato fra i vecchi… ho i miei acciacchi ma sembro normale.

DEVO STARE IN CASA PERCHÉ HO SUPERATO I 65 ANNI.

Così si vuole qui nel Canton Ticino.

Ma io avevo già deciso prima di stare in casa… avevo capito che la situazione poteva essere veramente grave. Non sapevo, e non so se quel catastrofico virus finito in mezzo agli Umani c’è finito per caso o è “sfuggito” a qualcuno… come certe belve feroci che scappano di casa a quelle persone che non hanno delle idee migliori che tenersi una belva in casa.

In ogni caso sembra proprio che quel virus coronato ci sia e faccia morire un po’ di persone.

Ma perché sto in casa?

Non per la paura di ammalarmi, ovvero proprio perché ammalarsi adesso sarebbe catastrofico non solo per me… ma anche per chi dovrebbe trovarsi a curarmi.

È un fatto, che fino a un po’ di anni fa facevo il medico, e lo feci anche in prima linea.

Se oggi devo essere curato, pretendo di essere curato nel modo migliore, nello stesso modo come io cercai di farlo… giorno e notte.

In queste condizioni sarei sicuramente curato, però, farei parte di una grande massa sofferente e, certamente curato bene… ma assieme a una massa sofferente

Quindi, meglio essere curati quando c’è una massa sofferente o in condizioni normali quando tutto funziona bene e gli operatori sanitari non sono oberati più del potabile?

Se sto a casa… e non esco davvero… e non lascio entrare nessuno in casa, è più difficile o impossibile ch’io finisca là dove finisce la massa che deve essere curata.

Se qualcuno preferisce far parte della “massa” da curare, se ne va a spasso, dà la mano a tutti, abbraccia ogni passante, beve nel bicchiere del vicino e ripulisce il naso delle caccole senza prima lavarsi le mani.

Che poi, non c’è solo il problema personale, c’è anche la possibilità dii spargere a piene mani un po’ di virus per quelli che “devono” uscire… e lo devono fare per noi.

È bello trasgredire e sentirsi furbo o furbetto… è però meglio poter evitare di essere considerato un criminale.

COLORI 7

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

DI QUESTI TEMPI DI CRISI GLI ANIMI VIAGGIANO A DEI LIVELLI PIUTTOSTO INCLINI ALLA TRISTEZZA E ALLA DEPRESSIONE. NON SI SA COSA SUCCEDERÀ E COSA CI COMBINERÀ QUESTO TERRIBILE CORONAVIRUS. È PICCOLO PICCOLO MA… POTENTISSIMO. IL GENERE UMANO, PIUTTOSTO GUASTO, NON AVEVA ANCORA CAPITO CHE POSSEDEVA UN TALLONE COME QUELLO DI ACHILLE. QUELLI CHE DETENEVANO LA RICCHEZZA DEL MONDO POTREBBERO IMPOVERIRSI O DIVENTARE ANCORA PIÙ RICCHI.

NON POSSIAMO SAPERLO. 

QUINDI?

DILETTIAMO LO SPIRITO CON UN PO’ DI COLORI… COSÌ IMPORTANTI.

 

 

COLORI 7

 

Non esiste solo il cioccolato di Amsterdam… no no ; c’è anche quello svizzero. Ecco una bellissima e gustosissima montagna di cioccolato… a Lugano.

Una montagna di cioccolato.

Forse i colori non sono esilaranti, ma, é possibile intuire all’interno di tutti quei pacchetti l’esistenza di una delle prelibatezze preferite dal Genere Umano… almeno quello che si considera civilizzato.

La cioccolata, ovvero il cacao è originario del Continente americano, e, come tale sconosciuto prima che il mio concittadino Cristoforo Colombo partisse in crociera alla ricerca delle Indie.

Tutti conosciamo alcune proprietà positive o quasi terapeutiche del cioccolato, ma conosciamo anche la « foga » con la quale molte persone riescono a far sparire una tavoletta di quel « coso » chiamato cioccolato.

Analogamente, per associazione di idee, non possiamo non pensare al tabacco. Gli americani, che non si chiamavano ancora americani perché Amerigo Vespucci non era ancora andato a « trovarli », usavano il tabacco come pianta medicamentosa. Noi civilizzati siamo riusciti a far diventare il tabacco uno strumento di morte.

Proprio così !

Chi è riuscito a far diventare il tabacco uno strumento di morte che obbligatoriamente deve star scritto su ogni pacchetto di sigarette?

Si potrebbe rispondere con solo due parole : « L’avidità e il cinismo ».

Torniamo alla montagna di cioccolato e vediamola dall’altra parte.

La montagna vista dall’altra parte.

Cambia qualche colore ma rimane il piacere dell’occhio che sa trasmettere quel non so che chiamato acquolina.

Sono a Lugano… più volte ho parlato di Lugano. Tutti, o quasi tutti sanno dov’è Lugano e sanno pure che è in Svizzera… proprio quasi sulla punta estrema sud della Confederazione. Lugano è nel Canton Ticino, e nel Canton Ticino si parla italiano. In Svizzera si parla anche tedesco, francese e romancio.

L’interessante della parlata del Canton Ticino è il dialetto che, stando a quello che ho acquisito, sarebbe un lombardo molto più puro del dialetto che si parla in Lombardia. Non so se è vero, ma lo trovo interessante.

Comunque sia, siamo veramente in Svizzera, anche se la Svizzera di Zurigo o di Losanna sono molto diverse.

Il cioccolato è svizzero e abbastanza famoso, anche se il Signor Cailler, quello della « montagna di cioccolato » andò ad imparare i rudimenti del mestiere a… Torino. Chi l’avrebbe mai detto ?

Rimaniamo nel dolce ; facciamo pochi metri e ci imbattiamo in un’altra colorata leccornia.

I Macarons a Lugano

Che belli che sono !

Li ho fotografati perché i colori mi hanno attirato ; non sapevo però che l’origine di questi dolci fosse proprio l’Italia…

È proprio così !

Pare che nel lontano 1533 Caterina de’ Medici, quando andò sposa del futuro re di Francia Enrico II di Valois, portò con sé la ricetta dei “macarons”.

 

È risaputo che l’Italia è la patria di molte specialità gastronomiche di qualunque tipo. Ogni regione ha le sue specialità; forse come conseguenza del fatto che un po’ di anni fa, non moltissimi, l’Italia era veramente divisa in tanti stati.

Oggi le divisioni sono relative ma, dal punto di vista culinario l’Italia è un vero e proprio caleidoscopio… tanto per i primi, i secondi e… per tutto ciò che è dolce.

Dalla Sicilia all’Alto Adige (Südtirol) non si finisce più di scoprire piatti meravigliosi con ingredienti capaci di stuzzicare anche i palati più difficili.

Questo è quanto può offrirci la Sicilia di Cefalù.

Colori a Cefalù 1.

 

Colori a Cefalù 2.

Ma questo è quello che può offrirci una semplice pasticceria di Genova :

Quanti colori… o no ?… l’imbarazzo della scelta ?

Apprezzo il dolce… senza esagerare però… però.

Ecco questo però. Sì, però c’è sempre chi ha qualcosa da dire.

È proprio così.

Però il dolce fa male ; nel senso che lo zucchero fa male… fa male ai denti ; fa male all’organismo perché considerato un veleno ; fa male a chi soffre di diabete ; insomma fa male al corpo, ma, dico io che, qualche volta, fa bene allo spirito… alla mente… anche all’anima.

Oggi però… sempre però… hanno inventato i dolcificanti e i prodotti « Light »… sui quali si buttano a pesce quelle persone che non vogliono far male al corpo ma vogliono far bene all’anima.

Però… sempre però… sbagliano.

« Ma come » direte voi « perché sbagliano ? »

« Perché » direi io « il dolcificante è una truffa bell’e buona… è un veleno ».

 

Una signora sulla cinquantina va a prendere un caffè. Anziché mettere uno zucchero, usa un dolcificante. Il « dolce » viene registrato dalle papille gustative che trasmettono al cervello la presenza di sostanze dolci in arrivo ; puntualmente il cervello comunica al pancreas la necessità di coinvolgere le « isole del Langerhans » affinché si mettano a lavorare e producano insulina. Le maestranze del pancreas non se lo fanno dire due volte e iniziano subito la produzione di insulina affinché la sostanza in arrivo possa essere metabolizzata. Ma la sostanza zuccherina non arriva… perché non c’è. Il pancreas pensa di esser stato truffato e chiede spiegazioni al cervello che, a sua volta, si rivolge al surrene… nella speranza di sapere cosa si deve fare. L’organismo è stressato.

Intanto la nostra signora, con tutta quell’insulina in circolo, esce dal bar con tanto desiderio di « materia dolce » e, passando davanti a una pasticceria addocchia in vetrina una bella fetta di torta che… deve assolutamente far sua… perché non ne può più dalla voglia di dolce da metabolizzare. Si compra e mangia la torta pensando : «Intanto il caffè l’ho bevuto senza zucchero ».

Se si tratta di un caso isolato, l’organismo riesce a reagire nel modo migliore, ma se ci sarà insistenza, cioè molto frequentemente o addirittura ogni giorno si farà uso di prodotti light (che contengono sicuramente aspartame o similari) per le maestranze delle isole del Langerhans sarà uno stress continuo perché si sentiranno reiteratamente truffate. Sappiamo tutti come può comportasi una manovalanza bidonata nei propri diritti… sì, perché è questo un diritto di « comunicazione ».

« Che fa ? » ci si chiede.

« Sciopera o lavora svogliatamente ».

E se scioperano certi indispensabili operai si dovrà cominciare a parlare di diabete.

 

Rimanendo a livello gastronomico non possiamo dimenticare il fatto che anche quei pezzetti colorati chiamati francobolli si sono occupati più volte di gastronomia.

Francobollo del 2009 – Il francobollo parla chiaro. Colori forti.

Non solo i francobolli italiani « parlano » di prodotti mangerecci o di ciò che si può preparare. Questo è quanto ha voluto fornirci la Svezia e la Svizzera :

Francobollo svedese del 2017 – La torta di mele. Colori delicati.

 

Francobollo svizzero del 2012 – Il budino di cioccolato con panna. Colori « svizzeri ».

A superare tutti gli altri è però questo francobollo svizzero del 2001… un pezzetto di cioccolato per affrancare una lettera.

Cioccolato svizzero

A completare l’interesse di questo francobollo regolarmente viaggiato da Bellinzona alla Svizzera tedesca, è il timbro cosiddetto di pubblicità che suona così :

Veleno casalingo sotto chiave – inaccessibile al bimbo.

Succede infatti molto spesso che gli adulti che maneggiano materiale pericoloso e velenoso, non si rendono conto che, se ci sono dei bimbi, certo materiale non deve essere lasciato in giro… dovrebbe essere lasciato in ambiente protetto non raggiungibile da bambini. Questo timbro fu stampato più volte anche in tedesco e in francese.

 

Peccato che le poste hanno smesso di utilizzare questi e altri bellissimi e utilissimi timbri di pubblicità… anche locale.

Bisogna dirlo… le Amministrazioni Postali, e non solo quelle d’Italia e di Svizzera, si sono dimenticate che dovrebbero essere un Servizio Pubblico ; purtroppo rincorrono a perdifiato un profitto.

È così che « gira » il mondo oggi… profitto e crescita a tutti i costi.

Proprio di questi tempi è arrivato l’agguato di un cosiddetto « Coronavirsus » che, volente o nolente sta, in un certo senso, obbligando il Genere Umano a ridimensionarsi. Difficilmente lo comprenderà. Aspetta solo che passi per riprendere in mano le « armi affilate » del profitto, della crescita e dell’assurdo metro chiamato PIL.

 

Certo che, se desideriamo dare beneficio al nostro corpo e alla nostra mente, specialmente se ci troviamo ad essere in due e fra i due c’è un bel passaggio di energie positive che potrebbero rasentare l’amore, l’ideale è un ritrovarsi a dividere un pasto.

A lume di candela ? Perché no :

Candele… di tutti i colori… al mercatino natalizio… alla stazione di Zurigo.

La candela è un oggetto che si può trovare « ad ogni pié sospinto », cioè quasi dappertutto… di ogni forma e colore, ma raramente così superbamente allineata un colore dopo l’altro in modo così armonioso.

Un tempo la candela era fatta con la cera d’api ; oggi molto meno.

Esistono candele di tutti i tipi ; quelle per i compleanni, quelle per i cimiteri, quelle « per grazia ricevuta, quelle per le emergenze… quando manca la luce, quelle per le serate con amici sui terrazzi estivi e… per molti altri usi.

Poi ci sono le candele più o meno artistiche di varie forme che sembrano piccole sculture.

Ne ho un certo numero… una parte l’ho regalata ai mei nipoti.

Quando facevo il medico, una parte dei miei pazienti che aveva acquisito il particolare che apprezzavo le candele, mi arrivava nello studio col pacchetto particolare contenente una scultura di cera. L’apprezzamento verso quelle persone, non era tanto per il fatto che mi regalava una candela, quanto per il gesto e il pensiero che denotavano riconoscimento per quello che facevo.

La riconoscenza, quasi sconosciuta… fa piacere all’anima.

 

Torniamo alla cenetta a lume di candela. Ci sono delle volte in cui l’intimità cresce con la presenza di fragranze.

Le possiamo trovare a Zurigo… di tutti i colori.

Fragranze per il corpo e lo spirito… a Zurigo… alla Coop City.

Queste fragranze sono sempre più di moda specialmente negli studi dei naturopati assieme a musiche di sottofondo particolarmente rilassanti o angoscianti.

Apprezzo certe fragranze e certe musiche di sottofondo, però, alle volte sono troppo invadenti… nel senso che, spesso e volentieri fanno piacere gli odori naturali ed il silenzio. Che poi, si auspicherebbe il silenzio anche quando s’arriva nei supermercati o in certi negozi superspecializzati che invadono i nostri padiglioni auricolari con musiche a tutto volume.

Chissà perché dalle fragranze colorate sono arrivato ai rumori molesti. Forse perché mi capita troppo spesso di trovarmi in situazioni nelle quali si gradirebbe con grande gioia il « rumore » del silenzio… poter ascoltare il silenzio… nello stesso modo come se ci si trova affettuosamente alla fine di una cenetta è bello potersi guardare negli occhi e nel silenzio più assoluto essere nelle condizioni di pensare che quello che è stato gustato « insieme » ha accresciuto l’affetto e preparato, sempre in silenzio… in quel silenzio considerato « d’oro »… il desiderio di un buon caffè.

A me piace fatto con la moka, ad altri piace il Nespresso… che ha tanti gusti e… tanti colori.

Tanti NESPRESSO a Lugano.

La cenetta è finita.

Chissà se i nostri commensali convoleranno a giuste nozze o se l’hanno già fatto qualche anno fa.

Se sanno già cosa vuol dire avere dei figli, mandarli a scuola e provvedere… a tutto…a molto… a quanto poteva essere impensabile un po’ di anni fa.

È quello che vedremo.

HO LETTO…

Ho letto questo :

 

https://dolcezzasicula.wordpress.com/2020/03/15/coronavirus-lorenzo-e-infermiere-ora-ci-chiamano-eroi-ma-prima-la-politica-dovera/

 

e ho lasciato questo commento :

 

Lorenzo ha ragione.

Quando lavoravo in « quell’ospedale » come unico anestesista, anch’io ero un eroe… ma non me lo disse nessuno.

Buona serata.

Quarc

 

Questo accadeva negli anni 70. Come unico anestesista ero reperibile, 31 giorni al mese, giorno e notte, 24 ore su 24, Il lavoro era molto… giorno e notte.

 

Non scrivo questo per sentirmi dire bravo, ma per dire agli italiani che è almeno dagli anni 70 che la politica pretende di curare gli italiani… trovo inammissibile che si permettessero certe situazioni… eppure c’erano.

 

C’erano anche altre manchevolezze pericolose che cercai inutilmente di sistemare coi politici della regione… ma inutilmente. Erano politici… o politicanti.

 

Questo mio è un grido di dolore che mi porto dietro… e che oggi, solo oggi gli italiani comprenderebbero.

 

Lasciai l’Italia all’inizio degli anni 80.

Ho grande la nostalgia della mia Liguria e enorme il rammarico di dover considerare come i politici siano riusciti a distruggere la sanità di certe zone della Liguria.

Non posso considerarli criminali, anche se sarebbe troppo poco ; oggi posso solo sperare che, visti i risultati che sono riusciti a produrre, si ravvedano, abbandonino un pochino l’amore per la poltrona e tengano presente che se furono eletti, fu per lavorare in silenzio per il benessere della popolazione… non solo in Liguria, ma in tutta l’Italia.

Scrive EHIPENNY: “Ma a Milano ci si affolla ai Navigli per un aperitivo, ci si schiaccia nei tavolini, ci si spintona per strada”… e porta questa fotografia che sarebbe stata scattata ieri 7 marzo 2020:

Da EHIPENNY

Stento a credere che sia vero. Ma, se veramente così è, non posso credere che il Governo abbia potuto inculcare il panico nella mente della popolazione… o la popolazione è completamente sorda… o… o…

Non voglio offendere nessuno e non voglio scagliare la prima pietra, però sono e rimango piuttosto “paralizzato”… almeno mentalmente.

 

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

Correva l’anno 2011 quando scrivevo :

 

https://quarchedundepegi.wordpress.com/2011/08/02/appendice-n°-5-a-“diavolo-disoccupato”/

 

E oggi ?

 

Oggi è sempre peggio… e per giunta, non solo s’ammazzano, ma s’ammassano alla frontiera UE come se la salvezza dovesse arrivare dall’Europa.

 

Ma quale Europa ?

 

Non certo quella di Putin.

 

La nostra ?… quella di Bruxelles ?

 

Effettivamente, da quando l’Europa ha cominciato a far finta di unirsi, non ci sono più state guerre… almeno entro i confini UE. Entro i confini europei sì… dapprima nell’ex Jugoslavia, poi c’è stata l’arroganza della Russia che s’è imposessata della Crimea… quasi come quando Hitler si prese il territorio dei Sudeti… qualcuno ha alzato un pochino la voce, ma poi… più nulla.

 

E adesso ?

 

Adesso a dettar legge deve essere proprio lui ?… lo Zar di Russia ?

 

Intanto sono in tanti… tantissimi… troppi quelli che soffrono.

 

Ma ci vogliamo rendere conto che è un’indecenza dover considerare quanto il Genere Umano sia guasto ? Ora è importante potersi proteggere da un piccolo virus e doversi rendere conto che il PIL scenderà… perbacco se scenderà… niente più « crescita ».

 

Già la crescita.

 

Quant’è importante la crescita !

 

Ma insomma !

 

Intanto dall’altra parte del globo si grida e si urla e si osanna a chi potrà contrastare Trump nelle prossime future elezioni presidenziali.

 

La gente che muore e soffre a causa di una stupida guerra intestina… ma chi se ne frega… il PIL è molto più importante. Morto più, morto meno… intanto dovremo morire tutti… o no ?

 

Ma non vi viene un pochino nausea ?

 

A me è venuto il groppo in gola e il magone vedendo quella folla ammassata al confine UE… perché non potrà essere l’UE a risolvere il problema.

Da Web « Repubblica »

 

Possibile che debba continuare ad essere così ?

Da un po’ di tempo… ora abbastanza tanto, si parla di riscaldamento globale e di cataclismi più o meno metereologici causati appunto da eccesso di CO2 e appunto riscaldamento globale. Si consigliano i mezzi pubblici e si considera più utile andare in treno piuttosto che in aereo… quand’è possibile.

Ed ecco la notizia :

Da GenovaQuotidiana

Il Presidente della Regione che scalpita perché in questo modo l’economia della Regione andrebbe a rotoli.

Ma per andare da Genova a Roma, non sarebbe meglio andare in treno ?… e se il treno veloce ancora non c’è, non sarebbe il caso di scalpitare alla grande perché si decidano a fare qualcosa di buono dal punto di vista ferroviario anche per Genova e la Liguria ?

Il terzo valico ?

Quando potremo andare un po’ alla svelta da Milano a Genova… e viceversa ?… e da Genova a Ventimiglia ?

Il Coronavirus ha dimostrato che l’inquinamento può diminuire. Si guardi queste cartine :

Da La Stampa : Inquinamento prima e dopo.

E allora… vogliamo deciderci a far funzionare i treni come si deve ?… anziché andare in aereo da qui a lì ?

COLORI 6

 

LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO È VIETATA

 

 

È COME SE NON CI FOSSI… PERÒ ANCORA ESISTO… E MI PIACE FAR CAPOLINO.

UN GRANDE SALUTO A VOI MIEI LETTORI TUTTI

 

COLORI 6

Ho menzionato chi lavora in ufficio…

Naturalmente, se le pareti degli uffici sono di colore sobrio il lavoro è sicuramente meno stressante. Io non ho mai lavorato in ufficio e credo che non mi sarebbe riuscito di sopravvivere in uno di quegli uffici aperti dove si sta in tanti, un tempo col ticchettio di tante macchine da scrivere, ora con ognuno il suo computer con lo schermo da scrutare continuativamente.

Sì, qualche volta in un piccolo ufficio ho dovuto leggere o scrivere. Il mio ufficio era in corsia, o, ancor meglio in Sala Operatoria… giorno e notte.

 

Anche se gli odierni Computer hanno un’enorme « memoria », è sempre necessario un po’ di cartaceo… per chi può raccoglierlo. Oggi, negli uffici e negli scantinati degli uffici ci sono i « classificatori ». Possono essere colorati… e di vari colori.

Lugano. Classificatori o Raccoglitori… di tutti i colori.

Desta interesse il fatto che, di questi tempi, pare che gli impiegati di uno stesso ufficio, non si parlino guardandosi negli occhi, ma comunichino via e-Mail.

Questo fatto mi fa venire i brividi. Perché spersonalizzarsi in questo modo? Perché dare spazio solo, o quasi, alle macchine? Si usavano le penne, addirittura le penne stilografiche. L’hanno ricordato con un bel francobollo quelli di POSTE ITALIANE.

Francobollo del 2019 – Cento anni della penna AURORA.

Sarei sicuro che per molti giovani è quasi turco parlare di penna stilografica e di pennini… anche perché la penna biro è molto più comoda e non sporca quasi niente.

Credo che la penna stilografica col pennino sia ancora utilizzata quando si devono firmare degli atti notarili; la biro non va bene.

Ci sono poi i cultori della penna stilografica e dei pennini.

Ricordo che quando andavo a scuola, era sempre interessante quando si doveva andare a comprare i pennini… ce n’erano di tutti i tipi.

Quasi mi commuovo, potrebbe essere un modo di dire, quando ricordo che, sceso dal tram, prima di andare a scuola dai Gesuiti dell’Arecco, andavamo nella cartoleria in cima a Via Assarotti a comprare i pennini… sì perché erano ancora i tempi in cui per scrivere erano necessari: “CARTA, PENNA E CALAMAIO”.

Dicevo che “quasi mi commuovo” perché mi viene anche da ridere pensando che in quella cartoleria vendevano anche delle mini pistole e dei fucilini in miniatura che sparavano chicchi di riso… uno alla volta.

Si pensi come poteva essere nel silenzio dell’aula scolastica, sì perché ogni tanto si poteva tagliare il silenzio col coltello, il tic del chicco di riso che picchiava contro la grande carta geografica appesa alla parete.

Se vogliamo una penna o un evidenziatore, possiamo andare a Genova…

QUANTE BELLE PENNE A GENOVA IN VIA VENTI SETTEMBRE

Tornando all’impiegato che usa il computer e il monitor, è risaputo che ogni tanto andrà in ferie… che dovrebbero essere non solo un diritto, ma anche un dovere.

Un tempo si compravano le valigie, oggi rotola tutto… e allora si usano i trolley.

QUANTI BEI TROLLEY TUTTI COLORATI… A LUGANO

Benissimo… andiamo in viaggio? Sono ferie estive?

Sì. Allora ci vuole un bel cappello bianco per riparare la testa dai raggi solari.

Lo posso trovare in qualunque località quando c’è il mercato settimanale, oppure qui.

QUANTI BEI CAPPELLI!… A LUGANO.

Sì, qui a Lugano, dato che abito qui. Ma se si va da qualche parte in vacanza, a meno che non si vada dove fa veramente molto caldo, sarà sempre utile e necessario avere anche indumenti per potersi riparare da freschini serali.

E poi, non bisogna dimenticare che, c’è chi va in vacanza dove l’”aria condizionata” la fa da padrona… per esempio in crociera.

Oggi le Crociere sono di moda. Molte navi di varia stazza solcano le acque del Mar Mediterraneo, degli Oceani e dei mari veramente freddi del nord.

È bello affidarsi a certi alberghi galleggianti e farsi trasportare in giro per il mondo; quello però che non mi piace è quando la nave è troppo grande, e poi, l’aria condizionata… dappertutto c’è l’aria condizionata e… abbastanza fredda. Se potessero, piazzerebbero l’aria condizionata anche all’esterno. Ho fatto molte crociere e, salvo rari casi, mi son trovato sempre abbastanza bene… però ci vuole sempre un pulloverino… proprio per poter arrivare a combattere quel terribile condizionamento dell’aria. Non è però così grave come la mania, tutta americana, di mettere il ghiaccio dappertutto… proprio dappertutto… per fortuna lo si può rifiutare.

PULLOVERINI LEGGERI… a LUGANO

C’è chi non condivide il piacere della crociera… e non è necessario. Si può andare dappertutto… anche in Italia. Sì, proprio in Italia ci sono moltissimi posti uno più bello dell’altro… per non parlar dei “Borghi” recentemente messi positivamente in risalto dalla televisione di stato.

Lo Stato, il nostro Stato, tramite le Poste Italiane, ha cercato di mettere a fuoco o di propagandare molte località italiane; e bisogna proprio dire che ce ne sono di meravigliose.

Francobollo italiano del 1976

Questo castello, e questa località si trovano in Valle d’Aosta. Le Poste Italiana, a partire dal 1974 hanno emesso regolarmente francobolli cosiddetti turistici. È un peccato che, se si va a cercarli negli uffici postali, raramente è possibile trovarli. Vengono venduti, se ci sono, solo negli uffici capoluogo di provincia e in qualche altro ufficio importante. Purtroppo credo non sia un vizio solo italiano. Ora, la cosa più importante è poter arrivare a produrre un profitto.

Recentissimamente mi trovai appena al di là dal confine svizzero… in Germania… per la precisione a Costanza.

Quella città che dà il nome ad un lago abbastanza esteso che bagna ben tre nazioni, fu sede dell’omonimo Concilio. C’erano tre papi… e volevano sapere se ce n’era uno giusto o se quello giusto doveva ancora essere eletto.

Oggi di papa ne abbiamo uno solo; ce n’è però uno che non se la sentiva di continuare a portare la responsabilità della Chiesa e si dimise.

Dovrebbe esserci come se non ci fosse; eppure, recentemente pare che abbia dovuto dire la sua quando sarebbe stato meglio che fosse stato zitto… dato che si dimise.

A Costanza la giornata era piacevolmente appena appena fresca… c’era il sole e molti teutonici, e forse anche svizzeri espatriati per fare la spesa, tranquillamente seduti ai tavolini all’aperto a gustarsi piccoli spuntini o generose tazze di caffè. Io trovai un buon caffè espresso.

Gironzolando per la città ho trovato delle scarpe… più “scarponi” che scarpe… per chi vuol camminare… magari facendosi aiutare con due bastoni… tanto di moda.

Scarponi di vari colori a Costanza

Costanza, oltre a dare il nome al Concilio del 1414-1418 voluto da Re Sigismondo dà il nome al lago detto anche Bodanico.

È un peccato dover pensare a questo Concilio che vide, fra l’altro, l’esecuzione sul rogo di Jan Hus… che predicava la “trasparenza” e condannava la corruzione della chiesa cattolica. Dispiace dover pensare che già esisteva la corruzione… con la gioiosa consapevolezza che ora, almeno in Vaticano, non esiste più!

A Costanza può fare bel caldo d’Estate, ma frescolino nelle mezze stagioni salvo le giornate assolate nelle quali si può stare bene all’aperto o passeggiare vicino al lago o andare al porto. Ci sono i vaporetti… e ce ne sono di tre Nazioni. Da bambino fui più volte sul Lago di Costanza; mi piacevano molto quelle piccole navi ed era molto bello fare la giterella domenicale.

Konstanz – Nel porto.- Un battello lascia il porto – Un battello austriaco e sullo sfondo la statua IMPERIA.

Belli i colori blu, bianco e rosso con sullo sfondo il verde degli alberi. Dietro al battello è visibile la statua IMPERIA, all’imboccatura del porto. Tiene in alto i personaggi nudi più importanti del Concilio di Costanza: Sigismondo e il Papa Martino V.

LA STATUA IMPERIA (da Wikipedia)

Come è possibile raggiungere Costanza? In treno?

La città di Costanza confina con la cittadina svizzera di Kreuzlingen che viene raggiunta direttamente da Zurigo e da San Gallo

Dalla Svizzera, il treno svizzero arriva nella stazione di Costanza senza alcuna difficoltà diplomatica. È un treno moderno denominato THURBO… Mi ha permesso di raggiungere Costanza da San Gallo… dove ho potuto fotografarlo.

Il treno Thurbo nella stazione di San Gallo (Svizzera)

L’interno allegramente colorato del THURBO

Il lago di Costanza è molto bello, ma, in definitiva io preferisco la mia Riviera… quella ligure di Ponente. Clima meravigliosamente mite e tanto bel mare… e la possibilità di mangiar bene… e genuino.

Anche questi sono colori.

Quando ho iniziato con gli articoli COLORI, ho voluto prendere in considerazione quasi esclusivamente colori artificiali captati qua e là. Sono questi gli unici colori della natura che utilizzo nei miei articoli… perché sono diventati un po’ artificiali. Non sono più collegati al terreno e messi in bella mostra dall’uomo… in questo caso dall’uomo della Riviera dei Fiori nel mercato cittadino.

Trovo questo abbinamento bellissimo che s’impone d’autorità all’occhio che vuol godere.

C’è anche l’occhio che gradisce il panorama dall’alto di un aereo o i colori di una città… da dentro la città. Una città colorata è sicuramente Amsterdam… e ad Amsterdam ci vanno molti in aereo… e se vanno in aereo atterrano a SCHIPHOL e camminando negli ambienti aeroportuali possono aver fame di cioccolato… pare e sembra di tutti i colori.

Montagna di cioccolata a Schiphol (Amsterdam).

Certo che non ci si può nutrire solo di cioccolato. Però i dolci attirano mica male se sono colorati nel modo giusto.

È quello che vedremo.